F1, aston martin: newey ammette le difficoltà honda e la delusione per i progressi
La collaborazione tra Aston Martin e Honda sta attraversando una fase più complessa del previsto. A poche gare dalla conclusione della stagione, Adrian Newey ha riconosciuto il ritardo della power unit giapponese rispetto alle aspettative iniziali, indicando nel lavoro congiunto tra motore e monoposto la chiave per recuperare competitività in vista del 2027.
Honda e Aston Martin, un avvio più difficile del previsto
Secondo Newey, Honda si trova oggi in una posizione meno avanzata rispetto a quella raggiunta nel 2019, quando iniziò la collaborazione ufficiale con Red Bull. Il confronto deve essere interpretato considerando i diversi punti di partenza: in quell’occasione il costruttore giapponese aveva già alle spalle quattro stagioni dal ritorno in Formula 1, mentre l’attuale partnership coincide con l’avvio di un nuovo ciclo tecnico.
Il progettista britannico ha ammesso che anche Honda è rimasta delusa dai progressi ottenuti durante la stagione. La velocità con cui il divario è stato ridotto non ha rispettato le previsioni, anche se le difficoltà hanno rafforzato la determinazione dell’azienda a migliorare. Il motorista dispone ora di personale qualificato e di processi di lavoro strutturati, elementi ritenuti essenziali per costruire risultati più solidi nel tempo.
Power unit Honda, il divario evidenziato dall’ADUO
Newey non ha fornito dettagli tecnici specifici, spiegando che è necessario proteggere le informazioni riservate di Honda e Aston Martin. Ha comunque indicato nei valori dell’ADUO una conferma del deficit attuale della power unit giapponese. Questo parametro misura la potenza, ma non rappresenta da solo l’intera prestazione del motore una volta integrato nel telaio.
Alla richiesta di distinguere il peso delle carenze della monoposto da quello del propulsore, Newey non ha assegnato percentuali precise. Un’analisi dei dati GPS potrebbe offrire indicazioni più attendibili sulla distribuzione del ritardo tra vettura e motore.
Aston Martin e Honda, l’importanza del pacchetto complessivo
La competitività non dipende esclusivamente dalla potenza massima rilevata all’albero motore. Newey ha condiviso l’approccio secondo cui il parametro decisivo resta il tempo sul giro, ottenuto attraverso l’efficienza dell’intero pacchetto tecnico.
Il lavoro tra Aston Martin e Honda è quindi orientato alla ricerca della combinazione più efficace tra telaio, power unit e integrazione aerodinamica. L’obiettivo è sviluppare una monoposto capace di sfruttare pienamente le caratteristiche del motore, senza valutare il propulsore come un elemento isolato.
Il coordinamento tra Aston Martin e Honda
Dopo il difficile fine settimana di Singapore, Lawrence Stroll ha incontrato in Giappone i vertici Honda. Newey ha precisato che la riunione era stata programmata da tempo e rientrava nei consueti incontri tra le due aziende, organizzati ogni due o tre mesi. Gli altri membri del gruppo, incluso Newey, hanno partecipato da remoto.
Il futuro della power unit Honda nel 2027
L’attenzione è concentrata sui progetti destinati alla prossima stagione. Honda sta sviluppando diverse soluzioni, alcune ancora nelle fasi iniziali, dalle quali Aston Martin intravede prospettive incoraggianti. Resta prematuro stabilire quale sarà il livello della power unit all’inizio del 2027 o se il regolamento permetterà ulteriori interventi durante il campionato.
La collaborazione non ha ancora raggiunto gli obiettivi prefissati, ma Aston Martin continua a sostenerla con convinzione. Il recupero richiederà tempo e dipenderà da un progresso parallelo del motore e del telaio.
Le personalità coinvolte nella collaborazione
Le valutazioni sul progetto tecnico sono state espresse dai principali rappresentanti coinvolti nel rapporto tra Aston Martin e Honda:
- Adrian Newey, progettista e figura tecnica di Aston Martin;
- Lawrence Stroll, rappresentante della proprietà Aston Martin;
- Honda, costruttore e fornitore della power unit.
