Motogp, taramasso: a motegi la carcassa rinforzata lavorava a 20 gradi in meno a parità di mescola

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Motogp, taramasso: a motegi la carcassa rinforzata lavorava a 20 gradi in meno a parità di mescola

La corsa al titolo della MotoGP si è intrecciata con una complessa gestione degli pneumatici durante il fine settimana di Motegi. A sei gare dalla conclusione, Jorge Martin e Marc Marquez erano separati da appena due punti, ma il nuovo asfalto del circuito giapponese ha spostato l’attenzione sui problemi di temperatura, usura e blistering della gomma posteriore.

Motegi e le difficoltà legate al nuovo asfalto

Il tracciato di proprietà Honda presenta già caratteristiche impegnative, con lunghe accelerazioni e frenate molto intense. L’asfalto appena posato, mai testato in precedenza, ha reso più difficile prevedere il comportamento degli pneumatici. Michelin aveva quindi preparato soluzioni più rigide rispetto al passato, con tre specifiche anteriori e tre posteriori.

Le gomme anteriori erano identiche a quelle utilizzate nel 2025. Per il retrotreno, invece, la casa francese aveva apportato modifiche rilevanti per contenere l’aumento di usura e temperatura atteso con il nuovo manto. La soft e la media disponevano di mescole più dure con carcassa standard, mentre la hard combinava la mescola della soft con una carcassa rinforzata adatta alle alte temperature, già impiegata al Red Bull Ring.

La gomma hard Michelin non viene provata al venerdì

La soluzione più dura non era stata pensata come semplice pneumatico di riserva. Ogni pilota ne aveva infatti cinque a disposizione, contro le due normalmente previste per le specifiche di backup. Michelin aveva anche suggerito alle squadre di effettuare almeno un’uscita con questa gomma, ma la proposta non è stata accolta.

Durante il venerdì, i piloti hanno concentrato il lavoro principalmente su soft e media, come accade abitualmente. Il termine hard viene spesso associato a un livello di grip ridotto e la carcassa utilizzata in Austria non rappresentava la soluzione più performante della gamma. Sul circuito giapponese, però, il maggiore grip dell’asfalto avrebbe potuto valorizzarne il rendimento.

L’unico pilota intenzionato a testarla era Takaaki Nakagami, ma il portacolori Honda ha potuto completare soltanto poche curve prima di cadere e fratturarsi la clavicola. L’assenza di una prima indicazione concreta sulla resa della hard ha impedito di orientare le scelte già dall’inizio del weekend.

La Sprint evidenzia il problema del blistering

Le sessioni del venerdì non avevano mostrato segnali inequivocabili di crisi. Tra mattina e pomeriggio, i piloti erano riusciti a percorrere tra 14 e 17 giri con entrambe le soluzioni, anche cinque in più rispetto alla distanza della Sprint. Le temperature si trovavano nella parte alta dell’intervallo operativo, ma la situazione appariva ancora gestibile.

Anche la qualifica del sabato mattina si era svolta senza inconvenienti, con un nuovo record della pista favorito dalle caratteristiche dell’asfalto appena rinnovato. La situazione è cambiata durante la gara breve, disputata con moto a piena potenza e con piloti portati ad attaccare dall’inizio alla fine.

La Sprint è stata più rapida di nove secondi rispetto all’edizione precedente sulla distanza di dodici giri. L’asfalto aveva raggiunto i 40 gradi e la combinazione tra velocità elevata, condizioni del tracciato e assetti non perfettamente adeguati ha provocato blistering su sette o otto moto. I casi più evidenti hanno riguardato Jorge Martin, Pecco Bagnaia e Ai Ogura.

Jorge Martin gestisce il deterioramento della gomma

Nonostante il degrado del pneumatico posteriore, Martin è riuscito a conservare il podio. Il calo più significativo è arrivato nel penultimo giro, mentre fino al decimo passaggio i suoi tempi erano rimasti competitivi. L’ultimo giro è stato il più difficile per il pilota, costretto a gestire una gomma ormai molto compromessa.

Su piste caratterizzate da forti accelerazioni e rettilinei impegnativi, come Motegi, il Red Bull Ring e Buriram, anche lo stile di guida può contribuire a contenere la temperatura nella zona centrale dello pneumatico. I movimenti a zig zag effettuati sui rettilinei servono proprio a questo scopo: persino una lieve inclinazione di cinque o sei gradi può aiutare a ridurre il surriscaldamento.

Michelin elimina la soft dall’allocazione della gara

Dopo la Sprint, Michelin ha analizzato rapidamente i dati raccolti dalle squadre per capire perché il blistering fosse comparso soltanto su alcune moto. Le tre macchine che avevano riportato i danni più gravi presentavano parametri fuori dai valori abituali, tra cui la pressione degli pneumatici.

Il problema era quindi il risultato di una combinazione di fattori: pressione, condizioni dell’asfalto, temperatura e velocità della gara. Anche se i team avrebbero potuto modificare il set-up in vista della gara lunga, rimaneva una quota di rischio considerata troppo elevata. Per questa ragione, la gomma posteriore soft è stata rimossa dall’allocazione della domenica.

La media resta disponibile accanto alla hard

La gomma media non è stata esclusa perché la sua mescola centrale era più resistente. Si trattava dello stesso tipo di mescola utilizzato anche a Sepang, dove gli pneumatici devono affrontare temperature comprese tra 50 e 60 gradi e rettilinei particolarmente lunghi.

Michelin riteneva quindi possibile che alcune squadre riuscissero a gestire la media con carcassa standard. Ai team è stato chiesto di verificarne il comportamento durante il Warm-Up, valutando se le modifiche all’assetto fossero sufficienti a contenere la temperatura. In caso contrario, la raccomandazione era di utilizzare la hard.

Il Warm-Up viene esteso per valutare gli pneumatici

Per consentire ai piloti di effettuare prove più complete, il Warm-Up è stato portato a 20 minuti. La sessione aggiuntiva ha permesso di confrontare le diverse opzioni e di osservare direttamente il rendimento della gomma dura.

Inizialmente alcuni piloti non erano intenzionati a montare la hard. Dopo aver visto i tempi realizzati dai primi a utilizzarla, anche gli altri hanno deciso di provarla. Le valutazioni emerse dal Warm-Up hanno indicato che la soluzione più rigida era la migliore disponibile per affrontare la gara di Motegi.

Protagonisti coinvolti nella gestione delle gomme

Il confronto sulle scelte tecniche e sulle conseguenze del blistering ha coinvolto diversi piloti e figure direttamente impegnate nel fine settimana giapponese.

  • Jorge Martin
  • Marc Marquez
  • Pecco Bagnaia
  • Ai Ogura
  • Takaaki Nakagami
  • Piero Taramasso
Piero Taramasso, Michelin
Categorie: Motori

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