Lennox lewis dubita che anthony joshua sia pronto a combattere nel ring
Un campanello d’allarme torna a suonare per Anthony Joshua. Dopo un’altra serata segnata da momenti di fragilità, le valutazioni sulla reale tenuta dell’ex campione dei pesi massimi unificati si fanno più nette, riaccendendo i dubbi sul suo percorso e, soprattutto, sulla tenuta quando il livello degli avversari sale.
lennox lewis mette in discussione la tenuta di anthony joshua
Lennox Lewis non si limita a leggere l’ultimo risultato come un episodio isolato. Il focus cade su un andamento che, a suo giudizio, continua a ripetersi: Joshua ha la capacità di vincere, ma quando la difficoltà aumenta emergono segnali di vulnerabilità che rendono meno rassicurante il quadro complessivo.
la vittoria su kristian prenga a jedda non spegne i dubbi
Joshua ha ottenuto la vittoria a Jeddah, in Arabia Saudita, fermando Kristian Prenga il 25 luglio. La serata, però, è stata tutt’altro che lineare: l’inglese si è ripreso dopo due knockdown nel primo round, chiudendo poi l’incontro.
Per Lewis, la reazione non è quella di un giudizio di piena prontezza. La prestazione non viene considerata sufficiente a garantire che Joshua sia davvero pronto per un confronto di alto profilo, in particolare in vista di un possibile incrocio con Tyson Fury più avanti nell’anno.
tyson fury e il test “a livello giusto” secondo le parole di lewis
Lewis ha richiamato l’idea che Fury abbia scelto una preparazione calibrata sull’opposizione. Il campione britannico ha infatti indicato che Fury boxa in base alla qualità degli avversari e, di recente, ha sostenuto un match di sette round contro Mariusz Wach.
Wach, ex sfidante titolato, si è poi ritirato dal combattimento dopo il suo angolo. Per Lewis, il punto non è soltanto il numero di round, ma l’intento: un lavoro di mantenimento della lucidità e di affinamento sulle gambe, descritto come una sorta di “warm-up” in vista di un’altra sfida di rilievo.
sette round contro wach: lo scenario che lewis considera utile
Secondo Lewis, l’obiettivo di Fury sarebbe stato quello di stare in ritmo e continuare a mettere minuti nelle gambe, senza esporre l’incontro a un livello di rischio ritenuto non necessario in quella fase.
il percorso recente di joshua e il cambiamento di sensazione contro avversari più difficili
Prima dell’ultimo stop di atmosfera, Joshua aveva già attraversato un periodo di correzione dopo due sconfitte consecutive contro Oleksandr Usyk. Poi la gestione di Matchroom lo ha riportato su binari positivi con una serie di vittorie ai punti o per KO contro Jermaine Franklin, Robert Helenius, Otto Wallin e Francis Ngannou.
In quella sequenza, un KO di Daniel Dubois ha interrotto il momento. A quel punto, invece di riprovarci subito contro un top heavyweight, Matchroom ha scelto di affrontare Joshua con sfide diverse: Jake Paul e poi Kristian Prenga. Lewis riconosce l’esito favorevole, ma evidenzia come la sensazione di vulnerabilità emersa resti presente.
incidenti, ripresa e la domanda di lewis sul “diritto” a restare nel ring
Lewis collega anche la cornice personale: Joshua ha lavorato con una nuova squadra dopo un incidente avvenuto il 29 dicembre, un evento che ha portato alla perdita di due amici molto vicini. La ripresa, pur seguita attraverso un nuovo ambiente di allenamento, non sarebbe riuscita a eliminare le criticità viste in combattimento contro Prenga.
Nel merito, Lewis formula una domanda diretta: se Joshua appartenga davvero al ring in questo momento. Il punto centrale resta l’impressione che, ogni volta che l’intensità della lotta sale, il campione non riesca a presentarsi con la solidità associata alle sue versioni migliori.
36 anni e prezzo di una carriera lunga: il nodo secondo lewis
All’età di 36 anni, Lewis ritiene che le conseguenze di una carriera estesa stiano diventando più evidenti. La capacità di battere avversari selezionati rimane, ma ogni aumento di livello comporterebbe rischi molto più alti rispetto al passato.
joshua-fury resta enorme sul piano economico, ma non più sul piano sportivo
Un’eventuale sfida tra Joshua e Fury conserva un enorme impatto finanziario, poiché resta uno degli eventi più importanti del boxing britannico. Lewis, però, sposta l’attenzione: dal suo punto di vista, all’interno del ring il match non assomiglia più a quello che i fan avrebbero voluto anni addietro.
Il ragionamento è pragmatico: la trattativa e l’interesse economico tengono viva l’idea, ma i due pugili non sarebbero più nel momento più alto delle rispettive prestazioni. Lewis afferma che Fury appare più vicino alla condizione cercata rispetto a Joshua, spiegando che, nei combattimenti recenti, avrebbe visto qualcosa di più in termini di sviluppo e impatto.
un salto di categoria che lewis giudica decisivo
Lewis cita una dinamica concreta: Fury ha gestito prima sette round contro un avversario di esperienza come Wach, mentre Joshua sarebbe passato a contesti ritenuti meno indicativi prima di tornare a confrontarsi con un pugile che lo ha messo due volte a terra nel primo round. Per Lewis, questo rappresenta un gradino di difficoltà che, nella pratica, non conferma la stessa solidità.
la domanda finale: la lista di avversari “battibili” di joshua sembra ridursi
Lewis sostiene che Joshua potrebbe ancora avere spazio per battere alcuni pesi massimi, ma l’elenco sarebbe in contrazione. Oggi, secondo la lettura proposta, la presenza di atleti più giovani, dotati di potenza o in grado di imporre un ritmo logorante rappresenta un pericolo concreto.
Da qui scaturisce l’idea più ampia: non si tratterebbe più soltanto della possibilità di Joshua di portare un incontro di grande richiamo. Il nodo vero sarebbe la scelta di continuare ad affrontare avversari che potrebbero rendere visibile un declino ormai difficile da ignorare.
Personaggi menzionati:
- Lennox Lewis
- Anthony Joshua
- Tyson Fury
- Kristian Prenga
- Mariusz Wach
- Oleksandr Usyk
- Jermaine Franklin
- Robert Helenius
- Otto Wallin
- Francis Ngannou
- Daniel Dubois
- Jake Paul
