Test pirelli negati, l’assenza di un’associazione dei piloti favorisce i team e lancia un allarme per la motogp
La MotoGP si prepara a una trasformazione profonda in vista del 2027, quando cilindrata, aerodinamica e fornitura degli pneumatici cambieranno in modo significativo. Il passaggio da Michelin a Pirelli sta già creando differenze tra i piloti, soprattutto tra quelli destinati a cambiare squadra e impossibilitati a prendere parte ai test. La mancanza di una rappresentanza comune rende ancora più complesso tutelare condizioni di preparazione uguali per l’intera griglia.
Motogp 2027, il cambio di gomme divide i piloti
Alla conclusione della stagione 2026 mancano ancora otto gare, mentre resta incerta la disputa del Gran Premio del Qatar. L’attenzione di numerosi piloti è già rivolta al campionato successivo, caratterizzato da una delle revisioni regolamentari più rilevanti nella storia della MotoGP.
Le moto passeranno dagli attuali 1000 agli 850 centimetri cubi, con una riduzione anche dell’impatto aerodinamico. Per i piloti, però, la modifica più delicata riguarda gli pneumatici: Pirelli sostituirà Michelin come fornitore ufficiale.
Il comportamento delle gomme influenza direttamente frenata, percorrenza delle curve, accelerazione e stile di guida. Per questo motivo, la possibilità di provarle in anticipo viene considerata essenziale. La situazione non è uguale per tutti, perché diversi piloti cambieranno squadra nel 2027 e non hanno ricevuto il permesso di partecipare alle sessioni dedicate al debutto delle nuove coperture.
Test Pirelli, l’assenza di una rappresentanza comune
La questione coinvolge sia i piloti ufficiali, tra cui Francesco Bagnaia, Jorge Martín e Fabio Quartararo, sia quelli impegnati nei team satellite, come Enea Bastianini e Fabio Di Giannantonio. Il punto critico è la mancanza di un’associazione piloti compatta, capace di difendere in modo unitario gli interessi dell’intera griglia.
In Formula 1 questo ruolo è svolto dalla GPDA, mentre in MotoGP non esiste ancora un’organizzazione analoga, nonostante l’argomento sia già stato discusso. Un singolo pilota può contestare una decisione, ma una posizione condivisa avrebbe avuto maggiore peso nei confronti di costruttori e organizzatori.
La mancata convergenza su un tema che riguarda tutti rappresenta un segnale problematico anche per eventuali future controversie. Secondo Enea Bastianini, sarebbe stato preferibile rendere obbligatorio per tutti il test delle Pirelli, così da consentire ai piloti di arrivare preparati all’inizio della nuova stagione.
Valencia e il rischio di un solo giorno di prove
Uno dei timori principali riguarda la possibilità di arrivare a Valencia con soltanto una giornata di test prima della pausa invernale. Il circuito presenta condizioni particolari e temperature potenzialmente basse, mentre la pioggia potrebbe ridurre ulteriormente il tempo effettivo disponibile in pista.
La disparità nasce dal fatto che alcuni piloti hanno già accumulato esperienza con le gomme Pirelli, mentre altri non le hanno ancora utilizzate. Bastianini ha sottolineato che affrontare il test di Valencia senza alcuna prova precedente potrebbe significare disporre di appena poche ore per comprendere il comportamento degli pneumatici.
Fabio Di Giannantonio ha evidenziato a sua volta la difficoltà della situazione. In assenza di un’associazione, anche i piloti potenzialmente coinvolti potrebbero avere interessi differenti. Secondo il pilota, la MotoGP dovrebbe stabilire con maggiore chiarezza quanto tempo di preparazione spetti a ciascun concorrente prima della prima gara, considerando anche i limiti imposti dal regolamento sulle moto utilizzabili per gli allenamenti.
La possibile soluzione per i piloti che cambiano squadra
Il problema riguarda soprattutto i piloti in uscita, perché le squadre temono che possano trasferire ai futuri team informazioni sul valore e sulle caratteristiche delle moto 2027. Per questo motivo è stata evitata la sovrapposizione tra i prototipi della nuova stagione e quelli ancora legati ai programmi attuali.
Il piano prevedeva l’impiego delle coperture già conosciute sulle moto 2026 e l’utilizzo delle Pirelli sui prototipi 2027. Prima di questa fase era stato svolto soltanto un test con moto modificate e depotenziate, senza offrire a tutti i piloti un’esperienza realmente comparabile.
La proposta avanzata da Bastianini consisteva nel permettere ai piloti destinati a cambiare team di provare le nuove gomme anche sulle moto 1000 in uso nel 2026. Non sarebbe stato necessario utilizzare subito una 850: un test con la moto attuale avrebbe comunque fornito indicazioni utili sul comportamento delle Pirelli e sulle aree di lavoro da affrontare nel 2027.
Secondo questa impostazione, l’esperienza avrebbe rappresentato un beneficio sia per i piloti sia per le squadre. I feedback raccolti durante la prova avrebbero potuto aiutare i team a comprendere meglio le esigenze tecniche legate al nuovo fornitore, senza trasformare il test in uno svantaggio per le parti coinvolte.
Piloti con esperienza aggiuntiva sulle Pirelli
Pol Espargaró ha richiamato anche il caso di Nicolò Bulega, che può contare su un’esperienza rilevante con gli pneumatici Pirelli. Il pilota italiano corre infatti nel campionato Superbike, dove il marchio è già presente, e partecipa allo sviluppo della nuova 850 Ducati.
Questa familiarità non costituisce una responsabilità personale, ma crea una differenza concreta rispetto ai rivali che non hanno ancora avuto modo di lavorare con le nuove gomme. Proprio per ridurre tali divari sarebbe stata necessaria una decisione condivisa, capace di garantire condizioni di partenza il più possibile uniformi.
Motogp, i piloti coinvolti nel confronto sui test
Le principali personalità citate nella discussione sulla transizione alle gomme Pirelli sono:
- Enea Bastianini, destinato a passare da KTM ad Aprilia Trackhouse;
- Fabio Di Giannantonio, pronto a lasciare Ducati per approdare in KTM;
- Francesco Bagnaia;
- Jorge Martín;
- Fabio Quartararo;
- Pol Espargaró;
- Nicolò Bulega.
