Il problema di Jack Dempsey con Harry Wills non è mai stato dimenticato
Jack Dempsey è ricordato come uno dei più celebri campioni dei pesi massimi nella storia della boxe, ma il suo regno iridato continua a essere accompagnato da una domanda senza risposta: perché non affrontò mai Harry Wills, uno dei principali contendenti del periodo compreso tra il 1919 e il 1926?
Jack Dempsey e il mancato incontro con Harry Wills
La mancata sfida con Wills rappresenta uno degli aspetti più discussi della carriera di Dempsey. Una classifica di Bleacher Report aveva collocato il campione al secondo posto tra gli atleti più sopravvalutati, indicando tra le motivazioni le poche difese del titolo e l’assenza di un confronto con il rivale afroamericano.
La vicenda, però, non può essere ricondotta soltanto all’eventuale volontà del campione di evitare un avversario pericoloso. Dopo la vittoria di Jack Johnson su Jim Jeffries nel 1910, negli Stati Uniti si erano verificati episodi di violenza razziale. L’ipotesi di un altro incontro mondiale tra un pugile nero e un campione bianco incontrava la resistenza di promotori, autorità sportive e ambienti preoccupati per possibili nuove tensioni.
Le occasioni sfumate per organizzare la sfida
Un combattimento tra Dempsey e Wills sembrò vicino alla realizzazione nel 1922. Il promoter Tex Rickard aveva individuato una data e fatto stampare i biglietti per un incontro previsto nel New Jersey. L’organizzazione fallì quando non fu possibile reperire i finanziamenti necessari a garantire il compenso richiesto da Dempsey.
Un secondo tentativo si scontrò con l’opposizione nello Stato di New York. William Muldoon, presidente della commissione atletica, si oppose a un incontro mondiale dei pesi massimi tra pugili di razza diversa, motivando la posizione con il timore di disordini legati alla situazione razziale.
Il ruolo di Dempsey nella controversia
Dempsey fornì ai propri critici ulteriori argomenti. All’inizio del regno da campione aveva adottato una posizione contraria agli incontri interrazziali, modificando in seguito il proprio orientamento pubblico. Anche i lunghi periodi di inattività alimentarono le accuse secondo cui a Wills sarebbe stata negata un’opportunità meritata.
Wills, nonostante il rimpianto per non aver potuto disputare la sfida, non attribuì interamente la responsabilità a Dempsey. In seguito dichiarò che il suo unico rimpianto era non aver ricevuto una chance per il titolo e si disse convinto di poter vincere. Allo stesso tempo, precisò che non era colpa di Dempsey, definendolo un grande combattente e sostenendo che non avesse paura di nessun avversario.
L’impatto sulla valutazione del regno mondiale
Nel 1926 Dempsey perse il titolo dei pesi massimi contro Gene Tunney. Wills, invece, non riuscì mai a combattere per il campionato mondiale. L’incontro mai disputato deve essere considerato nella valutazione del regno di Dempsey, perché Wills rappresentava esattamente il tipo di sfidante che un campione avrebbe dovuto superare per consolidare senza dubbi la propria superiorità.
Attribuire ogni responsabilità a Dempsey significherebbe ignorare il peso delle barriere razziali, delle decisioni delle commissioni, delle resistenze dei promotori e dei problemi finanziari che impedirono più volte l’organizzazione del match. A oltre un secolo di distanza, resta impossibile sapere quale sarebbe stato l’esito di uno scontro tra Dempsey e Wills. Proprio questa incertezza mantiene Harry Wills al centro dell’eredità sportiva di Jack Dempsey.
I protagonisti della vicenda
- Jack Dempsey, campione mondiale dei pesi massimi dal 1919 al 1926.
- Harry Wills, principale contendente rimasto senza una sfida per il titolo.
- Jack Johnson, vincitore del confronto con Jim Jeffries nel 1910.
- Jim Jeffries, avversario sconfitto da Jack Johnson.
- Tex Rickard, promoter coinvolto nell’organizzazione del possibile incontro del 1922.
- William Muldoon, presidente della commissione atletica che ostacolò la sfida a New York.
- Gene Tunney, pugile che conquistò il titolo mondiale sconfiggendo Dempsey nel 1926.
