Malagò commissario figc, il 14 dicembre si torna al voto: resta il gelo con abodi
La FIGC si prepara a una nuova fase elettorale dopo il commissariamento che ha modificato gli equilibri della Federazione. Giovanni Malagò, già presidente del CONI, assume il ruolo di commissario con poteri più ampi e accompagna il calcio italiano verso il voto previsto a Roma il 14 dicembre, anticipando il termine massimo fissato al 31 gennaio. La vicenda resta intrecciata a questioni regolamentari, accordi interni al sistema sportivo e rapporti istituzionali ancora caratterizzati da tensioni.
FIGC verso le nuove elezioni dopo il commissariamento
Il commissariamento ha riportato al centro il tema delle elezioni federali, annullate dopo la contestazione relativa al requisito del tesseramento. Al momento della candidatura alla presidenza della FIGC, l’assenza della tessera è stata considerata una violazione sufficientemente rilevante da rendere necessario l’annullamento del voto precedente.
La linea sostenuta dal CONI ha quindi portato alla decadenza del consiglio federale e alla nomina di Malagò come commissario. Il dirigente è entrato nella sede federale da presidente e ne è uscito con un incarico commissariale caratterizzato da responsabilità e poteri più estesi, senza il precedente organo collegiale al suo fianco.
Malagò pronto a ricandidarsi alla presidenza FIGC
Il passaggio al commissariamento non ha indebolito la posizione di Malagò sul piano politico-sportivo. Dopo aver ottenuto pochi mesi prima il 69% dei consensi, l’ex presidente del CONI potrà ripresentarsi alla competizione elettorale disponendo della tessera necessaria per certificare la propria appartenenza al calcio.
Al momento non emerge un candidato pronto a contrapporsi apertamente alla sua candidatura. La nuova consultazione potrebbe quindi confermare il peso acquisito da Malagò nel confronto istituzionale che ha seguito l’annullamento delle elezioni.
Accordo nel CONI e ruolo di Luciano Buonfiglio
La soluzione è maturata dopo il confronto tra Luciano Buonfiglio e Giovanni Malagò. Alla riunione è seguita una giunta durata nove minuti, mentre il consiglio nazionale ha approvato all’unanimità il compromesso raggiunto.
Buonfiglio ha descritto Malagò come «vittima di un errore», attribuendo il mancato tesseramento alla struttura federale e non direttamente al dirigente. Il cambio di posizione è arrivato dopo giorni segnati da forti contrasti. Malagò non ha partecipato alle votazioni, scegliendo di astenersi, e ha successivamente preso la parola con l’obiettivo di ridurre la tensione.
Rapporti con il Governo e futuro della Federcalcio
Sullo sfondo rimane il rapporto complesso tra il mondo dello sport e la politica. I rapporti tra Malagò e il ministro Andrea Abodi sono descritti come freddi, mentre il principio dell’autonomia sportiva continua a confrontarsi con la richiesta dello Stato di avere un ruolo più incisivo nella gestione del sistema.
La prossima fase della FIGC sarà quindi nuovamente affidata al voto. Il commissariamento ha rappresentato per Malagò una delle affermazioni politico-sportive più rilevanti della sua carriera, aprendo la strada alla candidatura con i requisiti necessari.
Protagonisti della vicenda FIGC
Le principali figure coinvolte nel passaggio dal commissariamento alle nuove elezioni sono:
- Giovanni Malagò, commissario della FIGC ed ex presidente del CONI;
- Luciano Buonfiglio, protagonista dell’accordo raggiunto all’interno del CONI;
- Andrea Abodi, ministro con cui i rapporti istituzionali con Malagò restano freddi.


