Tennis, malori e caldo: il calendario sta chiedendo troppo ai campioni

• Pubblicato il • 5 min
Tennis, malori e caldo: il calendario sta chiedendo troppo ai campioni

Nel tennis professionistico, gli episodi legati al caldo stanno diventando abbastanza frequenti da richiedere una valutazione più ampia. Crampi, vertigini, perdita di energie e difficoltà a recuperare non possono essere considerati soltanto incidenti isolati quando si ripetono in tornei e condizioni diverse. Il tema riguarda la salute degli atleti, ma anche l’efficacia delle regole con cui il circuito gestisce lo stress termico.

stress termico nel tennis: quando gli episodi diventano un segnale

Le spiegazioni abituali comprendono **idratazione insufficiente, recupero incompleto, preparazione non adeguata, crampi o una giornata negativa**. Il caldo, inoltre, viene spesso trattato come una componente ordinaria della competizione, al pari del vento, della pioggia, del freddo e delle diverse caratteristiche delle superfici.

La ripetizione degli episodi, però, rende meno convincente l’idea che si tratti sempre di circostanze occasionali. In una sola giornata degli US Open, Lorenzo Musetti ha descritto una condizione simile a un colpo di calore dopo la sconfitta contro Dave Sweeny. Nello stesso torneo, Felix Auger-Aliassime ha riferito di avere avvertito improvvisamente stordimento, vertigini e macchie davanti agli occhi.

caldo estremo e malesseri dei tennisti

Musetti ha collegato la propria esperienza a quella vissuta da Jannik Sinner a Parigi, segnalando anche il forte contrasto tra l’ambiente esterno e gli spazi interni del torneo. Secondo il tennista, palestra, area fisioterapica e player area erano mantenute a temperature molto basse. La definizione di colpo di calore è stata proposta con cautela e senza una diagnosi medica, come descrizione personale di quanto accaduto.

A Parigi, Jakub Mensik ha concluso una partita durata quattro ore e 41 minuti contro Mariano Navone accasciandosi sulla terra rossa e senza riuscire a rialzarsi. Gli ultimi scambi erano stati giocati praticamente tra i crampi. Nello stesso torneo, Casper Ruud ha raccontato di essersi sentito come uno zombie durante la sfida con Roman Safiullin, parlando di vertigini, sensazioni assimilabili a un colpo di calore e necessità di abbassare la temperatura corporea con ghiaccio e acqua fredda.

Il caso di Sinner, impegnato contro Juan Manuel Cerundolo, ha mostrato un’altra forma di difficoltà: avanti 5-1 nel terzo set, il numero uno del mondo ha esaurito le energie. In uno sport fondato sulla capacità di produrre intensità fino all’ultimo punto, la perdita improvvisa di energia rappresenta una situazione particolarmente critica.

indice WBGT e rischio termico nei tornei

Caldo intenso, crampi, crisi respiratorie, colpi di calore e ritiri sono sempre esistiti nel tennis. Una partita di cinque set disputata sotto il sole costituisce da tempo una prova fisica severa. La questione centrale riguarda quindi l’adeguatezza degli strumenti attuali rispetto a condizioni ambientali che stanno diventando più problematiche.

Uno studio condotto su 360 partite maschili dell’Australian Open, disputate tra il 2014 e il 2016, aveva già evidenziato un rapporto diretto tra l’aumento del WBGT e gli interventi medici legati al caldo. L’indice considera temperatura, umidità, radiazione solare e altri fattori dello stress termico. Per ogni incremento della zona WBGT, le chiamate al medico aumentavano del 47%, gli eventi connessi al caldo del 41% e le richieste di dispositivi di raffreddamento del 53%.

nuova heat policy ATP e limiti delle soglie numeriche

Nel 2026 l’ATP ha introdotto una nuova politica contro il caldo basata sul WBGT. Con un valore di 30,1 °C è prevista una pausa di raffreddamento di dieci minuti dopo il secondo set nelle partite al meglio dei tre. Quando il valore supera i 32,2 °C, il gioco viene sospeso.

La modifica rappresenta un’evoluzione rispetto a un sistema affidato soprattutto alle valutazioni effettuate sul posto. Una ricerca pubblicata nel 2026 su Scientific Reports ha però messo in discussione l’efficacia di una soglia identica nei quattro tornei del Grande Slam. Gli ambienti climatici non sono uguali e la combinazione tra temperatura, umidità e calore radiante varia da una sede all’altra.

L’Australian Open offre un esempio significativo: può verificarsi una temperatura dell’aria estremamente elevata senza che il WBGT raggiunga necessariamente il livello previsto per la sospensione. Il dato numerico è utile, ma non rappresenta da solo l’intera realtà del rischio.

organizzazione delle partite e tutela degli atleti

La gestione dello stress termico non dipende soltanto dalla capacità del giocatore di adattarsi. Entrano in gioco l’orario degli incontri, il numero di partite consecutive, l’intervallo effettivo tra una gara e l’altra e il tempo di recupero dopo un match disputato la sera o nel pomeriggio.

Il tennis ha puntato soprattutto su una maggiore preparazione, su idratazione e nutrizione più attente, sull’acclimatamento, sul ghiaccio, sull’acqua, sui ventilatori e sulle tecnologie di raffreddamento. Sono strumenti importanti, ma **l’adattamento del corpo non può diventare l’unica risposta a un problema organizzativo e ambientale**.

Non è necessario attribuire ogni malore al cambiamento climatico. È sufficiente osservare che la frequenza delle condizioni di stress termico sta cambiando, mentre il sistema non può limitarsi a chiedere agli atleti una preparazione sempre più efficace. Considerare Musetti o Auger-Aliassime semplicemente poco resistenti non affronta la questione principale: la necessità di rendere più adeguate le condizioni in cui si svolgono le competizioni.

tennisti coinvolti negli episodi di stress termico

  • Lorenzo Musetti
  • Felix Auger-Aliassime
  • Jannik Sinner
  • Jakub Mensik
  • Casper Ruud
Lorenzo Musetti
Categorie: Tennis

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