F1: red bull e max trionfano in messico con una strategia all’insegna del rischio
Il Gran Premio del Messico ha prodotto emozioni opposte per Red Bull e Ferrari. Il secondo e il quarto posto ottenuti dalla scuderia italiana hanno lasciato la sensazione di un risultato inferiore alle possibilità mostrate, mentre il piazzamento di Max Verstappen ha rappresentato una risposta importante per il team di Milton Keynes dopo le difficoltà emerse all’inizio del fine settimana.
red bull e ferrari, risultati dal significato opposto
Ferrari ha concluso la gara con una doppia presenza nelle prime posizioni, ma il risultato non ha cancellato i rimpianti per una vittoria sfuggita. Red Bull, al contrario, ha trasformato un weekend iniziato in salita in un’occasione di riscatto. Il comportamento delle vetture era apparso complesso già nelle prime sessioni, soprattutto per la difficoltà nel trovare un equilibrio efficace tra curve lente e sezioni ad alta velocità.
Le sconnessioni in frenata hanno aggravato il problema, penalizzando in modo particolare le monoposto più sensibili alle variazioni dell’altezza da terra, tra cui la RB22. Tra la seconda e la terza sessione di prove libere, Red Bull è riuscita però a correggere il bilanciamento e a presentarsi in qualifica con un potenziale sufficiente per puntare alla pole position.
max verstappen e la partenza decisiva
Un errore nell’ultimo tentativo del Q3 ha impedito a Verstappen di sfruttare pienamente il proprio giro, ma il pilota Red Bull ha reagito immediatamente in gara. Alla prima curva ha effettuato una staccata particolarmente aggressiva, superando Andrea Kimi Antonelli e portandosi al terzo posto, alle spalle delle due Ferrari.
La posizione conquistata nel primo giro si è rivelata determinante. Verstappen si è trovato nel punto ideale per approfittare del confronto tra Charles Leclerc e Lewis Hamilton, riuscendo a inserirsi nella lotta per la vittoria. La partenza ha quindi modificato radicalmente le prospettive della sua gara, trasformando una qualifica non perfetta in una concreta possibilità di successo.
la strategia red bull per fermare leclerc
Il fattore decisivo è stato anche il lavoro del muretto Red Bull. Dopo la penalità di cinque secondi inflitta a Charles Leclerc, la squadra ha scelto di modificare il piano iniziale e di richiamare Verstappen ai box nello stesso giro della Ferrari.
La decisione comportava un rischio significativo: fermarsi in anticipo significava arrivare alla fase conclusiva con pneumatici più usurati. Red Bull ha quindi rinunciato alla gestione prudente di un secondo posto quasi assicurato per tentare direttamente la vittoria. Il piano originario prevedeva un primo stint molto lungo, con la possibilità di sfruttare una Safety Car o un maggiore vantaggio prestazionale delle gomme nei giri finali.
la posizione in pista più importante del vantaggio gomme
Con l’evoluzione della gara, è emerso che la posizione in pista aveva un valore superiore rispetto alla freschezza degli pneumatici. Restare fuori troppo a lungo avrebbe consentito a Leclerc di utilizzare gomme nuove per costruire il margine necessario a neutralizzare la penalità. Verstappen avrebbe potuto disporre di pneumatici più competitivi nel finale, ma sarebbe rimasto alle spalle della Ferrari senza la certezza di poter completare il sorpasso.
Il contesto del circuito messicano rendeva l’attacco ancora più complicato. I limiti prefissati all’erogazione della potenza oltre una determinata velocità, accentuati dall’aria rarefatta dell’altitudine, riducevano l’efficacia degli attacchi sul rettilineo principale. Anche il DRS offriva un aiuto più limitato rispetto a quanto accaduto in altre occasioni, rendendo fondamentale non perdere la posizione davanti a Leclerc.
il momento scelto per il pit stop
Il tempismo della sosta non è stato casuale. Nei giri precedenti, Leclerc aveva spinto le gomme vicino al limite della finestra di utilizzo, soprattutto nelle curve ad alta velocità, nel tentativo di aumentare il distacco da Verstappen. Il ritmo iniziale aveva prodotto un margine vicino ai cinque secondi, ma il degrado ha successivamente iniziato a ridurlo.
Si è così creato un confronto estremamente equilibrato, con il distacco stabile attorno alla soglia dei cinque secondi. Gli strateghi Red Bull sapevano che Ferrari avrebbe dovuto prendere una decisione: anticipare la sosta di Hamilton per tentare l’undercut oppure fermare Leclerc prima che il deterioramento degli pneumatici gli facesse perdere ulteriore terreno.
Quando Ferrari ha richiamato Leclerc ai box, Red Bull ha reagito immediatamente fermando Verstappen. La scelta di marcare direttamente la Ferrari ha permesso al pilota olandese di mantenere una posizione favorevole nella fase decisiva della gara.
la propensione al rischio del gruppo strategico red bull
La strategia adottata in Messico riflette una caratteristica consolidata della squadra di Milton Keynes: la disponibilità a rischiare quando si presenta un’opportunità concreta. La sosta nello stesso giro di Leclerc poteva sembrare una conseguenza naturale della penalità, ma in realtà comportava numerose incognite.
Red Bull ha dovuto abbandonare il programma iniziale e accettare la possibilità che un episodio sfavorevole compromettesse il risultato. La squadra ha scelto di agire sulla base del margine disponibile e della difficoltà di superare in pista, ottenendo una risposta positiva dalla decisione presa.
Secondo Laurent Mekies, il risultato è nato dal lavoro dei principali componenti del gruppo strategico e del muretto, capaci di individuare rapidamente l’opzione più adatta quando Leclerc ha iniziato la procedura di rientro. La scelta è stata considerata la migliore proprio perché il vantaggio su Ferrari, unito alla penalità, offriva lo spazio necessario per tentare l’operazione.
protagonisti della gara in messico
Le decisioni strategiche e gli episodi decisivi hanno coinvolto direttamente diversi piloti e team:
- Max Verstappen, pilota Red Bull Racing;
- Charles Leclerc, pilota Ferrari;
- Lewis Hamilton, pilota Ferrari;
- Andrea Kimi Antonelli, pilota Mercedes;
- Red Bull Racing;
- Ferrari.
