Rivera insiste sul progetto per la rinascita della nazionale: addii di gravina e buffon e gattuso

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Rivera insiste sul progetto per la rinascita della nazionale: addii di gravina e buffon e gattuso

Gianni Rivera torna a riflettere sul momento delicato del calcio italiano, entrando nel merito di dimissioni, scelte tecniche e contraccolpi dopo l’uscita dai Mondiali. La voce dell’ex centrocampista del Milan e della Nazionale si concentra sulle responsabilità emerse, sui cambiamenti già innescati e sui possibili passaggi successivi, con un’attenzione netta al rapporto tra formazione, qualità tecnica e tenuta competitiva.

Gianni Rivera sulle dimissioni Gravina e sull’addio di Buffon

Le dimissioni di Gabriele Gravina vengono lette come un esito legato a una catena di conseguenze sportive e organizzative. Rivera sostiene che la decisione fosse inevitabile, collegandola alla scelta di figure e dinamiche interne, ricordando i nomi legati all’ambiente tecnico e al gruppo che ha subito l’esclusione.

Parallelamente, anche l’uscita di Gianluigi Buffon viene inquadrata come un passo inevitabile. Rivera descrive Buffon come parte integrante della squadra di riferimento, sottolineando che, pur con livelli di responsabilità diversi rispetto ad altri, la sua posizione era destinata a seguire quella del contesto.

le reazioni dopo la sconfitta con la bosnia

Il racconto di Rivera ruota attorno alla delusione immediata dopo la gara con la Bosnia. Pur affermando di non essere mosso dall’arrabbiatura, l’ex Pallone d’Oro esprime sorpresa per l’esito, richiamando l’idea che la partita fosse alla portata della Nazionale.

via gattuso: la scelta tecnica e il minimo passo possibile

Rivera collega la separazione dall’allenatore a una necessità dettata dalla situazione. La chiamata della Figc viene indicata come un fatto che lo ha lasciato sorpreso, soprattutto perché, secondo il suo ragionamento, in caso di partecipazione ai Mondiali si sarebbero aperti maggiori spazi e consensi. L’esito non ha permesso quel percorso e ha portato alla decisione considerata più coerente.

italia fuori dai mondiali: disastro e segnali di declino

Rivera definisce la mancata qualificazione come un disastro e richiama l’incredulità che, a suo dire, si sarebbe registrata anche fuori dall’Italia. L’ex giocatore individua una frattura tra le aspettative storiche e la capacità attuale della Nazionale di competere in modo credibile con avversari del massimo livello.

Il focus passa poi al declino tecnico. Secondo Rivera una squadra che non mette più in difficoltà le grandi non sta esprimendo la stessa incisività del passato. L’analisi include un calo della tecnica di base e un’assunzione di responsabilità che coinvolge anche chi forma i giovani: tra le cause indicate rientrano i tecnici che lavorano con i bambini.

programma di rilancio: tecnica dei giovani e strutture

Rivera descrive un’idea di rilancio costruita con Adolfo Sormani, indicando un obiettivo preciso: ripartire dai più piccoli. Il progetto, già presente nei suoi piani, punta a curare la tecnica di chi inizia a giocare e a rendere la qualità iniziale il fulcro dell’intero percorso.

Nel quadro delineato, la priorità si completa con l’aumento delle strutture e con l’esigenza di far trascorrere ai ragazzi più tempo possibile in campo. Rivera afferma che avrebbe presentato il progetto anche qualora l’Italia avesse ottenuto risultati diversi, richiamando la possibilità di sperimentazione in contesti dilettantistici.

limite degli stranieri in serie a: meno giocatori stranieri, più materiale per la nazionale

Rivera interviene sul tema del numero di stranieri nella massima serie. La proposta indica un massimo di tre giocatori stranieri per club, motivata dall’esigenza di conservare materiale utile alla Nazionale. La tesi è collegata al rapporto tra disponibilità di risorse interne e possibilità di crescita competitiva.

nuova figc e scelta del ct: criteri, esperienze e vincoli reali

La visione di Rivera sull’assetto federale richiama l’attesa per l’elezione del nuovo presidente. Da quel momento, secondo quanto afferma, sarà possibile ragionare sul commissario tecnico, con una domanda centrale: come scegliere una figura che poi risulti compatibile con chi andrà a sostituire Gravina.

Per quanto riguarda i profili in arrivo nella nuova FIGC, Rivera indica come criterio l’esperienza di campo e la capacità di gestire contesti complessi: devono essere persone capaci di soffrire e in grado di vestire diversi abiti, cioè adattarsi alle esigenze del ruolo.

abete come possibile nome

Rivera presenta Abete come figura che conosce bene, descrivendola come persona seria con un forte interesse per il calcio italiano. Nel suo ragionamento il nome viene considerato potenzialmente adatto in base alle caratteristiche attribuite.

politica nel calcio: confini da rispettare

Il ruolo della politica viene circoscritto con nettezza. Rivera sostiene che i politici possano parlare di calcio, ma che non debbano andare oltre e soprattutto non debbano incidere sulla scelta di chi prenderà il posto di Gravina. La linea è quella di evitare interferenze decisive nei processi di nomina.

3-5-2 e occupazione degli spazi: oltre il modulo

Il tema del modulo viene trattato da Rivera come questione secondaria rispetto alla qualità del lavoro tattico. Secondo la sua impostazione, non è una sfida legata al solo schema: conta saper occupare bene tutti gli spazi. L’obiettivo attribuito a un bravo allenatore è garantire densità e funzionalità in ogni zona del campo.

scorie mondiali e impressioni dall’azteca

Rivera prevede la presenza di polemiche, considerate parte dell’impatto lasciato dall’assenza dell’Italia ai Mondiali. L’esclusione viene descritta come un segno pesante che continua a farsi sentire su chi vive dall’interno il mondo del calcio.

Quanto allo scenario dello stadio azteca, Rivera racconta di aver già sentito parlare della struttura e dichiara che si emozionerà. Pur accennando a un possibile ammodernamento, sottolinea che la targa legata alla “partita del secolo” rimarrà al suo posto, richiamata come simbolo che non verrà rimosso.

mancini e l’effetto domino sulle scelte della nazionale

Rivera esprime dispiacere per Roberto Mancini e collega la sua decisione di andare in Arabia a una conseguenza inevitabile: la scelta avrebbe portato l’ambiente a non volerlo più come commissario tecnico. Nel suo racconto Mancini si sarebbe poi reso nuovamente disponibile, ma viene indicato anche come uno dei primi artefici di danni alla Nazionale.

Gianni Rivera nomina e richiama:

  • Gianni Rivera
  • Gabriele Gravina
  • Gianluigi Buffon
  • Gattuso
  • Roberto Mancini
  • Adolfo Sormani
  • Angelo Sormani
  • Abete
  • Bosnia
Gianni Rivera
Categorie: Calcio

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