WWE trionfa nella causa legale sulla mossa della Bloodline
La controversia legale sulla celebre posa della Bloodline si è conclusa prima dell’apertura del processo. Il tribunale ha respinto con pregiudizio la causa promossa dal promoter indipendente Nathaniel Tatha-Nanandji contro WWE e 2K, ritenendo insufficienti le prove relative alla presunta violazione del copyright. La decisione elimina anche il processo con giuria previsto per dicembre e la conferenza per un possibile accordo programmata per ottobre.
WWE e Bloodline, la causa sulla posa con il dito alzato
La contestazione non riguardava soltanto il gesto di sollevare un dito verso il cielo. Nathaniel Tatha-Nanandji sosteneva di aver ideato per la stable Tier 1 della WCWA una sequenza più articolata, poi ripresa dalla WWE nella rappresentazione della Bloodline.
Secondo la ricostruzione del promoter, la presentazione comprendeva la disposizione precisa dei membri della stable, una pausa, il segnale impartito dal leader e il sollevamento progressivo delle dita. La posa finale davanti alla telecamera avrebbe completato una modalità di esibizione che, secondo l’accusa, doveva essere considerata un’espressione protetta dal diritto d’autore.
Il tribunale respinge le accuse di violazione del copyright
Il giudice distrettuale David Clay Fowkes ha stabilito che la denuncia non dimostrava la copia di elementi originali effettivamente tutelabili. Un ulteriore ostacolo è stato individuato nella stessa rappresentazione della sequenza attribuita ai Tier 1, giudicata non abbastanza uniforme nelle prove prodotte.
Secondo la decisione, i diversi materiali presentati dal querelante non mostravano una ricostruzione coerente della sequenza descritta nella denuncia. Il tribunale ha invece riscontrato una maggiore continuità tra i filmati indicati come contestati e prodotti dalla parte convenuta.
Il confronto complessivo tra le prove ha portato il giudice a ritenere che una persona ragionevole avrebbe individuato somiglianze principalmente tra i diversi filmati della WWE e di 2K, senza trovare una corrispondenza equivalente con i video forniti da Tatha-Nanandji. È quindi venuto meno il requisito della somiglianza sostanziale tra espressioni protette.
Accesso ai filmati dei Tier 1, la prova ritenuta insufficiente
La causa presentava anche un problema legato alla dimostrazione dell’accesso al materiale. Per sostenere la copia, il promoter avrebbe dovuto provare che qualcuno collegato alla WWE avesse potuto visionare la sequenza dei Tier 1 prima della realizzazione dei contenuti dedicati alla Bloodline.
Tatha-Nanandji aveva menzionato un wrestler non identificato, in precedenza impegnato nella WCWA e poi apparso a SmackDown. Secondo la sua ricostruzione, il wrestler avrebbe richiesto alcuni filmati per attività di scouting. Era stato indicato anche un dipendente WWE, rimasto anonimo, che avrebbe assistito a un evento della compagnia del promoter e mantenuto successivamente i contatti con lui.
Per il tribunale, questi elementi non dimostravano che una persona interna alla WWE avesse effettivamente visionato il materiale contenente la specifica sequenza rivendicata. Il collegamento tra l’eventuale accesso e la presunta riproduzione sarebbe quindi rimasto fondato su ipotesi non supportate da prove concrete.
La decisione ha escluso entrambi i presupposti necessari alla contestazione: la prova dell’accesso al materiale e la presenza di una somiglianza sostanziale riferita a componenti tutelabili dal copyright. Di conseguenza, la denuncia non è stata considerata sufficiente per sostenere una valida richiesta di risarcimento per violazione diretta del diritto d’autore.
La posizione della WWE sulla posa della Bloodline
La WWE aveva respinto fin dall’inizio l’impostazione della causa. La compagnia sosteneva che gesti comuni nello sport e nell’intrattenimento non potessero essere sottoposti a un controllo esclusivo da parte di un singolo soggetto.
Secondo la difesa, una volta eliminati gli aspetti più specifici della ricostruzione, la controversia riguardava semplicemente wrestler che alzavano un braccio e indicavano il cielo con un dito. La WWE aveva inoltre sottolineato le differenze tra le varie rappresentazioni, comprese tempistiche, inquadrature, illuminazione e disposizione dei partecipanti.
La compagnia aveva descritto il gesto del numero uno e il sollevamento di un premio come simboli universali utilizzati per celebrare un risultato. A suo giudizio, riconoscere una tutela troppo ampia avrebbe potuto esporre ad analoghe contestazioni atleti, spettatori e gruppi intenti a festeggiare una vittoria attraverso gesti o pose simili.
La linea difensiva si concentrava quindi sull’assenza di una somiglianza sostanziale riferita a un’espressione realmente tutelabile. Il tribunale ha accolto il punto centrale della posizione, ritenendo non dimostrati i requisiti necessari per proseguire con l’azione legale.
Processo di dicembre cancellato dopo il rigetto con pregiudizio
Il rigetto con pregiudizio ha interrotto definitivamente il percorso previsto nei mesi successivi davanti allo stesso tribunale. Non si svolgerà il processo con giuria programmato per dicembre e non avrà luogo neppure la conferenza di ottobre dedicata a un possibile accordo tra le parti.
La formula adottata dal giudice impedisce inoltre al querelante di limitarsi a correggere la denuncia e ripresentare la stessa pretesa davanti al medesimo tribunale. Il procedimento si conclude quindi in primo grado, restando soltanto gli eventuali strumenti di impugnazione previsti dall’ordinamento.
Per la WWE, la decisione chiude la contestazione relativa alla presentazione resa popolare dalla Bloodline. La compagnia non dovrà comparire davanti a una giuria per questa vicenda, che termina prima del processo previsto alla fine dell’anno.
Protagonisti della controversia sulla Bloodline
La vicenda giudiziaria ha coinvolto direttamente le società citate nella causa e il promoter che ha rivendicato la paternità della sequenza associata ai Tier 1.
- WWE
- 2K
- Nathaniel Tatha-Nanandji
- David Clay Fowkes, giudice distrettuale

