Gabriele Pin a cuore aperto anni di Firenze e futuro dopo Prandelli maestro di gioco

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Gabriele Pin a cuore aperto anni di Firenze e futuro dopo Prandelli maestro di gioco

Un viaggio che riporta indietro nel tempo, fino ai campi di calcio e alle scelte che hanno cambiato la traiettoria professionale. Gabriele Pin, già braccio destro di Cesare Prandelli e protagonista di esperienze con club di primo piano, ha raccontato un periodo intenso: tra la carriera sportiva e un’emergenza vissuta in Iran, con un’uscita accelerata verso la Turchia e poi verso l’Italia. Al centro delle dichiarazioni ci sono il ruolo di Pin nello staff di Prandelli, l’esperienza come supervisore tecnico con l’Esteghlal e il modo in cui il calcio viene interpretato oggi, tra tecnica e tattica.

gabriele pin braccio destro di prandelli e allenatore di esperienza

Da allenatore, Gabriele Pin è stato il braccio destro di Cesare Prandelli, anche durante il percorso che ha portato la nazionale a diventare vice-campione d’Europa nel 2012. Il rapporto professionale si intreccia con la formazione tattica e con l’impostazione di gioco: un punto ricorrente nelle parole di Pin riguarda la costruzione di riferimenti chiari a centrocampo e la capacità di mantenere fluidità nei movimenti.

la nazionale del 2012 e il calcio costruito su spazi e rotazioni

Pin descrive la nazionale allenata da Prandelli sottolineando la struttura in mezzo al campo, con un quadrilatero rotante caratterizzato da funzioni intercambiabili e senza punti di riferimento fissi per l’avversario. L’obiettivo, secondo le sue parole, era giocare palla a terra e attaccare gli spazi, coerentemente con l’idea di un calcio che Pin indica come quello che oggi molti cercano di promettere.

pin e l’iran con l’esteghlal nel 2021: ruolo e contesto

Nel 2021 Pin ha accettato un incarico come supervisore tecnico all’Esteghlal, in Iran. L’esperienza in un campionato lontano dall’Italia si collega anche a ricordi calcistici precedenti: Pin è stato ex giocatore di Juventus, Lazio e Parma. In parallelo, nel racconto emerge il peso del contesto politico e delle conseguenze immediate sulla vita quotidiana.

il racconto dell’emergenza: missili, comunicazioni e caos a teheran

Pin ricorda di essere rientrato da Teheran quando, durante quei giorni di margine, un messaggio arrivato da un giocatore riportava una situazione confusa e pericolosa. La comunicazione parlava della difficoltà di partire, della gente in fuga e della presenza di bombardamenti: tra le informazioni citate, venivano indicati i missili connessi all’episodio legato ad Ali Khamenei, guidate spirituale, obiettivo di attacchi che, secondo quanto riferito, erano iniziati dall’Usa e da Israele.

la fuga dall’iran: viaggio verso la turchia e arrivo a istanbul

Il racconto della fuga mette insieme rapidità organizzativa e difficoltà logistiche. Pin spiega che lui e il preparatore dei portieri Branko tornarono di corsa in albergo per prepararsi, poi salirono su un van del club, definito efficientissimo. Fondamentale fu anche l’aiuto di un agente italiano, che contribuì alla gestione della partenza verso il confine turco.

uscire da teheran: due ore di caos e notizie che cambiano tutto

Pin indica che servì circa due ore per lasciare la città. La folla si era riversata in strade e attività commerciali, con scene legate a provviste e con i festeggiamenti per la notizia della morte di Khamenei. In parallelo, le comunicazioni vennero rapidamente meno, rendendo impossibile anche il contatto con la famiglia per rassicurare.

tabriz e il confine: 2600 km, temperature estreme e passaporto bloccato

Il viaggio proseguì con una lunga permanenza in strada: oltre 15 ore di spostamento senza soste. Pin spiega che gli autisti non volevano fermarsi per riposare e racconta un dettaglio personale per affrontare la fatica del conducente. La tratta venne completata fino a Tabriz e poi verso il confine dopo 2600 km. A ogni benzinaio si formavano 3 km di fila. La partenza avvenne con 28 gradi e l’arrivo con -18, con mani ghiacciate fino al punto da dover rinunciare al gesto di prendere il documento: al controllo di identità, il passaporto venne richiesto e Pin riferisce che dovettero aiutarlo perché le dita non permettevano di afferrarlo.

problemi al controllo: assistenza locale e proseguimento verso van

Pin parla anche di un episodio ai controlli: alcuni problemi vennero gestiti, secondo le sue parole, tramite banconote, specificando però che lui non pagò personalmente. Davanti a un soldato che gli chiese se fosse un allenatore dell’Esteghlal, Pin racconta la dinamica legata a una foto richiesta e a un permesso di passaggio. Oltre il confine, il trasferimento verso l’area successiva avvenne con i pulmini del Vanspor, club contattato dal suo entourage, e la destinazione finale fu la città di Van.

da van a bologna: biglietti aerei acquistati subito dopo la fuga

Raggiunta Van, Pin e Branko si trovarono esausti, ma anziché fermarsi dormirono solo in minima parte: riuscirono ad acquistare su internet due biglietti aerei per Istanbul e partirono immediatamente. Da lì proseguirono verso Bologna.

incubo e prigionia a esfahan: chiusure, repressioni e internet spento

Pin colloca il peggio in un momento successivo, a dicembre. Racconta che alle sei di sera si chiudevano in albergo con le tapparelle abbassate, mentre fuori poteva succedere di tutto. Nel racconto emerge la scelta di spegnere Internet per impedire che arrivassero all’estero filmati relativi alle repressioni.

scuole chiuse, proteste dei professori e i giovani in prima fila

Pin ricorda che ogni mattina si notavano banchi vuoti nelle classi e che i professori che protestavano venivano portati via. Particolare attenzione viene dedicata a giovani e donne, descritte come presenti in prima fila fin dalla prima ora.

evin e mahsa amini: teheran come punto di riferimento del ricordo

Pin riferisce di aver abitato a Teheran proprio davanti al carcere di Evin, quello ricavato nella montagna in cui, secondo il racconto, è stata torturata e uccisa Mahsa Amini dopo l’accusa legata al velo.

il futuro dopo prandelli: la scelta di pin e il ritorno verso l’italia

Pin spiega che, quando Prandelli ha smesso dopo circa venti anni insieme, non si è sentito pronto a fare il secondo ad altri. La proposta dell’Esteghlal rappresentò quindi una sfida concreta, accolta come occasione di crescita. Pin si definisce un veneto curioso che ama viaggiare, richiamando l’immagine di Marco Polo, e aggiunge che dopo circa cinque anni potrebbe sentirsi bene a fare un periodo di Italia senza vincoli rigidi.

gabriele pin calciatore: il massimo legato a una rimonta nella stagione 1986-87

Nel racconto da calciatore, Pin individua come impresa più dura e speciale la vicenda dei 9 punti di penalizzazione nel contesto del calcioscommesse, rimontati con la Lazio nella stagione 1986-87. Nel ritiro di Gubbio, Pin richiama il messaggio di Eugenio Fascetti, secondo cui chi non si sentiva in grado avrebbe potuto lasciare, mentre chi restava avrebbe dovuto dare tutto. Pin sottolinea che non se ne andò nessuno e lega quell’esperienza ai tifosi laziali, indicandola come un riferimento condiviso.

il calcio oggi: tecnica e tattica come due facce della stessa moneta

Pin descrive l’evoluzione del calcio attraverso una visione precisa: la tecnica rappresenta un bene e la tattica non è considerata un problema. Secondo le sue parole, l’interesse a invitare squadre anche in Iran deriva dal riconoscimento della sapienza tattica. Il concetto chiave è la necessità di far arrivare la palla all’uno contro uno: questo passaggio, per Pin, si costruisce tramite rotazioni, transizioni e gioco, elementi che identificano la tattica nel suo funzionamento quotidiano. Conclude l’idea che il calcio resterà sempre formato da tecnica e tattica, come coppia inseparabile.

cesare prandelli e il suo stile: quadrilatero rotante e gioco a spazi

Pin collega la sottovalutazione attribuita alla nazionale a una valutazione personale: non lo considera un tema specifico, ma conferma ciò che ritiene distintivo del lavoro di Prandelli. Indica Cesare Prandelli come maestro di gioco e ribadisce la presenza di un quadrilatero rotante a centrocampo con funzioni intercambiabili, orientato a non concedere punti di riferimento fissi e a puntare su palla a terra e attacco degli spazi.

Persone citate nel racconto:

  • Gabriele Pin
  • Cesare Prandelli
  • Branko
  • Nicholas
  • Ali Khamenei
  • Mahsa Amini
  • Marco Polo
  • Eugenio Fascetti
prandelli gabriele pin
Categorie: Calcio

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