Perché non monitorare la temperatura dei piloti per studiare i GP caldi? La proposta di Ceccarelli

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Perché non monitorare la temperatura dei piloti per studiare i GP caldi? La proposta di Ceccarelli

Il caldo estremo rappresenta una delle condizioni più impegnative per i piloti di Formula 1. Umidità elevata, abitacoli sempre più chiusi e temperature interne molto alte possono compromettere la capacità di guidare e trasformare una difficoltà fisica in un serio problema di sicurezza. Il dibattito sui sistemi di raffreddamento riguarda quindi il confine tra prestazione, comfort e tutela della salute.

Formula 1 e caldo estremo: il rischio per i piloti

I Gran Premi di Sepang e Singapore hanno evidenziato quanto le condizioni ambientali possano rendere difficile la dispersione del calore corporeo. A Marina Bay, Lewis Hamilton ha accusato un malore al termine della gara, nonostante la preparazione atletica di alto livello. In situazioni simili, l’umidità ostacola la traspirazione e aumenta lo stress fisico durante la guida.

Riccardo Ceccarelli, medico sportivo e mental coach di Formula Medicine, ha spiegato che il tema non è nuovo. La discussione accompagna la Formula 1 da decenni e si concentra su due aspetti principali: comfort e sicurezza. Un pilota può essere disposto a sopportare condizioni molto scomode se ritiene che questo possa offrirgli un vantaggio in pista.

Gilet refrigeranti e scelte tecniche in gara

I moderni gilet refrigeranti sono progettati per mantenere più stabile la temperatura corporea attraverso un sistema composto da pompa, tubazioni e dispositivo di raffreddamento. Charles Leclerc ha utilizzato questo sistema, segnalando però una circostanza in cui il sottotuta refrigerato non aveva funzionato, lasciandolo in un abitacolo estremamente caldo.

Secondo Ceccarelli, lasciare la scelta al pilota o alla squadra può portare a privilegiare la prestazione. Se il peso destinato al raffreddamento può essere collocato altrove per ottenere un vantaggio tecnico, il team potrebbe preferire la zavorra al sistema destinato a proteggere il pilota. La stessa logica ha condizionato in passato la gestione dell’acqua a bordo.

Il precedente dell’acqua a bordo

Durante il periodo in cui la Grand Prix Drivers’ Association era particolarmente attiva, era stata avanzata la richiesta di avere almeno due litri di acqua fresca in macchina per limitare il rischio di disidratazione. Gli ingegneri, preoccupati dall’aumento di peso, arrivavano invece a concedere circa mezzo litro. Il liquido, inoltre, diventava rapidamente caldo e perdeva gran parte della sua utilità.

La scelta facoltativa poteva quindi spingere i piloti a rinunciare a una protezione fisica per non concedere un vantaggio agli avversari. Il risultato era un possibile peggioramento delle condizioni di guida, compensato dalla preparazione atletica e dalla diversa capacità di ciascun concorrente di sopportare il calore.

Sicurezza obbligatoria e ruolo della FIA

Il comfort può essere considerato secondario quando non incide sulla sicurezza. La situazione cambia quando il surriscaldamento rischia di ridurre l’efficienza fisica e mentale del pilota. La soglia tra disagio e pericolo deve quindi essere stabilita dall’autorità sportiva, senza affidare una decisione così delicata esclusivamente agli interessi della squadra.

La FIA ha introdotto il protocollo Heat Hazard a Sepang e Singapore quando l’indice di calore ha superato i 31 gradi. Le squadre devono predisporre il Driver Cooling System per raffreddare lo speciale gilet ignifugo. Chi sceglie di non indossarlo deve aggiungere 0,5 chilogrammi di zavorra, così da compensare la differenza di peso.

Per Ceccarelli, una soluzione legata alla sicurezza non dovrebbe essere facoltativa. Se esistono strumenti affidabili per controllare il riscaldamento corporeo, questi dovrebbero essere obbligatori e uguali per tutti.

Abitacoli moderni e temperature sempre più elevate

Le monoposto attuali presentano condizioni diverse rispetto al passato. I piloti sono più immersi nel cockpit, risultano circondati da numerose strutture di sicurezza e dispongono di meno aerazione. Intorno alla scocca sono inoltre distribuite circa quindici centraline elettroniche, capaci di generare calore e contribuire al riscaldamento del telaio.

Durante le gare più calde, la temperatura interna può raggiungere 60 gradi. Per questo motivo diventa importante evitare che il pilota sia sottoposto a un livello di calore tale da compromettere il controllo della vettura. Se l’aerazione non è sufficiente, l’ipotesi di adottare un sistema di aria condizionata può diventare una misura di sicurezza.

Gli interventi che hanno migliorato la protezione

Nel corso degli anni la FIA ha introdotto soluzioni inizialmente poco apprezzate dai piloti, tra cui HANS, Halo e headrest. Con il tempo, questi dispositivi hanno dimostrato il loro valore nella protezione dagli incidenti più gravi. Anche i poggiatesta delle prime generazioni erano molto diversi dagli elementi attuali e offrivano una protezione limitata.

Un esempio riguarda una monoposto che, dopo un impatto contro un muro in retromarcia, aveva lasciato il pilota temporaneamente privo della vista. La richiesta di creare una nicchia per sostenere il casco era stata respinta perché avrebbe sottratto spazio al serbatoio e ridotto la quantità di carburante trasportabile. La priorità era quindi la prestazione, fino a quando un obbligo regolamentare non ha imposto una soluzione più sicura.

Misurare la temperatura corporea durante la gara

Il calo di efficienza del corpo umano causato dalle alte temperature può essere valutato attraverso strumenti semplici. Una possibilità consiste nell’inserire un sensore nell’auricolare della radio, così da rilevare la temperatura corporea del pilota mentre è in macchina.

Un episodio avvenuto nel campionato GT ha mostrato quanto il surriscaldamento possa diventare grave. Un pilota rientrò ai box prima della fine del proprio stint, aprì la portiera e crollò a terra. La misurazione effettuata con un termometro auricolare indicò 40,8 gradi. Il concorrente riferì inoltre di aver perso la vista e di non ricordare gli eventi immediatamente successivi al rientro.

Si trattava di una situazione estrema, forse aggravata dalla componente emotiva di un debuttante, ma episodi di questo tipo non sono considerati isolati. Le misure adottate finora rappresentano un primo intervento, mentre la protezione dal calore potrebbe richiedere in futuro provvedimenti più rigidi.

Personalità citate nel dibattito sulla sicurezza

Il confronto sulla gestione del calore e sull’evoluzione della sicurezza coinvolge piloti, professionisti della medicina sportiva e figure legate alla storia della Formula 1.

  • Riccardo Ceccarelli
  • Lewis Hamilton
  • Charles Leclerc
  • George Russell
  • Michael Schumacher
  • Max Verstappen
  • Roland Ratzenberger
  • Ayrton Senna
Lewis Hamilton, Ferrari
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