Gravina infantino atteggiamento del grillo

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Gravina infantino atteggiamento  del grillo

Il calcio europeo entra in una fase di forte tensione dopo l’idea della FIFA di aprire il proprio business a investitori privati. Il progetto, che coinvolge Jp Morgan e l’imprenditore Joshua Kushner, ha attirato una reazione immediata e decisa, concentrata soprattutto sulla linea tracciata da Gabriele Gravina, vicepresidente UEFA e figura chiave dell’assetto istituzionale del calcio continentale.

FIFA e investitori privati, Gravina attacca Infantino

Durante un’intervista, Gabriele Gravina ha espresso una contrarietà netta al piano collegato a Gianni Infantino, sostenendo che l’operazione non sia compatibile con l’idea di governo condiviso dello sport. Il dirigente ha richiamato l’esigenza di superare personalismi e di ricordare che il calcio non appartiene a chi, a qualunque titolo, ricopre funzioni ai vertici delle istituzioni.

Nel merito, l’attenzione si è concentrata su frasi e impostazioni giudicate inaccettabili: l’arroganza di attribuirsi un potere che non esiste e l’idea di proprietà sul pallone. Per Gravina, il punto centrale resta l’impossibilità di trattare il movimento calcistico come un bene gestibile secondo logiche di mercato.

assenza di informazione preventiva e calcio come bene collettivo

Un passaggio rilevante dell’intervista riguarda il processo con cui la notizia sarebbe emersa. Gravina ha indicato che nessuna federazione sarebbe stata informata prima della diffusione tramite stampa internazionale, evidenziando una mancanza di coinvolgimento preventivo dei soggetti destinatari di decisioni di grande portata.

Secondo la sua ricostruzione, il calcio non può essere considerato esclusivamente un business. L’elemento qualificante sarebbe, piuttosto, la natura popolare della passione e la sua gestione come bene di interesse generale, non come asset da cedere al miglior offerente.

uefa e assemblea, confronto su aspetti normativi e morali

Alla domanda su un possibile boicottaggio dei Mondiali da parte delle federazioni europee, Gravina ha scelto di spostare il focus su un percorso di riflessione comune. È stata già convocata un’assemblea per discutere profili normativi e morali legati alla vicenda.

Nella lettura del vicepresidente UEFA, l’urgenza deriva dal fatto che la UEFA avrebbe compreso la gravità del problema. L’impostazione, quindi, mira a un confronto strutturato tra istituzioni prima di qualsiasi misura ulteriore.

parallelo con la superlega e business globale oltre 20 miliardi di dollari

Nel corso dell’intervista, Gravina ha richiamato un parallelo con la Superlega, collegandola a logiche e attori finanziari che, a suo giudizio, tornerebbero nel perimetro dell’operazione FIFA. La contestazione si è spostata anche sul livello dell’ambizione: l’attuale proposta sarebbe descritta come più ampia e incisiva, perché orientata a una vendita del calcio su scala globale.

Il dirigente ha citato un valore di oltre 20 miliardi di dollari come stima del business complessivo. Nello stesso ragionamento, ha sottolineato che, anche laddove l’operazione venisse giustificata con la finalità di destinare più risorse alle federazioni, il tema non sarebbe soltanto economico: al centro resterebbero rispetto e coerenza con il ruolo delle istituzioni sportive.

scollamento tra vertici e tifosi, le contestazioni e la “frattura”

La posizione assunta da Gravina si inserisce in un quadro più ampio, basato sull’idea di uno scollamento crescente tra vertici del calcio mondiale e tifosi. Nel ragionamento riportato, il distacco sarebbe alimentato da episodi interpretati come segnali di interferenze e da una presenza ritenuta ingombrante di figure politiche attorno alla figura di Infantino, culminata nelle contestazioni ricevute da entrambi durante la finale dei Mondiali.

Il dirigente ha usato un’immagine molto diretta: “c’è una frattura con la gente”. Ha poi ribadito un concetto di custodia del bene popolare, sostenendo che la passione non può essere trattata come leva secondaria mentre altri, secondo la sua critica, lavorano per massimizzare il profitto anche tramite strumenti e sistemi tecnologici.

mondiale 2026, incassi e rischio di “uccidere i sogni”

Gravina ha ricordato che il Mondiale 2026 avrebbe prodotto incassi fino a 14 miliardi di dollari. Allo stesso tempo, ha lanciato un avvertimento legato alla prospettiva di lungo periodo: un approccio orientato soltanto al profitto, secondo la sua lettura, rischierebbe di compromettere l’essenza del calcio.

Nel quadro delle sue parole, il calcio non sarebbe destinato a restare solo business oriented senza conseguenze. La preoccupazione espressa riguarda sogni, favole e la possibilità per le persone di sentirsi parte di un’esperienza autentica e condivisa.

Roberto Mancini e il rientro in nazionale: valutazione sui risultati futuri

In chiusura, Gravina ha commentato anche il ritorno di Roberto Mancini alla guida della Nazionale, dopo l’addio nel 2023 per la panchina dell’Arabia Saudita. Ha affermato di non voler essere in prima linea nel dire “va bene Mancini”, ma ha indicato che eventuali giudizi dovrebbero essere costruiti sui risultati futuri.

Il ragionamento si è chiuso con una frase di apertura: “c’è stata una macchia, ma ogni macchia può essere lavata”, collegando la valutazione a un percorso che deve passare dai risultati sportivi successivi.

Personaggi citati: Gabriele Gravina, Gianni Infantino, Aleksander Ceferin, Joshua Kushner, Roberto Mancini, Jp Morgan.

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