Algoritmi delle power unit in f1: perché la fia non vuole vietarli
Le nuove regole della Formula 1 2026 hanno acceso il dibattito sulla gestione dell’energia e sul livello di controllo lasciato ai piloti. Mentre il programma Formula 1 Fan Voice segnala un’accoglienza positiva da parte dei tifosi, diversi protagonisti del campionato hanno espresso perplessità sui sistemi automatici delle power unit, capaci di modificare l’erogazione in base alle condizioni di gara.
Formula 1 2026 e power unit: il problema emerso a Spa
Durante le qualifiche a Spa-Francorchamps, Oscar Piastri ha evidenziato quanto i piloti possano essere sorpresi dal comportamento della propria power unit. Il pilota australiano ha accumulato un ritardo significativo sui rettilinei rispetto al compagno di squadra Lando Norris, mentre la McLaren non è riuscita inizialmente a individuare una spiegazione.
Andrea Stella, team principal della scuderia, ha successivamente chiarito che le impostazioni delle power unit montate sulle due vetture erano pressoché identiche. Secondo l’italiano, la differenza poteva essere collegata agli elementi di autoapprendimento presenti nei sistemi di gestione dell’energia.
Come funzionano gli algoritmi della power unit
Gli elementi citati non corrispondono all’Intelligenza Artificiale nel senso più comune del termine. Si tratta di algoritmi predittivi che analizzano il comportamento della vettura giro dopo giro e, in alcuni casi, anche durante lo stesso giro.
Quando viene rilevata una variazione rispetto alla gestione energetica considerata ideale, il sistema può correggere il proprio funzionamento e stabilire la strategia di erogazione più efficace per la parte restante del giro. Gli input del pilota continuano a essere rilevanti, ma il risultato può dipendere anche da fattori esterni, come le variazioni del vento o i cambiamenti nei livelli di aderenza.
Il controllo dei piloti sulla gestione dell’energia
La principale criticità riguarda il fatto che i piloti non possano determinare ogni aspetto dell’erogazione. Piastri ha definito il comportamento delle power unit particolarmente negativo, sostenendo che sia problematico disputare qualifiche in cui le posizioni sulla griglia possono dipendere da computer capaci di funzionare meglio o peggio.
Il direttore monoposto della FIA, Nikolas Tombazis, ha riconosciuto la legittimità delle perplessità. La quantità di energia disponibile è limitata e la sua gestione assume quindi un’importanza decisiva. Le diverse strategie necessarie per amministrarla rendono il funzionamento della vettura più complesso.
Perché vietare gli algoritmi non sarebbe sufficiente
Il regolamento, all’Articolo B1.8.1, stabilisce che il pilota debba guidare la vettura senza aiuti. Da qui nasce l’ipotesi di eliminare gli algoritmi e affidare completamente l’erogazione a un comando sul volante.
Tombazis considera questa soluzione eccessivamente semplice. Se il pilota potesse utilizzare tutta la potenza elettrica in uscita dalle curve, l’energia disponibile si esaurirebbe rapidamente. Le vetture raggiungerebbero prima la velocità massima sui rettilinei e aumenterebbe il fenomeno del clipping, cioè la perdita di potenza nella parte finale dell’allungo.
Esistono inoltre limiti sull’energia che può essere erogata o recuperata durante un giro, compreso il cosiddetto delta dello stato di carica. Queste restrizioni servono a evitare una competizione tecnica basata su batterie molto più grandi, che renderebbero le monoposto più pesanti.
Il possibile riequilibrio elettrico dal 2028
Secondo Tombazis, la complessità delle power unit e dei vincoli energetici rende estremamente difficile per un essere umano individuare razionalmente la strategia ottimale per tutti i parametri.
Piastri ha osservato che nemmeno il progressivo passaggio a una ripartizione della potenza pari al 60-40 nel 2028 potrebbe eliminare il problema, considerandolo una caratteristica intrinseca degli attuali regolamenti sui motori.
Tombazis ritiene invece che il futuro riequilibrio possa restituire ai piloti una quota maggiore di controllo. La modifica non cancellerebbe completamente le difficoltà nella gestione dell’energia, ma rappresenterebbe secondo la FIA un miglioramento. Il dirigente ha anche ammesso che le regole 2026 risultano più complicate di quanto auspicato, comprendendo le frustrazioni espresse dai piloti.
Protagonisti del dibattito sulle power unit
Le dichiarazioni e gli episodi legati alla gestione dell’energia coinvolgono diversi protagonisti della Formula 1:
- Oscar Piastri, pilota McLaren critico verso il comportamento degli algoritmi;
- Andrea Stella, team principal McLaren, che ha spiegato il funzionamento degli elementi di autoapprendimento;
- Nikolas Tombazis, direttore monoposto della FIA, intervenuto sui limiti e sulle possibili evoluzioni dei regolamenti;
- Lando Norris, compagno di squadra di Piastri nella McLaren;
- Lewis Hamilton, nominativo presente tra i protagonisti associati alla copertura del tema.
