Yamaha V4: il progetto MotoGP che sfida i limiti tra coraggio e follia

Giampiero Colossi • Pubblicato il 05/01/2026 • 3 min

Il 2026 rappresenta una svolta decisiva per Yamaha nel panorama della MotoGP: la casa di Iwata abbandona l’architettura tradizionale a quattro cilindri in linea per introdurre un motore V4 destinato a spingere la nuova versione della M1. Questa scelta nasce dall’esigenza di restare competitive con le rivali e accompagna una lunga fase di sviluppo accelerato, finalizzata a sfruttare appieno il potenziale tecnico disponibile.

yamaha moto gp adotta il motore v4 nel 2026

La decisione è stata comunicata durante il GP di Valencia, con l’obiettivo di allinearsi alle tendenze dell’intero paddock. Il progetto aveva già guadagnato attenzione pubblica alla fine dell’estate 2024, quando era emerso come una possibile strada alternativa al concetto in uso. In quell’occasione, Yamaha aveva descritto l’iniziativa come un’esplorazione orientata a verificare la fattibilità tecnica, ma internamente l’orientamento sembrava già definito in favore di un passaggio al quattro tempi a configurazione V4.

Il lavoro si è evoluto rapidamente: prototipo e test hanno seguito un programma serrato, con una versione equipaggiata dal V4 già in pista nell’aprile 2025. Alla guida della valutazione tecnica si sono alternati piloti di spicco, con test mirati che hanno incluso sessioni di verifica avanzata e partecipazione a prove specifiche. Il potenziale inizialmente riscontrato ha alimentato le aspettative di una performance migliorata rispetto all’attuale setup.

sviluppo e gestione parallela dei progetti

Per realizzare una transizione di tale portata è stato necessario ampliare le risorse interne e coordinare due linee di sviluppo in contemporanea: la versione ancora basata sull’attuale M1 e una nuova piattaforma completamente rivista intorno al V4. Ciò ha implicato una rottura con la tradizionale cultura interna di sviluppo graduale, richiedendo azioni decisive e rapide. Secondo i responsabili di progetto, si è operato “al limite del coraggio e della follia” per gestire tempi e vincoli regolamentari della MotoGP.

Lo sviluppo parallelo non è stato relegato a una formalità: è emersa la necessità di una nuova architettura della ciclistica, poiché le dimensioni e la dinamica del V4 comportano modifiche sostanziali sull’intera moto. La sfida maggiore risiede nel costruire una cornice tecnica in grado di valorizzare il motore, mantenendo controllo e comportamento in frenata e in accelerazione.

La moto al momento è in una fase avanzata di messa a punto, ma non definitiva. Si avvicina la prima specifica di gara, prevista per la fine dell’inverno, con test pianificati in Thailandia all’inizio della stagione. Le valutazioni hanno indicato una riduzione dei problemi principali della M1, tra cui l’aderenza in accelerazione e la gestione della frenata, grazie a una configurazione che permette l’uso della ruota posteriore per la frenata in modo più efficace.

considerazioni su strumenti e prospettive

Questa progettazione non è unicamente focalizzata sul motore, ma comporta una revisione complessiva della piattaforma, delle dimensioni e del comportamento dinamico della moto. L’obiettivo è una base di sviluppo che sia utile non solo per il 2026, ma anche per i futuri regolamenti, con una prospettiva di lavoro che possa estendersi fino al 2031.

Una moto completamente nuova è prevista per un solo anno, con un cambiamento generazionale nel 2027 che comporterà una modifica radicale della cilindrata (da 1000cc a 850cc). L’esperienza maturata con il V4 è considerata una risorsa utile anche per i nuovi requisiti regolamentari, offrendo una base di progresso per i progetti futuri e per l’adeguamento alle norme entrate in vigore dal 2027.

In sintesi, si delinea un percorso di sviluppo intensivo volto a consolidare un V4 competitivo e a tradurre le lezioni apprese in una mettere a punto continua della nuova generazione, con una visione strutturata che mira a mantenere Yamaha al vertice nel lungo periodo.

nominativi principali coinvolti nel progetto

  • Lin Jarvis

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