Ferrari in Messico: l'aria rarefatta può riportarla alla vittoria?
La Ferrari ha lasciato Austin con indicazioni incoraggianti sul rendimento della SF-26 e sul percorso tecnico destinato a guidare la progettazione della 679. I riscontri ottenuti tra simulatore, galleria del vento e pista hanno rafforzato la fiducia del team, mentre il prossimo appuntamento in Messico porterà nuove variabili legate all’altitudine, alla potenza dei motori, al raffreddamento e alla gestione del carico aerodinamico.
Ferrari SF-26, gli aggiornamenti trovano conferme ad Austin
Nel box Ferrari sono tornati segnali di soddisfazione non soltanto formali. I dati raccolti al Gran Premio degli Stati Uniti hanno confermato che l’ultimo pacchetto di aggiornamento funziona e che le direzioni individuate dai tecnici guidati da Loic Serra risultano coerenti con lo sviluppo della vettura del prossimo anno.
La futura Ferrari 679 viene progettata intorno a un nuovo motore, chiamato a recuperare circa 25 cavalli rispetto al divario di potenza attribuito alle unità endotermiche di Mercedes e Red Bull Powertrains. Il fine settimana di Austin ha quindi avuto un valore importante per valutare la competitività della SF-26 e consolidare le scelte tecniche rivolte al 2027.
Ferrari e correlazione tra simulatore, galleria del vento e pista
Uno degli aspetti più apprezzati riguarda la precisione della correlazione tra gli strumenti di sviluppo. Il lavoro svolto nella notte del venerdì al simulatore aveva prodotto indicazioni poi confermate dal tracciato texano nella mattinata di sabato, quando Lewis Hamilton è risultato il più veloce.
Il riscontro tra simulazioni, galleria del vento e pista ha evidenziato che il potenziale dell’ultima evoluzione Ferrari poteva superare il vantaggio quantificato dai piloti in circa un decimo di secondo. La squadra si avvicina così alle ultime gare stagionali con la prospettiva di difendere il secondo posto nel campionato Costruttori e di cercare almeno un altro successo dopo le vittorie estive di Hamilton a Barcellona e di Charles Leclerc a Silverstone.
Gran Premio del Messico, l’altitudine cambia gli equilibri
Il circuito di Città del Messico si trova a 2.240 metri sul livello del mare, un’altitudine che rende l’aria particolarmente rarefatta e modifica il comportamento delle monoposto. I motori dovranno lavorare in condizioni differenti rispetto ai valori standard, con possibili variazioni nelle prestazioni dei propulsori.
Il sei cilindri Mercedes viene accreditato di circa 545 cavalli, mentre il motore Ferrari 067/6 è indicato a quota 520 cavalli. In passato i motori aspirati potevano perdere circa il 25% della potenza sull’altopiano messicano. Le moderne unità turbo ibride risentono meno dell’altitudine, anche se il turbocompressore deve aumentare il regime di rotazione per comprimere l’aria rarefatta e conservare la pressione di sovralimentazione richiesta, con una conseguente riduzione dell’efficienza.
Ferrari SF-26 e gestione del raffreddamento
Il raffreddamento rappresenta un altro fattore centrale per assicurare prestazioni e affidabilità. Le squadre devono incrementare gli sfoghi dell’aria calda e ampliare le prese dei freni per mantenere sotto controllo le temperature operative.
La SF-26 potrebbe utilizzare un numero inferiore di aperture rispetto alle vetture rivali nella zona dell’engine cover. Il motore endotermico Ferrari lavora a temperature elevate e può quindi richiedere radiatori più compatti. Questa caratteristica potrebbe offrire alla monoposto rossa un possibile margine tecnico nella gestione dell’aria e del raffreddamento.
Ferrari SF-26, carico aerodinamico e grip a Città del Messico
A Città del Messico le monoposto hanno raggiunto in passato velocità superiori ai 350 chilometri orari. La bassa densità dell’aria riduce la deportanza, motivo per cui in precedenza venivano impiegate ali con livelli di carico paragonabili a quelli utilizzati a Monte Carlo.
Con l’attuale regolamento, le vetture producono circa il 30% in meno di spinta verticale. I piloti potrebbero quindi affrontare una configurazione particolarmente impegnativa, caratterizzata da macchine difficili da controllare e da una disponibilità limitata di grip.
La Ferrari può contare sul sistema FTM più spinto e su una produzione superiore di carico aerodinamico ottenuta attraverso lo scarico soffiante. A questo elemento si aggiunge il quarto pacchetto di aggiornamento, che permette di aumentare la deportanza senza esasperare la ricerca di un’altezza minima da terra ridotta.
La combinazione di questi fattori dovrebbe rendere la SF-26 più stabile lungo il giro e favorire un bilanciamento più efficace. Una vettura meglio equilibrata può contribuire a preservare gli pneumatici dall’usura, aspetto determinante in condizioni di bassa aderenza.
Ferrari, gli errori di Austin e le ambizioni per le ultime gare
L’analisi dei dati raccolti negli Stati Uniti ha evidenziato che la Ferrari disponeva già del potenziale necessario per mettere sotto pressione Kimi Antonelli. Un errore di Charles Leclerc nelle ultime due curve ha però impedito alla SF-26 di conquistare la prima fila, costringendola a partire dalla quarta posizione.
Anche la strategia di gara non ha prodotto il risultato sperato. La scelta delle gomme soft e l’impostazione basata su due soste ai box non si è rivelata efficace. Una tattica simile a quella adottata da Antonelli avrebbe potuto mantenere la Ferrari più vicina alla lotta per il risultato.
Il passaggio al Messico offre ora l’opportunità di verificare quanto emerso ad Austin in un contesto tecnico molto diverso. La Ferrari punta a sfruttare il miglioramento della SF-26, a difendere la seconda posizione tra i Costruttori e a inseguire nuove vittorie nella parte conclusiva della stagione.
Protagonisti Ferrari e della sfida tecnica
- Loic Serra, responsabile degli indirizzi tecnici legati allo sviluppo della Ferrari 679.
- Lewis Hamilton, vincitore a Barcellona e autore del miglior riferimento nella sessione del sabato ad Austin.
- Charles Leclerc, vincitore a Silverstone e pilota Ferrari protagonista delle valutazioni sul rendimento della SF-26.
- Kimi Antonelli, riferimento della strategia e della prestazione analizzata dalla Ferrari ad Austin.
