WWE, Michael Cole: ho rischiato di cadere montagna

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WWE, Michael Cole: ho rischiato di cadere  montagna

Michael Cole, storico commentatore della WWE, ha raccontato un episodio che descrive come uno dei più spaventosi della propria vita. Durante un’escursione sul Grand Teton, lo speaker ha riferito di essere finito a pochi centimetri da un salto di 2.000 piedi, in seguito a uno scivolamento avvenuto nel momento in cui la discesa avrebbe dovuto essere gestibile.

michael cole vicino alla morte: caduta sul grand teton

Parlando nel podcast What’s Your Story? di Stephanie McMahon, Michael Cole ha ripercorso l’incidente legato alla scalata del Grand Teton. Il commentatore ha ammesso che, in quel frangente, ha davvero pensato di non riuscire a scendere vivo dalla montagna. La ricostruzione dell’accaduto inizia con il dettaglio della quota raggiunta e con la sensazione che la difficoltà principale non fosse soltanto la vetta.

Cole ha spiegato che arrivare fino all’altezza massima non è stato il passaggio più duro. Una volta giunto in cima, a 13.950 piedi, ha persino effettuato una videochiamata tramite FaceTime a sua moglie. La guida, tuttavia, ha cambiato immediatamente il quadro: la parte più complessa, secondo la spiegazione ricevuta, non era la salita, bensì il ritorno verso il basso.

discesa dal grand teton: la vera sfida che mette paura

Nel racconto, Cole ha descritto il Grand Teton come una scalata con caratteristiche tecniche. Secondo quanto riferito, i primi 12.000 piedi circa possono essere affrontati come un’escursione, tra rocce e terreno vario, con la sosta al campo base e la permanenza notturna. Successivamente, gli ultimi 150 o 200 piedi fino alla vetta richiedono invece di arrampicarsi su una parete, con maggiore attenzione, perché un errore può diventare immediatamente pericoloso.

Arrivati al punto di massima quota, la guida ha avvertito che la discesa avrebbe rappresentato il vero rischio, soprattutto perché l’idea che “tutto sia finito” può indurre a sottovalutare ciò che resta da affrontare. Cole ha anche ricordato che durante la scalata tutti sono collegati alle imbracature con la guida, così da ottenere protezione in caso di scivolata.

scivolamento durante il calo: a pochi centimetri dal precipizio

La situazione si è aggravata durante la discesa, quando Michael Cole è scivolato mentre cercava di sganciare la corda dalla propria imbracatura. Il momento in questione riguardava un tratto di calata: dopo essere scesi da una parete di 85 piedi, Cole si trovava nel punto di appoggio successivo e stava provvedendo a liberare la corda per poterla passare agli altri.

Nel dettaglio, Cole ha spiegato che era sceso per primo, come previsto dalle procedure di discesa dopo una preparazione specifica. Una volta atterrato, ha indicato di aver avuto difficoltà a staccare la corda: risultava bloccata e non riusciva a liberarla. Solo con un forte strattone è riuscito a ottenere lo sgancio, ma in quell’istante il suo scarpone ha scivolato su una roccia ricoperta di ghiaccio.

Da quel momento ha riferito di aver iniziato a rotolare a capofitto per circa 55 o 60 piedi, fermandosi poi a pochissimi centimetri da un precipizio di 2.000 piedi. Il passaggio rappresenta il cuore del racconto: la distanza fisica ravvicinata da una caduta senza ritorno, descritta come un arresto quasi immediato rispetto al salto.

caviglia infortunata e decisione dei soccorsi: due opzioni

Dopo lo scivolamento, Cole ha raccontato di essere rimasto seduto sotto shock, inizialmente convinto di essersi rotto una caviglia. La guida, invece di andare nel panico, avrebbe prospettato due possibilità. Cole ha riferito di aver indossato il casco, ma di essere rimasto stordito e concentrato sull’idea di quanto fosse stato vicino alla morte, arrivando anche a pensare a come avrebbe reagito sua moglie nel caso avesse scoperto quella storia.

Secondo la ricostruzione, la guida avrebbe presentato un’opzione tramite elicottero, indicandone il costo e precisando che il mezzo non sarebbe arrivato in tempi brevi. L’alternativa, invece, prevedeva la discesa a piedi dalla montagna. Cole ha scelto questa seconda via, iniziando a camminare con la guida, fino al campo base per fasciare la caviglia.

Nel racconto, Cole specifica che trascinava letteralmente il piede sul terreno. Alla fine, l’infortunio non sarebbe risultato una frattura: la diagnosi sarebbe stata una grave distorsione, pur con le conseguenze che avrebbe poi richiesto ulteriore prudenza.

percorso successivo estremamente pericoloso con la guida sopra

Il racconto prosegue con un ulteriore passaggio ad alto rischio nonostante la sopravvivenza alla caduta. Con la caviglia infortunata, Cole avrebbe dovuto affrontare un tratto dove un unico errore avrebbe potuto portare conseguenze pesanti per più persone.

Cole ha descritto che il gruppo stava attraversando una parete per raggiungere il livello successivo. In quel frangente, Cole e Frenchie sarebbero stati “i successivi”, mentre la guida si trovava più in alto, con la corda fissata attorno a un grande masso per fare leva. I pesi indicati nel racconto sarebbero stati di circa 200 libbre ciascuno. Il punto critico, secondo Cole, era che se lui fosse scivolato e non avesse potuto usare la caviglia sinistra, ci sarebbe stata una reazione a catena: caduta sua, caduta di Frenchie e caduta anche della guida.

Cole ha definito quel tratto come i 20 minuti più intensi della propria vita, sottolineando l’intensità e la pericolosità del passaggio.

risultato finale del viaggio: una grave distorsione dopo il rischio estremo

Alla fine, Michael Cole è riuscito a lasciare la montagna con l’esito che, nel racconto, viene riassunto come la conseguenza principale di tutta la vicenda: una grave distorsione alla caviglia. Il racconto evidenzia quanto l’incidente lo abbia avvicinato a una tragedia, restituendo la misura di quanto fosse sottile il margine tra la continuità del viaggio e un precipizio mortale.

ospiti e persone citate

Durante il racconto emergono i seguenti nominativi:

  • Michael Cole
  • Stephanie McMahon
  • Frenchie
  • la moglie di Michael Cole

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Categorie: Wrestling

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