Zoran Savic: Roma interessa perché è l unica grande città d Europa senza pallacanestro

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Zoran Savic: Roma interessa perché è l unica grande città d Europa senza pallacanestro

Zoran Savic racconta il fermento che sta attraversando l’ambiente cestistico europeo, con particolare attenzione ai progetti che ruotano attorno a Roma. Il punto centrale della sua analisi riguarda l’effetto domino generato da nuove iniziative: il modo in cui una grande città, tradizionalmente legata ad altri sport, può diventare terreno fertile per squadre ambiziose e per investimenti in grado di cambiare ritmo, priorità e standard infrastrutturali.

romA e l’effetto nba europe: perché tutto si muove

La trasformazione della mappa cestistica viene collegata alla presenza di NBA Europe, capace di “mettere in moto tutto”. Secondo Savic, l’attenzione su Roma nasce anche da un elemento preciso: la città viene descritta come l’unica grande realtà europea senza una squadra, circostanza che rende l’annuncio ancora più significativo.

Nel racconto emergono inoltre due progetti separati che dovrebbero trovare una collocazione nella stessa città. Savic richiama due scenari paralleli: da un lato la connessione con Ettore Messina, dall’altro il riferimento a Luka Dončić e alle persone attorno a lui. La domanda che resta sullo sfondo è quale dinamica stia realmente guidando il percorso verso l’operatività a Roma.

romA non ha una squadra: il ruolo simbolico della mancanza

Il ragionamento di Savic insiste sul fatto che, per una grande città europea, la presenza di una squadra non sarebbe solo un obiettivo sportivo, ma un punto di equilibrio dell’intera offerta. Il trasferimento di interesse verso Roma viene quindi interpretato come conseguenza diretta del fatto che la città non abbia ancora una propria squadra nel panorama cestistico europeo.

basket a roma tra calcio, tifoserie e ambizione

La difficoltà storica per il basket viene associata a una cultura cittadina orientata al calcio. Savic afferma che, a Roma, il basket non è mai stato lo sport numero uno: la città vive intensamente di calcio, con una ripartizione netta tra chi tifa Roma e chi tifa Lazio.

Nel confronto con i periodi in cui il basket ha raggiunto l’EuroLeague, viene evidenziato un problema legato alla presenza in tribuna: al palazzetto sarebbero arrivati tre o quattromila tifosi. A complicare il quadro, secondo Savic, interviene anche un tema di infrastrutture. L’arena romana viene indicata come costruita nel 1958 per le Olimpiadi del 1960, con una dotazione che oggi riflette quella struttura e, di conseguenza, i limiti comparativi.

Nonostante questi vincoli, Savic sottolinea la presenza di ambizione tra le persone coinvolte: a partire dal sindaco e da chi lavora nelle istituzioni. L’obiettivo sarebbe portare sport di alto livello, realizzare cose di alto livello e arrivare a nuove arene e progetti correlati.

romA può reggere più squadre: un modello compatibile

Alla questione della sostenibilità, Savic risponde che Roma potrebbe supportare senza difficoltà una, due o tre squadre. L’argomento poggia sulla tradizione della lega italiana, descritta come storicamente legata anche a realtà più piccole, capaci comunque di mantenere un livello competitivo.

In questa cornice, il ruolo di NBA Europe viene presentato come il catalizzatore che rende l’intero scenario più interessante, aprendo spazio a una crescita progressiva e a una pluralità di progetti.

tradizione italiana e dimensione delle città

Nel ragionamento si inserisce anche un’idea di fondo: la competitività nasce spesso da contesti di dimensioni diverse. Savic cita esempi di città più piccole con risultati e campioni arrivati da quei territori. Viene citata la dimensione di Varese (circa 60.000–100.000 abitanti) e Pesaro (circa 60.000–70.000 abitanti), insieme a una capienza di circa 11.000 posti in palazzetto. Il discorso prosegue poi con Bologna, indicata come città più grande (circa 400.000 abitanti), che in passato avrebbe avuto due squadre di alto livello in EuroLeague.

il ruolo del messaggero nel passato del basket italiano

Un passaggio storico riguarda il club romano Messaggero e la sua forza economica in un periodo precedente del basket italiano. Savic descrive il Messaggero come un club in grado di arrivare a posizionamenti tali da portare al Draft NBA il primo e il secondo pick.

Nel racconto, i giocatori avrebbero potuto guadagnare in Europa più di quanto avrebbero ottenuto in NBA. Viene citato il caso di Danny Ferry, arrivato al Messaggero direttamente dal college: l’offerta economica sarebbe stata maggiore rispetto all’opzione NBA, spingendolo a rinunciare a partire per l’NBA in quel preciso anno.

modelli ricorrenti: capitali privati e investimenti nel basket

Secondo Savic, l’assetto attuale richiama un modello già esistito. Si tratterebbe di un periodo in cui la lega italiana funzionava grazie a persone ricche capaci di spendere per sostenere i club, anche a costo di perdere denaro, con una motivazione legata all’amore per il basket e all’investimento nel settore. In Europa, conclude Savic, questo modello si sarebbe poi diffuso in modo più ampio.

cosa deve cambiare: più ricavi da tv e leghe

Per ridurre la dipendenza esclusiva da proprietari facoltosi, Savic indica come direzione la necessità di protezione dei club e di un incremento delle risorse provenienti da televisione e organizzazioni delle leghe in cui si gioca. L’obiettivo è costruire una stabilità economica meno vulnerabile alle variazioni che colpiscono il mercato.

La difficoltà viene spiegata richiamando due fattori: crisi differenti in Europa e una mentalità non omogenea tra contesti.

speculazioni e nomi: nessun commento sulle indiscrezioni

Quando vengono citate speculazioni emerse nei giorni recenti, Savic dichiara di non poter intervenire. Il meccanismo descritto è quello di nomi e idee che circolano, vengono poi ripresi, e finiscono per alimentare conversazioni molto intense sui social network. In assenza di elementi certi, Savic afferma di non voler commentare.

rivalità e progetti ambiziosi: l’interesse che manca

Per Savic, è positivo avere il maggior numero possibile di progetti ambiziosi. La presenza di più iniziative può generare interesse e creare dinamiche capaci di riaccendere attenzione, colmando un vuoto percepito negli ultimi anni.

Nel quadro romano, Savic cita anche la possibilità che esista una squadra che abbia ripreso il nome dell’antico club di Roma, Virtus Roma. L’ipotesi riportata è che entrerebbe in seconda lega. Da qui deriva l’idea che l’interesse sul basket in città sia reale, anche se in passato sarebbe mancato un adeguato consolidamento.

infrastrutture: la differenza tra europa e usa

Il tema delle infrastrutture emerge come nodo decisivo. Savic richiama la costruzione dell’arena romana nel 1958, contrapposta allo scenario in cui altre città possono contare su impianti con standard molto più elevati. Il confronto include Valencia, descritta come dotata di un’arena paragonata a un “astronave” rispetto ad altre strutture.

La distanza viene sintetizzata con l’immagine di quante arene sarebbero disponibili in ogni città negli Stati Uniti: Savic sostiene che in NBA esistano forse 15 arene idonee per giocare a basket o altri sport di alto livello. Questa differenza infrastrutturale viene indicata come incredibile e come uno dei motivi per cui, nel presente, sarebbe difficile competere con l’America.

napoli e milano: nuovi investimenti e rischio di frammentazione

Savic segnala anche un’attenzione crescente verso Napoli. Da quanto riferisce, alcuni americani avrebbero acquistato il club calcistico e l’intenzione sarebbe costruire un’arena da 15.000 posti. Napoli viene descritta come una grande città, con un forte radicamento nel calcio, ma con la volontà di estendere gli investimenti anche al basket. Savic definisce questo orientamento come positivo.

Un ragionamento analogo viene esteso a Milano. Savic afferma che il proprietario del Milan avrebbe idee legate anche a NBA Europe, con l’obiettivo di creare una squadra a Milano. L’identità specifica del club non viene chiarita pienamente, poiché Savic precisa che non sarebbe Armani, ma un’altra compagine.

troppe leghe e troppi desideri: il rischio di dispersione

La chiusura del quadro è affidata a un timore: in questo momento ci sarebbero troppe squadre, troppi desideri e troppe leghe. Savic teme che tutto possa finire per frammentarsi. L’ideale, secondo la sua visione, sarebbe un’unione più ampia con FIBA, EuroLeague e altri soggetti, ma l’equilibrio attuale viene presentato come difficile da raggiungere.

nomi citati nel racconto di Zoran Savic

  • Zoran Savic
  • Ettore Messina
  • Luka Dončić
  • Danny Ferry
  • Virtus Roma
Categorie: Basket

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