Shakur stevenson può fermare manny pacquiao: la previsione di mannix
Chris Mannix e Sergio Mora ritengono possibile una vittoria per interruzione di Shakur Stevenson contro Manny Pacquiao, ma la previsione solleva forti dubbi considerando lo stile, la potenza e le abitudini tattiche del pugile statunitense. Stevenson ha costruito gran parte dei propri successi sulla capacità di evitare i colpi, controllare la distanza e obbligare gli avversari a ricominciare continuamente le azioni offensive.
Shakur Stevenson contro Manny Pacquiao: la previsione di Mannix e Mora
Durante il programma dedicato alla boxe, Sergio Mora ha definito il possibile incontro una sfida che non apprezza, chiedendosi per quale motivo Pacquiao dovrebbe affrontare un avversario come Stevenson a un’età prossima ai cinquant’anni. Mora ha descritto Shakur come un “ghepardo pound-for-pound con i guantoni”, sottolineandone rapidità e abilità difensive.
Mannix ha immaginato Stevenson capace di colpire Pacquiao ripetutamente mentre il filippino avanza. Mora ha spinto il paragone ancora più avanti, accostando l’eventuale confronto a una prestazione simile a quella di Larry Holmes contro un Muhammad Ali ormai nella fase finale della carriera. Il riferimento richiama un combattimento dominato da un’attività offensiva continua e da una punizione prolungata.
La potenza di Shakur Stevenson e il problema dello stile
Il fattore anagrafico di Pacquiao rappresenta una preoccupazione comprensibile, mentre l’ipotesi di una vittoria per ko appare più difficile da sostenere. La potenza limitata di Stevenson è solo uno degli elementi critici. La sua priorità abituale consiste nel non farsi colpire: porta i suoi colpi, si sposta e impedisce all’avversario di costruire un’azione stabile dalla distanza ravvicinata.
Questo approccio può consentire di vincere i round con grande chiarezza, ma lascia anche all’avversario il tempo necessario per recuperare dopo un colpo efficace. Per ottenere un’interruzione contro Pacquiao, Stevenson dovrebbe restare nella posizione dopo aver trovato il bersaglio e proseguire con altre combinazioni mentre il rivale è ancora abbastanza vicino per rispondere.
Una simile scelta comporterebbe un rischio concreto contro un mancino capace di scagliare combinazioni rapide da angolazioni insolite. Stevenson possiede le qualità per superare Pacquiao ai punti, ma la previsione di Mannix e Mora richiede che affronti il match in modo diverso rispetto a quanto mostrato per gran parte della carriera.
Il paragone con Larry Holmes e Muhammad Ali
Il confronto proposto da Mora tra Stevenson-Holmes e Pacquiao-Ali appare particolarmente estremo. Holmes era un peso massimo in grado di ferire Ali attraverso un’offensiva costante e prolungata. Stevenson, al contrario, tende a scegliere il colpo più sicuro e ad allontanarsi immediatamente.
Il pugile statunitense potrebbe controllare Pacquiao sul piano tecnico, ma prevedere che lo costringa alle corde per sottoporlo a una lunga sequenza di colpi significa immaginare un atteggiamento lontano da quello abituale. La distanza di sicurezza e il disimpegno sono componenti centrali del suo stile, non semplici dettagli tattici.
Il passaggio ai 147 libbre non garantirebbe più potenza
Un eventuale incontro nella categoria dei pesi welter aggiungerebbe un altro interrogativo. Stevenson non ha mostrato una spiccata capacità di chiudere i combattimenti prima del limite nemmeno tra i pesi leggeri. L’aumento di peso non lo trasformerebbe automaticamente in un pugile più pesante nei colpi.
L’età potrebbe rallentare le azioni di Pacquiao, ma Stevenson dovrebbe comunque concedere occasioni e rimanere abbastanza vicino per tentare di forzare l’interruzione. La maggiore dimensione fisica della categoria non risolverebbe da sola il problema della potenza, né cambierebbe i riflessi difensivi che hanno caratterizzato il suo percorso.
Le difficoltà evidenziate dagli incontri precedenti
La finale olimpica di Rio de Janeiro contro il cubano Robeisy Ramirez viene indicata come un momento significativo per comprendere il limite strutturale del gioco di Stevenson. Quando Ramirez accorciò la distanza e aumentò il livello di pressione e aggressività, Shakur arretrò invece di accettare lo scambio.
Non cercò di restare nel confronto ravvicinato, lasciò scorrere i round e, dopo la decisione sfavorevole, reagì emotivamente nel retro del palazzetto. L’episodio viene presentato come un’indicazione della sua difficoltà nel sostenere un combattimento fisico quando l’avversario riesce a imporgli contatto e intensità.
Una dinamica simile si manifestò tra i professionisti contro Edwin De Los Santos. Quando Stevenson percepì la pericolosità dei colpi del dominicano, ridusse drasticamente l’iniziativa offensiva, arrivando a portare meno di dieci pugni per round e trascorrendo trentasei minuti in costante movimento all’indietro.
Se un pugile considerato poco potente come De Los Santos riuscì a spingerlo verso una strategia quasi esclusivamente evasiva, resta da valutare la sua reazione davanti al diretto sinistro di un veterano welter abituato ad avanzare lanciando raffiche di colpi.
Perché il combattimento ravvicinato sarebbe rischioso per Stevenson
Nel tentativo di sostenere la previsione di Mannix, Stevenson dovrebbe rimanere nel raggio d’azione di Pacquiao. Il filippino, anche oltre il proprio apice, ha storicamente trovato le migliori opportunità contro avversari immobili a media distanza. Per cercare il ko, Shakur dovrebbe quindi accettare contromisure rapide ed esplosive provenienti da angoli difficili da leggere.
La carriera professionistica di Stevenson non offre indicazioni sufficienti sulla sua capacità di tollerare a lungo uno scambio di questo tipo, né sul piano fisico né su quello mentale. La soluzione più probabile, davanti a un ritorno di fiamma troppo pericoloso, sarebbe incassare pochi colpi puliti per piazzarne alcuni dalla distanza e poi tornare rapidamente a muoversi.
Questa scelta non rappresenta un difetto in senso assoluto, ma rende improbabile una sequenza offensiva abbastanza lunga da convincere l’arbitro a fermare il match. L’idea che Stevenson possa trasformarsi improvvisamente in un picchiatore capace di fermare chiunque, compreso Pacquiao, non coincide con quanto mostrato nella carriera dilettantistica e professionistica.
La possibile sfida e il valore per la carriera
Mannix ha anche sottolineato che l’incontro potrebbe non concretizzarsi. Pacquiao è stato associato a numerosi possibili avversari senza che le trattative arrivassero alla realizzazione del match.
Per Stevenson, affrontare un nome così noto garantirebbe grande attenzione e il confronto con una leggenda della boxe. Una vittoria contro un Pacquiao vicino ai cinquant’anni, però, fornirebbe indicazioni più limitate sul suo reale valore rispetto a un successo contro uno dei principali pugili della sua generazione.
Le personalità coinvolte nella discussione
- Shakur Stevenson, pugile statunitense noto per abilità difensive, velocità e controllo della distanza.
- Manny Pacquiao, campione filippino e veterano dei grandi incontri internazionali.
- Chris Mannix, analista che ha ipotizzato una possibile vittoria per interruzione di Stevenson.
- Sergio Mora, ex pugile e commentatore che ha espresso forti riserve sull’incontro, pur prevedendo un possibile dominio di Stevenson.
- Larry Holmes, utilizzato da Mora come termine di paragone per l’eventuale prestazione contro un Pacquiao anziano.
- Muhammad Ali, citato nel confronto con il combattimento disputato contro Holmes.
- Robeisy Ramirez, avversario affrontato da Stevenson nella finale olimpica di Rio de Janeiro.
- Edwin De Los Santos, avversario professionista che spinse Stevenson a una condotta fortemente difensiva.
