Wwe, gli arbitri dovevano fare la spia sui wrestler dietro le quinte

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Wwe, gli arbitri dovevano fare la spia sui wrestler dietro le quinte

Mike Chioda ha spiegato perché, durante gli anni trascorsi come arbitro della WWE, rifiutò di trasformarsi in un informatore della dirigenza. La sua posizione nasceva dalla necessità di preservare il rapporto di fiducia con i wrestler, costruito attraverso lunghi viaggi, numerosi incontri e una collaborazione costante sul ring.

Mike Chioda e le richieste della dirigenza WWE

Nel corso di una conversazione con David Otunga, Chioda ha ricordato che alcuni dirigenti della compagnia chiedevano agli arbitri di controllare l’orario di arrivo dei wrestler agli show. Se un talento si fosse presentato con trenta minuti di ritardo, il referee avrebbe dovuto segnalarlo agli uffici della WWE.

L’ex arbitro considerava questa procedura incompatibile con il ruolo svolto dagli ufficiali di gara. Gli arbitri erano infatti chiamati a viaggiare con i wrestler per circa 280 o 300 giorni all’anno e a collaborare con loro durante gli incontri. Segnalare intenzionalmente un ritardo avrebbe potuto provocare risentimento e compromettere la relazione professionale con le persone insieme alle quali lavoravano quotidianamente.

Mike Chioda rifiutava di fare la spia sui wrestler

Quando gli veniva chiesto di riferire i movimenti dei talenti, Chioda si opponeva direttamente alla richiesta. Il suo ragionamento era che i wrestler rappresentavano una parte fondamentale delle entrate della compagnia, mentre gli arbitri dovevano riuscire a mantenere con loro un rapporto basato sulla collaborazione.

Secondo Chioda, diventare una spia avrebbe significato esporsi a possibili reazioni negative da parte dei wrestler. Le conseguenze avrebbero potuto riguardare il lavoro all’estero, i viaggi condivisi e i rapporti quotidiani nel backstage. Per questo motivo, non era disposto a mettere a rischio la propria posizione né la fiducia conquistata nel tempo per comunicare alla dirigenza un semplice ritardo.

La tutela degli arbitri più giovani

La sua contrarietà non riguardava soltanto la propria situazione. Chioda sosteneva che affidare compiti di sorveglianza agli arbitri più giovani avrebbe potuto esporli a tensioni con i wrestler. Una volta identificati come informatori, quei referee avrebbero dovuto gestire direttamente le possibili reazioni dei talenti durante i viaggi e gli eventi.

L’ex arbitro aveva quindi invitato la dirigenza a cercare soluzioni alternative, evitando di coinvolgere i giovani ufficiali in incarichi capaci di danneggiare i rapporti all’interno dello spogliatoio.

Il ruolo degli arbitri nei controlli antidoping

Un’altra responsabilità considerata problematica riguardava i controlli antidoping. Agli arbitri poteva essere chiesto di individuare i wrestler selezionati per il test, informarli dell’obbligo e verificare che si sottoponessero effettivamente al controllo.

In alcune circostanze, il referee avrebbe anche dovuto seguire il wrestler dopo avergli comunicato la convocazione. Chioda riteneva che questa dinamica potesse generare ulteriore diffidenza, soprattutto nel caso in cui un talento avesse motivo di voler evitare il test. L’arbitro sarebbe diventato la persona incaricata di trasmettere una notizia sgradita e di controllare gli spostamenti del wrestler.

La fiducia tra arbitri e wrestler

Per Chioda, la questione non consisteva semplicemente nel rifiuto di svolgere un incarico scomodo nel backstage. Gli arbitri devono costruire una relazione solida con i wrestler, che durante gli incontri affidano loro la gestione di momenti delicati e, in determinate situazioni, anche la propria sicurezza fisica.

Compromettere quel rapporto per segnalare un arrivo in ritardo avrebbe indebolito una fiducia sviluppata nel corso di una lunga carriera. La scelta di Chioda era quindi orientata alla protezione dei rapporti professionali tra arbitri e talenti, oltre che alla tutela degli ufficiali più giovani chiamati a lavorare nello stesso ambiente.

Le persone citate da Mike Chioda

  • Mike Chioda, ex arbitro della WWE.
  • David Otunga, interlocutore della conversazione.
  • Mark Carrano, dirigente indicato tra le persone interessate al controllo degli orari dei wrestler.
  • John Laurinaitis, dirigente citato in relazione alle richieste rivolte agli arbitri.
  • Bones, uno degli arbitri più giovani menzionati da Chioda.
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Categorie: Wrestling
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