Miller "imbarazzato" per il finale in Austria: "Facevo tempi
Il Gran Premio d’Austria di MotoGP si è trasformato in una gara estremamente difficile per Jack Miller, condizionato da un degrado anomalo del pneumatico posteriore e da problemi di gestione elettronica sulla Yamaha. Il pilota australiano ha visto crollare il proprio ritmo nel finale, arrivando al traguardo con tempi paragonabili a quelli della Bagger Cup.
Jack Miller e il crollo del ritmo al Gran Premio d’Austria
La prestazione di Miller è peggiorata drasticamente negli ultimi cinque giri della gara disputata al Red Bull Ring. Dopo aver girato inizialmente sull’1’32”, l’australiano è sceso fino all’1’38”, completando l’ultimo giro in 1’40”225. Il tempo è risultato di circa otto secondi più lento rispetto al passaggio che ha consentito a Pedro Acosta di conquistare la vittoria.
Anche il pilota della Moto3 Max Quiles è riuscito a girare sull’1’39” in alcuni momenti della gara della classe leggera. Il cedimento di Miller lo ha portato a concludere la corsa con un ritardo di 20 secondi rispetto al compagno di squadra Toprak Razgatlioglu e di quasi un minuto nei confronti della KTM vincente di Acosta.
Miller ha spiegato di essersi sentito “piuttosto imbarazzato” per il livello raggiunto dal proprio ritmo. A partire dal 13° o 14° giro, la sua moto ha iniziato a pattinare sui rettilinei di Spielberg, impedendogli di utilizzare completamente il gas nelle marce alte.
Degrado del pneumatico posteriore Michelin
Il problema principale è stato individuato nel forte deterioramento del pneumatico posteriore. Miller ha raccontato che, nelle fasi finali, al centro della gomma si era formata una striscia di carcassa sufficientemente ampia da rendere rischiosa l’apertura completa dell’acceleratore sui rettilinei.
La situazione complicava anche l’ingresso in curva, perché la moto iniziava a perdere aderenza quando il pneumatico lavorava sulla carcassa. Il pilota Yamaha ha quindi dovuto concentrarsi esclusivamente sulla conclusione della gara, limitandosi a gestire il mezzo per raggiungere il traguardo.
Nonostante il ritmo fosse diventato estremamente lento, Miller non ha preso in considerazione il ritiro. La sua scelta è stata quella di restare in pista fino alla bandiera a scacchi, considerando possibile qualsiasi evento capace di modificare l’esito della gara, compresa una eventuale bandiera rossa.
La carcassa speciale utilizzata a Spielberg
Michelin ha portato in Austria una carcassa posteriore più rigida, una soluzione utilizzata soltanto in un numero limitato di appuntamenti durante la stagione. Il comportamento di questa costruzione è variato a seconda del pilota e della moto, con alcuni concorrenti in difficoltà e altri più a proprio agio.
Jack Miller e le difficoltà con la carcassa rigida
Miller ha dichiarato di incontrare particolari problemi ogni volta che viene utilizzata questa carcassa. La stessa situazione si era verificata in Thailandia, il precedente appuntamento nel quale era stata adottata la medesima soluzione: anche in quel caso il pneumatico aveva sviluppato una zona deteriorata nella parte centrale.
Il pilota ha spiegato che il lavoro di preparazione della gomma prevede anche il tentativo di mantenere la moto più sollevata. A Spielberg, però, questa soluzione si è rivelata quasi controintuitiva, perché proprio quando la moto veniva rialzata il pneumatico iniziava a pattinare nel momento in cui raggiungeva la zona centrale.
Problemi elettronici sulla Yamaha M1
Alle difficoltà legate alla gomma si sono aggiunti problemi elettronici presenti per tutto il fine settimana. Secondo Miller, la Yamaha è riuscita a migliorare soltanto in parte il comportamento nella giornata di gara, senza raggiungere un livello sufficiente per eliminare le criticità.
La gestione del trasferimento di peso non è risultata abbastanza fluida. Ogni comando brusco o variazione applicata sulla gomma posteriore provocava ulteriore pattinamento. Una volta iniziato lo slittamento, il pilota non riusciva più a recuperare il rendimento del pneumatico e il tempo sul giro peggiorava in modo progressivo.
Miller ha evidenziato anche il confronto con le Aprilia, capaci di gestire meglio l’erogazione della potenza e di sfruttare maggiormente il motore. A suo giudizio, persino un incremento di 40 cavalli non avrebbe modificato il risultato della Yamaha, perché la moto non sarebbe stata in grado di trasferire quella potenza a terra senza aumentare il pattinamento.
Protagonisti del Gran Premio d’Austria
La gara ha coinvolto diversi piloti citati nel confronto sul ritmo e sulle prestazioni delle varie categorie:
- Jack Miller, pilota Yamaha in difficoltà con il degrado del pneumatico posteriore.
- Pedro Acosta, vincitore del Gran Premio d’Austria con KTM.
- Toprak Razgatlioglu, compagno di squadra di Miller, arrivato al traguardo 20 secondi prima dell’australiano.
- Max Quiles, pilota della Moto3 capace di girare in alcuni frangenti sull’1’39”.
