Tyson fury e anthony joshua, l’accordo sui test antidoping non è mai stato equo

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Tyson fury e anthony joshua, l’accordo sui test antidoping non è mai stato equo

Anthony Joshua e Tyson Fury avrebbero dovuto affrontarsi con lo stesso livello di tutela contrattuale, soprattutto sul tema dei controlli antidoping. Le condizioni firmate dai due pugili, però, non prevedevano obblighi identici: una differenza che ha messo in discussione la solidità organizzativa di un incontro costruito su enormi interessi economici e sulla potenza dei due pesi massimi.

Anthony Joshua e Tyson Fury: obblighi antidoping diversi

Nel momento in cui Anthony Joshua ha sottoscritto il contratto per il confronto con Tyson Fury, è diventato legalmente vincolato all’ingresso nel programma di test antidoping. Per Fury, secondo quanto emerso, non sarebbe esistito un obbligo equivalente nei termini concordati dal suo contratto.

Eddie Hearn ha riconosciuto che il protocollo non è stato applicato nella forma prevista. Il dirigente ha spiegato che le condizioni inserite nell’accordo di Joshua non coincidevano necessariamente con quelle presenti nel contratto di Fury. L’avvio dei controlli avrebbe dovuto avvenire dalla firma degli accordi iniziali, ma questo passaggio non si è verificato per Fury.

Hearn ha precisato che la situazione non dimostrerebbe una scelta del pugile britannico di sottrarsi ai controlli. Il punto centrale sarebbe un altro: Fury non avrebbe avuto l’obbligo contrattuale di iscriversi al programma in quel momento, mentre lo stesso vincolo era previsto per Joshua.

Contratti separati e lacune nell’organizzazione

Le trattative per gli incontri più importanti spesso si sviluppano attraverso accordi promozionali distinti, invece di un unico contratto sottoscritto da tutte le parti coinvolte. Matchroom gestisce la documentazione di Joshua, mentre i rappresentanti di Fury negoziano separatamente le condizioni del proprio assistito.

Una struttura frammentata può permettere a clausole essenziali di non essere uniformi. Nel caso dei controlli antidoping, le diverse finestre di iscrizione rappresentano un problema concreto: se Joshua viene sottoposto ai test per mesi e Fury entra nel programma soltanto durante un ritiro di otto settimane, l’efficacia preventiva del sistema risulta indebolita.

I controlli durante tutto l’anno sono particolarmente importanti nei periodi lontani dal combattimento. Limitare la verifica alla sola preparazione agonistica riduce la continuità del programma e lascia scoperta la fase considerata più rilevante per un controllo costante.

Responsabilità dei promotori e equilibrio tra i pugili

La differenza contrattuale produce anche uno squilibrio psicologico tra i due campi. Joshua ha iniziato la preparazione rispettando determinati obblighi, mentre il suo avversario non era sottoposto allo stesso vincolo contrattuale. Anche senza prove di irregolarità, la disparità poteva alimentare dubbi sulla correttezza della procedura.

La responsabilità ricade sui promotori e sui rispettivi legali. Se Matchroom ha consentito a Joshua di firmare condizioni che non imponevano a Fury gli stessi obblighi, la parte del pugile avrebbe mancato di garantire uno standard antidoping identico e applicabile a entrambi.

La pubblicazione della discrepanza offre a Hearn uno strumento di pressione nelle trattative. Il dirigente può chiedere pubblicamente condizioni uguali per i due atleti senza accusare direttamente Fury di aver evitato l’iscrizione ai controlli.

La vicenda non prova che Tyson Fury abbia violato un accordo. Dimostra, invece, che i contratti non hanno stabilito un’unica regola vincolante per entrambi i combattenti.

Protagonisti della vicenda

La questione coinvolge direttamente i due pugili e il dirigente responsabile degli accordi relativi ad Anthony Joshua:

  • Anthony Joshua
  • Tyson Fury
  • Eddie Hearn
Image: Tyson Fury–Anthony Joshua Drug Testing Deal Was Never Equal

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