Aaron pryor domina alexis arguello e cancella ogni dubbio sul ring
Il secondo confronto tra Aaron Pryor e Alexis Argüello, disputato il 9 settembre 1983 al Caesars Palace, trasformò una rivalità già storica in una vittoria senza appello per il campione. Il successo per ko alla decima ripresa cancellò gran parte dei dubbi legati al primo incontro, segnato dalla controversia sulla misteriosa bottiglia utilizzata all’angolo di Pryor.
Aaron Pryor contro Alexis Argüello: la rivincita decisiva
Il match del novembre 1982 era stato considerato un classico assoluto. Pryor aveva fermato Argüello alla 14ª ripresa dopo una battaglia durissima, poi riconosciuta da The Ring come combattimento del decennio. Il risultato era rimasto circondato da interrogativi dopo che i microfoni della HBO avevano registrato Panama Lewis mentre chiedeva “l’altra bottiglia, quella che ho miscelato”.
Il team di Pryor sostenne che il contenuto fosse composto da grappa alla menta e Perrier, utilizzati per alleviare i disturbi allo stomaco. La squadra di Argüello ipotizzò invece la presenza di uno stimolante, ma non furono eseguiti test antidoping. Il reclamo presentato alla WBA non portò a conseguenze.
La strategia di Pryor e il ruolo di Emanuel Steward
La rivincita rappresentava per Argüello una nuova possibilità di conquistare un titolo in una quarta categoria di peso, mentre Pryor aveva l’occasione di eliminare ogni ombra dal più importante successo della propria carriera. La pressione psicologica era enorme per entrambi, ma Pryor sembrò trasformarla immediatamente in energia agonistica.
Argüello aveva licenziato Eddie Futch dopo la prima sconfitta e affidato la preparazione a Lupe Sanchez. In seguito definì quella scelta il più grande errore della sua vita. Anche Pryor cambiò allenatore, ingaggiando Emanuel Steward appena due settimane prima del combattimento.
Steward non cercò di ricostruire lo stile del campione. Il suo piano consisteva nel dirigere l’aggressività di Pryor contro la capacità di Argüello di impostare il combattimento con il jab preciso e il destro. Pryor partì all’attacco dal primo suono della campana e mandò al tappeto il rivale con un destro diretto dopo appena 38 secondi.
Aaron Pryor impone ritmo e angoli d’attacco
Il knockdown iniziale modificò completamente l’equilibrio della sfida. Argüello non riuscì più a stabilire il proprio ritmo abituale, basato sulla progressiva crescita dell’intensità. Si trovò invece costretto a inseguire il match contro un avversario più giovane e fisicamente più forte nella categoria dei superleggeri.
Gli angoli d’attacco di Pryor crearono ulteriori difficoltà. Argüello sapeva leggere i movimenti convenzionali e punire le azioni prevedibili, mentre il campione avanzava da posizioni insolite e prolungava le combinazioni oltre il momento in cui l’avversario si aspettava che terminassero.
Il combattimento interno penalizza Alexis Argüello
Nel primo incontro Argüello aveva trovato più volte il proprio destro tecnico e preciso. Le indicazioni di Steward ridussero quelle opportunità: Pryor aggrediva prima che il challenger potesse piantare i piedi e scaricare il colpo con la massima potenza.
Nel quarto round una serie di ganci fece nuovamente cadere Argüello. Il nicaraguense riuscì a superare il momento difficile e reagì nelle riprese centrali cercando il bersaglio al corpo, con l’obiettivo di consumare le energie di Pryor. Alcuni colpi finirono però sotto la cintura e l’arbitro Richard Steele inflisse una penalità di un punto nell’ottava ripresa.
La detrazione ebbe un peso importante anche sul piano tattico. Il lavoro ravvicinato e gli attacchi al corpo rappresentavano la soluzione migliore per rallentare Pryor, ma Argüello dovette agire con maggiore cautela nelle fasi interne. Questa prudenza lo lasciò più esposto alle combinazioni rapide del campione.
Il ko alla decima ripresa e il verdetto definitivo
Argüello aveva iniziato la carriera nei piuma e aveva già conquistato tre divisioni. A 140 libbre si trovava vicino al proprio limite fisico. La precisione dei suoi colpi restava pericolosa, ma Pryor riusciva ad assorbire la potenza e a replicare con sequenze più lunghe e veloci.
All’inizio della decima ripresa, i tre giudici assegnavano il vantaggio a Pryor con i punteggi di 86-83, 87-82 e 85-83. Il campione aumentò ancora la pressione, travolse Argüello con una nuova raffica e lo fece cadere per la terza volta. Il nicaraguense rimase seduto con le braccia intorno alle ginocchia, mentre Steele completava il conteggio a 1 minuto e 48 secondi.
La vittoria portò Pryor a un record di 34-0 e coincise con l’ottava difesa del titolo. Argüello si ritirò temporaneamente, mentre la carriera di Pryor sarebbe stata poi compromessa dalla dipendenza dalla cocaina e da lunghi periodi lontano dalla boxe.
La rivincita non raggiunse il livello di drammaticità del primo confronto, ma offrì a Pryor ciò che il combattimento di Miami non aveva potuto garantirgli: un successo netto, non più condizionato dal mistero della bottiglia. Argüello ebbe la possibilità di riscattarsi, mentre Pryor stabilì senza ambiguità la propria superiorità.
Aaron Pryor e Alexis Argüello: i protagonisti della rivalità
La sfida ebbe come figure centrali due campioni accomunati da una rivalità di enorme rilievo nella boxe internazionale:
- Aaron Pryor, campione imbattuto e vincitore della rivincita per ko alla decima ripresa.
- Alexis Argüello, ex campione di tre divisioni e sfidante nella corsa al titolo dei superleggeri.
- Panama Lewis, allenatore associato alla controversia sulla bottiglia del primo incontro.
- Emanuel Steward, allenatore che preparò Pryor nelle due settimane precedenti la rivincita.
- Eddie Futch e Lupe Sanchez, rispettivamente ex e nuovo allenatore di Argüello dopo la prima sconfitta.
- Richard Steele, arbitro incaricato di dirigere il combattimento.
