Tour de France o Giro d'Italia? Savoldelli: "Le squadre puntano al sesto posto, e Pogacar non era mai stato così in forma
Paolo Savoldelli, vincitore del Giro d’Italia nel 2002 e nel 2005, ha analizzato il rendimento di Tadej Pogacar, l’evoluzione delle corse a tappe e il crescente divario tra Giro d’Italia e Tour de France. Nel corso dell’intervento sono stati affrontati anche il ruolo della tecnologia, la crisi del ciclismo italiano e le prospettive di rilancio della corsa rosa.
Tadej Pogacar e una superiorità senza precedenti
Secondo Savoldelli, i grandi campioni del passato avrebbero potuto migliorare ulteriormente se avessero avuto accesso alle tecnologie, alla preparazione scientifica e ai materiali disponibili oggi. La differenza rispetto a Pogacar, però, resta evidente: chiunque abbia corso in bicicletta comprende la difficoltà necessaria per vincere e può riconoscere il livello eccezionale raggiunto dallo sloveno.
Nel Tour de France, Pogacar ha ottenuto cinque vittorie di tappa, con la possibilità concreta di conquistarne almeno altre tre. La sua prestazione è stata caratterizzata da una facilità estrema e da una superiorità giudicata fuori dal comune.
Tour de France, velocità e livello medio sempre più elevati
Le velocità di gara sono aumentate rispetto agli anni in cui Savoldelli partecipava al Tour de France. Il miglioramento generale della preparazione ha innalzato il ritmo, rendendo particolarmente difficile la gestione delle tappe per i corridori meno competitivi in salita.
Il livello medio della corsa è cresciuto in modo significativo. Anche le fughe, un tempo più semplici da costruire, spesso hanno richiesto oltre cento chilometri prima di riuscire a prendere il largo. Quando il gruppo si spezza e una fuga comprende circa quaranta corridori, il dato evidenzia un ritmo elevatissimo e una presenza costante di attacchi. Una situazione analoga si è verificata anche nella tappa dell’Alpe d’Huez.
Giro d’Italia e Tour de France, il divario aumenta
Il distacco tra le due principali corse a tappe sembra essersi ampliato. La partecipazione di Vingegaard al Giro d’Italia è stata favorita dall’assenza o dalla condizione insufficiente di alcuni avversari, lasciandolo nettamente davanti alla concorrenza.
Il peso mediatico del Tour de France spinge alcune squadre a preferire un piazzamento nella corsa francese alla possibilità di competere per la vittoria al Giro. Savoldelli ha collegato questa scelta anche alle richieste degli sponsor. A suo giudizio, Vingegaard puntava al Giro per conquistare la Tripla Corona, ma aveva compreso che, in presenza di un Pogacar al massimo della condizione, batterlo sarebbe stato quasi impossibile.
Il vincitore del titolo iridato, secondo Savoldelli, ha espresso una forma eccezionale. Il riferimento è anche alla tappa lasciata a Del Toro e alla vittoria ottenuta dallo sloveno pochi giorni dopo, accompagnata da una condizione fisica apparsa estremamente asciutta.
Biciclette moderne e record dell’Alpe d’Huez
L’evoluzione dei materiali ha inciso profondamente sulle prestazioni. Negli ultimi dieci anni, biciclette, ruote, attriti, posizione in sella, coperture e alimentazione hanno registrato progressi rilevanti. Le gomme da ventotto o trenta millimetri sono diventate più scorrevoli e sicure, mentre l’assetto biomeccanico consente oggi una maggiore efficienza.
Per questo motivo, Savoldelli ritiene complesso confrontare record stabiliti in epoche differenti. Anche Marco Pantani, con i mezzi attuali, avrebbe probabilmente potuto realizzare un tempo più basso, ma il paragone deve considerare condizioni di gara, percorso, salite e temperatura. Il record dell’Alpe d’Huez è stato battuto da Pogacar, ma i contesti storici non sono direttamente sovrapponibili.
Ciclismo italiano e competizione internazionale
La mancanza di un italiano protagonista nelle grandi corse a tappe riflette la trasformazione del ciclismo in uno sport globale. Rispetto al passato, molte più nazioni dispongono di corridori preparati ad altissimo livello, rendendo più difficile il successo dei Paesi tradizionalmente dominanti.
La Slovenia rappresenta un caso particolare, grazie alla presenza di Pogacar e Roglic. Per il futuro italiano, le speranze sono riposte anche in Finn, giovane seguito dalla Red Bull con una crescita graduale e senza un calendario eccessivamente impegnativo. L’obiettivo è preservarne i margini di miglioramento.
La diminuzione degli italiani al Tour de France riduce ulteriormente le possibilità di ottenere risultati. In passato, la presenza numerosa di corridori provenienti anche da Bergamo aumentava la competitività nazionale. Oggi gli italiani sono pochi e alcuni svolgono compiti da gregario o affrontano problemi di condizione. La vittoria ottenuta da Milan nella stagione precedente ha rappresentato un’eccezione legata al suo ruolo di velocista.
Il momento difficile riguarda anche Spagna e Francia: per la prima volta, le tre nazioni storicamente più legate al Tour non hanno conquistato alcuna tappa. Per Savoldelli, questo è il segnale di un innalzamento generale del livello e di sacrifici sempre più elevati per chi intraprende la carriera professionistica.
Il rilancio del Giro d’Italia
L’ingresso di Luca Guercilena in RCS Sport potrebbe favorire nuove iniziative per rafforzare il Giro d’Italia. La sua esperienza nella gestione di una squadra importante potrebbe aiutarlo a dialogare con RCS e con le formazioni partecipanti.
Le corse diventano più spettacolari quando riuniscono numerosi campioni. Per ridurre il vantaggio del Tour, secondo Savoldelli, servono investimenti, idee nuove e la capacità di attirare squadre e corridori di alto livello. Il Giro d’Italia sta inseguendo una competizione francese che dispone di almeno due livelli di vantaggio rispetto alle altre grandi corse.
Protagonisti citati nell’analisi
- Paolo Savoldelli, vincitore del Giro d’Italia nel 2002 e nel 2005;
- Tadej Pogacar, protagonista delle prestazioni più rilevanti al Tour de France;
- Jonas Vingegaard, principale rivale di Pogacar e vincitore del Giro d’Italia;
- Marco Pantani, riferimento per il record dell’Alpe d’Huez;
- Luca Guercilena, indicato come possibile figura per il rilancio del Giro d’Italia;
- Del Toro, vincitore di una tappa prima del successo ottenuto da Pogacar;
- Remco Evenepoel, citato tra i protagonisti delle grandi corse a tappe;
- Finn, giovane corridore considerato una speranza italiana per il futuro.
