Zverev ritrovato: può insidiare Sinner e Alcaraz. Pechino ideale per il rientro di Jannik
Alexander Zverev ha conquistato lo US Open superando Ben Shelton in quattro set e ottenendo il secondo titolo Slam della stagione. La prestazione del tedesco, la crescita mostrata negli ultimi mesi e le prospettive dei principali protagonisti del circuito sono state analizzate durante TennisMania, con il contributo tecnico di Guido Monaco.
Alexander Zverev domina la finale dello US Open
Per due set la partita è stata fortemente indirizzata dalla superiorità di Zverev. Il punteggio di 6-3, 7-6 ha evidenziato una differenza molto ampia tra i due giocatori, attenuata soltanto dalla capacità di Shelton di rimanere agganciato grazie al servizio. L’americano ha avuto alcune opportunità per riaprire l’incontro, compreso un game perso dal 30-0, ma dopo quel passaggio ha progressivamente perso presenza e continuità.
Il rendimento di Zverev è apparso particolarmente solido sotto il profilo tecnico e mentale. Il tedesco ha mantenuto un livello elevato per diverse ore, senza cali evidenti, mostrando miglioramenti anche con il dritto. Il suo atteggiamento è sembrato meno rinunciatario rispetto al passato e la qualità dell’attesa, della profondità e dell’intensità dei colpi è cresciuta in modo significativo.
Ben Shelton in difficoltà sulla diagonale di rovescio
La posizione molto arretrata di Shelton ha favorito il piano tattico dell’avversario. Partendo spesso a quattro metri dalla linea di fondo, l’americano ha faticato a gestire le palle cariche e alte indirizzate sul rovescio. In quelle situazioni non riusciva a riconquistare campo né a cambiare ritmo, restando dentro scambi condotti quasi interamente da Zverev.
La scelta di insistere sulla diagonale di rovescio potrebbe essere stata motivata dalla volontà di dimostrare i progressi compiuti su quel colpo. La strategia è stata però penalizzata dalla distanza dal campo e dalla scarsa pesantezza di alcune traiettorie. Anche il back avrebbe potuto rappresentare un’arma utile, ma la sua efficacia diminuiva quando Shelton giocava troppo lontano dalla riga.
Le scelte tattiche che hanno penalizzato Shelton
Shelton ha commesso numerosi errori di dritto e, nella dinamica dello scambio, si è trovato spesso in una posizione sfavorevole già dalle prime battute. Dei circa venticinque dritti sbagliati, una riduzione significativa degli errori avrebbe potuto rendere il confronto più equilibrato.
Rispetto alle precedenti sfide contro Alcaraz e Tiafoe, l’americano ha giocato più arretrato. In quelle partite gli scambi erano più rapidi e la posizione avanzata gli consentiva di essere maggiormente competitivo. Contro Zverev, invece, le palle lente sul rovescio lo hanno costretto a difendersi, facendogli perdere ritmo anche quando cercava di colpire con il dritto.
Il servizio di Zverev decisivo nella sfida
La continuità mostrata dal tedesco con prima e seconda di servizio ha rappresentato una delle chiavi dell’incontro. Shelton ha servito bene soltanto a sprazzi nei primi due set, mentre nel terzo il suo rendimento è aumentato al punto da rendere la partita più combattuta.
La maggiore competitività della finale è coincisa con il miglioramento del servizio dell’americano. Dal terzo set in poi Shelton è riuscito a sostenere meglio gli scambi, mentre nei primi due parziali il confronto tecnico e tattico premiava nettamente Zverev.
La crescita di Alexander Zverev nel circuito
Il successo allo US Open conferma una trasformazione già emersa durante la stagione. La finale di Wimbledon aveva mostrato la capacità di Zverev di competere ad alto livello su una superficie diversa, costringendo Sinner a lavorare duramente anche in una giornata non ottimale.
Il tedesco sembra aver superato parte del peso mentale che ne aveva condizionato il rendimento. Le assenze degli avversari hanno contribuito al contesto, ma la crescita è stata sostenuta anche dal lavoro individuale e da un atteggiamento più propositivo. Fino al torneo di Roma il rendimento appariva molto distante da quello attuale; successivamente è arrivato un cambio di passo che può consentirgli di impensierire con maggiore frequenza i primi giocatori del mondo.
Il confronto con Medvedev, ritenuto fino al Roland Garros sullo stesso piano per competitività e qualità degli argomenti tecnici, appare ora più favorevole a Zverev. Le vittorie recenti e la capacità di esprimersi su tutte le superfici hanno creato una distanza rilevante.
La chiave tecnica della finale
L’esito dell’incontro non ridimensiona il valore di Shelton. L’incastro tecnico-tattico tra i due giocatori ha favorito in modo particolare Zverev, capace di sfruttare la posizione arretrata dell’americano e di controllare le traiettorie sul rovescio.
Quando Shelton disponeva di una palla per attaccare, avrebbe dovuto alternare maggiormente le direzioni. Anche il dritto di Zverev, un tempo considerato più vulnerabile, oggi offre meno margini per una pressione costante. La sua debolezza appare ridotta e ogni scelta offensiva richiede maggiore precisione.
Protagonisti e personalità citate
La finale e l’analisi tecnica hanno coinvolto diversi protagonisti del tennis internazionale e il commentatore presente durante la puntata.
- Alexander Zverev, vincitore dello US Open;
- Ben Shelton, finalista sconfitto in quattro set;
- Jannik Sinner, protagonista della finale di Wimbledon richiamata nell’analisi;
- Carlos Alcaraz, avversario affrontato da Shelton nel torneo;
- Frances Tiafoe, altro precedente riferimento tattico per Shelton;
- Daniil Medvedev, indicato nel confronto con la crescita di Zverev;
- Guido Monaco, commentatore tecnico intervenuto durante TennisMania.
