Ferrari, il passo non basta: la qualifica complica tutto
La Ferrari ha chiuso il weekend di Zandvoort con un quarto e un quinto posto, un risultato coerente con il bilancio complessivo della trasferta, ma inferiore rispetto al potenziale mostrato dalla SF-26 durante i 72 giri della gara. Il ritmo evidenziato in pista indica una monoposto ormai molto competitiva sul passo gara, capace in determinate condizioni di puntare concretamente al podio.
Ferrari a Zandvoort: il passo gara meritava il podio
Il lavoro tecnico svolto a Maranello nel corso della stagione ha prodotto progressi significativi nella performance sulla distanza. La SF-26 riesce a esprimere le proprie qualità soprattutto sui tracciati più adatti alle sue caratteristiche, anche se nel 2026 ogni vettura presente in pitlane mostra punti di forza e debolezze legati alle singole piste.
Il limite principale resta la posizione di partenza. Quando si spengono i semafori, Charles Leclerc e Lewis Hamilton non dispongono di una collocazione sufficiente per imporre il proprio ritmo. La carenza di rendimento in qualifica sta incidendo pesantemente sui risultati, perché anche un passo gara molto veloce non rende semplici le rimonte.
Ferrari e qualifiche: il problema della posizione di partenza
La Scuderia può contare su un pilota estremamente efficace sul giro secco, ma nelle prime dodici gare della stagione Leclerc non ha ancora conquistato una pole position. Il monegasco è riuscito a partire dalla prima fila soltanto in tre occasioni. Per Hamilton, invece, l’unica partenza dalla prima fila è arrivata a Barcellona.
Le due Ferrari sono quindi costrette ad affrontare gare in salita, cercando di recuperare terreno attraverso i sorpassi o mediante le decisioni strategiche. Questo tipo di situazione aumenta il margine di rischio per squadra e piloti, esponendoli a possibili errori e imprecisioni.
Considerando il ritmo espresso a Zandvoort, con una partenza dalla prima posizione e pista libera davanti, la Ferrari avrebbe potuto mettere in difficoltà anche Lando Norris. Il potenziale tecnico appare in crescita, ma il risultato ufficiale resta quello delle posizioni finali ottenute: quarto e quinto posto.
Ferrari, Vasseur indica la preparazione della qualifica
Secondo Frédéric Vasseur, la prestazione in qualifica dipende in larga misura dalla preparazione del giro di lancio e dalla gestione degli pneumatici. La Ferrari aveva mostrato un approccio discreto nella qualifica Sprint, mentre la sessione del sabato si è rivelata più complessa a causa delle temperature più basse.
Anche un dettaglio nella preparazione dell’out-lap può modificare il risultato. Per Vasseur, l’insegnamento principale del fine settimana non riguarda il potenziale puro della monoposto, ma la capacità di eseguire tutto correttamente tra sabato e domenica. In alcuni momenti la Ferrari è stata all’altezza dei migliori sul piano della prestazione, ma l’obiettivo resta riuscire a mantenere quel livello con continuità.
Ferrari, le strategie ai box hanno alimentato la tensione
Le comunicazioni radio legate alle strategie hanno avuto un ruolo centrale nella gara. Leclerc ha manifestato perplessità sul momento scelto per la sua seconda sosta, mentre Hamilton ha perso tempo restando per tre giri alle spalle del compagno di squadra.
Le decisioni erano legate alla volontà di sfruttare l’offset degli pneumatici, ritardando il pit-stop per creare una differenza nell’usura e nell’età delle gomme. La soluzione ha spesso prodotto risultati positivi negli ultimi anni, ma a Zandvoort i giri aggiuntivi percorsi da Leclerc per costruire un vantaggio su Russell sono avvenuti proprio davanti a Hamilton, che disponeva in quel momento di pneumatici più freschi e di un ritmo superiore.
Leclerc ha spiegato di non essere deluso, pur riconoscendo che il tempismo delle scelte non fosse ideale. Il pilota ha collegato la possibilità di ottenere un risultato migliore soprattutto alla qualifica negativa del giorno precedente, indicandola come l’aspetto su cui concentrare il lavoro.
Hamilton e la gestione della gara Ferrari
Hamilton ha vissuto con maggiore frustrazione la parte conclusiva del Gran Premio, anche per l’effetto della VSC finale, che potrebbe avergli impedito di conquistare il terzo posto. Il britannico ha sottolineato la difficoltà di vedere una strategia Mercedes applicata rapidamente mentre la Ferrari seguiva un piano differente.
In un passaggio della gara Hamilton ha chiesto al proprio ingegnere se fosse stato utilizzato come una sorta di “cavia”. La squadra, secondo la spiegazione di Vasseur, stava valutando la possibilità di portarlo al traguardo senza un’ulteriore sosta e aveva scelto di non comunicare immediatamente il piano per non fornire informazioni agli avversari.
L’intenzione era mantenere Hamilton in pista fino alla fine, mentre Leclerc avrebbe dovuto effettuare il pit-stop. L’allungamento di un giro ha generato confusione, ma Vasseur ha escluso motivi di preoccupazione, spiegando che il briefing avrebbe permesso di ricostruire con chiarezza ogni fase della gara.
Ferrari verso Monza: attesa per la power unit ‘aduo’
Il prossimo appuntamento particolarmente atteso sarà Monza, dove è previsto l’esordio della power unit ‘aduo’. La novità potrebbe offrire un piccolo sostegno in qualifica, senza modificare radicalmente i rapporti di forza tra le squadre.
La Ferrari dovrà continuare a lavorare su un progetto molto efficace nella gestione delle gomme durante la gara, ma ancora troppo conservativo in qualifica, quando è necessario ottenere il massimo dagli pneumatici nell’arco di un solo giro. La soluzione di questo compromesso tecnico potrebbe migliorare sensibilmente le prospettive della Scuderia nella parte conclusiva della stagione.
