Tebas attacca la fifa dopo il mondiale: infantino ha fatto il suo tempo

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Tebas attacca la fifa dopo il mondiale: infantino ha fatto il suo tempo

Javier Tebas torna a Madrid dopo il viaggio tra Los Angeles, Dallas e New York e trasforma la soddisfazione per il trionfo della Spagna in un’occasione per un doppio messaggio: celebrazione del modello calcistico nazionale e critica senza mezzi termini alla gestione internazionale della FIFA, con un riferimento diretto al presidente Gianni Infantino.

Javier tebas celebra la spagna campione del mondo e indica le cause del successo

Il presidente della Liga ha rilasciato un’analisi a La Gazzetta dello Sport concentrandosi sul risultato della Spagna, appena campione del mondo. Nel racconto di Tebas, la conquista non è il frutto della casualità, ma il risultato di un lavoro coordinato che coinvolge più livelli del sistema calcistico: club, Liga e federazione.

il segreto del calcio spagnolo secondo tebas: lavoro comunitario e formazione

Tebas collega il successo a un percorso costruito nel tempo: dai centri di formazione potenziati e seguiti con attenzione, fino alla struttura competitiva della Liga. Per il numero uno della Liga, la competizione rappresenta un elemento “potente” e capace di essere qualificata e sostenibile, contribuendo in modo diretto al rendimento della nazionale.

club, liga e federazione: la base di 17 convocati su 26

Nel passaggio centrale, Tebas richiama i dati legati alla convocazione: la Liga, nel suo complesso, avrebbe fornito 17 dei 26 giocatori chiamati per il Mondiale. Il ruolo della federazione viene descritto come decisivo nella capacità di scegliere e far crescere il talento nazionale sviluppato all’interno dei club.

Luis de la fuente come esempio di continuità dal settore giovanile

Il presidente della Liga evidenzia anche la figura di Luis de la Fuente, considerato capace di costruire risultati partendo dai giovani. Secondo Tebas, de la Fuente è entrato in federazione nel 2013 e avrebbe lavorato alla crescita di ragazzi con un percorso che parte dall’Under 19 e arriva alla conquista del Mondiale, citando 10 elementi presenti nelle fasi giovanili.

Tebas aggiunge che de la Fuente è stato anche formatore, indicandolo come professore per tre anni in un corso per allenatori. La riflessione sul valore delle persone qualificate viene sintetizzata in un concetto: oltre ai nomi, la differenza la farebbero gli uomini, cioè il capitale umano che lavora “per il bene del calcio nazionale”.

Nel quadro finale, Tebas sottolinea un dato di sistema: nessun Paese, secondo la sua ricostruzione, sarebbe riuscito a diventare campione del mondo con uomini e donne contemporaneamente.

sostenibilità economica e cantera: il modello che genera qualità e valore

Un’ulteriore chiave interpretativa riguarda la sostenibilità economica. Tebas mette al centro i limiti salariali imposti dalla Liga dal 2013, spiegando che tali regole avrebbero spinto i club a rafforzare la dimensione formativa, con l’idea che lo sviluppo dei giovani produca qualità sul campo e anche potenziali entrate.

dal basso in prima squadra: “far arrivare” ragazzi della cantera

Per Tebas, tutti i club conoscono la traiettoria da seguire: portare in prima squadra i calciatori provenienti dalla cantera. A supporto della tesi vengono citati risultati recenti delle rappresentative giovanili e internazionali: l’Europeo Under 19, la medaglia Olimpica e il successo agli Europeo. Il presidente della Liga afferma che non si vince “tanto” e a ogni età per caso, ribadendo che il punto di partenza è “dal basso”.

La possibilità di ingaggiare anche giocatori di alto livello viene riconosciuta, ma l’impianto resta basato su un concetto ripetuto: il successo si costruisce dalla base.

tebas contro fifa: intervalli, idratazione e il caso balogun

Passando al terreno della governance internazionale, Tebas sposta l’attenzione sulla gestione del Mondiale, criticando scelte organizzative attribuite alla FIFA. Le contestazioni riguardano intervalli più lunghi, pause di idratazione e il caso Balogun.

mondiale guidato dagli interessi: intervalli e idratazione

Tebas sostiene che la FIFA sistemi le cose “come vuole” e “per i propri interessi”, non per il calcio. Il riferimento all’intervallo viene accompagnato dall’idea che, se serve, verrebbero concessi 27 minuti senza che l’esigenza sia necessariamente legata al gioco. Sulle pause di idratazione, Tebas parla di una “menzogna”, contrapponendo quanto accade in Liga: pause previste “quando fa caldo davvero”. Nel racconto specifico, vengono citate condizioni di contesto nei campi di Dallas, Los Angeles e Atlanta, con aria condizionata in tribuna, tale da rendere necessaria l’indicazione di indossare un maglione. La conclusione resta che si tratti di una pausa per la pubblicità.

il caso balogun come esempio di decisioni arbitrarie

Il presidente della Liga collega la vicenda Balogun alla prova di una governance che decide “ciò che vuole quando vuole”. Tebas descrive l’azione come guidata solo dagli interessi della FIFA e capace di danneggiare il calcio, senza necessità di consultazioni rispetto al resto dell’industria.

silenzio e complicità nel sistema fifa: la critica alle reazioni indirette

Tebas denuncia anche ciò che considera una carenza di presa di posizione da parte di molti protagonisti del calcio. L’accusa si articola in due categorie: complici attivi che collaborano con decisioni di questo tipo e complici passivi che restano in silenzio, senza denunciare o intervenire per evitare che certe scelte si ripetano.

La critica comprende un contrasto tra discorsi informali e mancanza di azioni concrete: chi contesta il sistema “al bar” o in conversazioni private, ma poi non interviene per fermare ciò che viene considerato dannoso. Nel testo viene richiamata anche la sospensione della squalifica di un giocatore americano come vicenda di “gravità assoluta”, con la ricostruzione che la situazione sarebbe stata resa meno esplosiva dal fatto che il Belgio avrebbe eliminato gli USA.

Tebas aggiunge che, in caso contrario, la vicenda avrebbe potuto generare un caso capace di incidere persino su un posto legato a Infantino. Il presidente della Liga definisce la questione come “punta dell’iceberg”, indicando che si tratti solo di un frammento di problemi più ampi.

superlega e monopolio: tebas teme la perdita di equilibrio del calcio nazionale

Nel ragionamento di Tebas, la sentenza legata alla Superlega avrebbe rafforzato FIFA e UEFA, consolidando un monopolio. Secondo il presidente della Liga, un potere di tale livello avrebbe dovuto essere usato per lavorare con trasparenza con gli altri protagonisti, con decisioni condivise e regolamentari, orientate al bene del calcio.

La posizione resta contraria alle scelte della FIFA, in particolare sulla questione del calendario. Tebas afferma che la Liga ha denunciato più volte il tema legato a queste decisioni e sostiene che ora la FIFA vorrebbe realizzare un Mondiale a 64 squadre.

Mondiale a 64 squadre: tebas boccia l’ampliamento e difende i campionati nazionali

La critica più diretta riguarda l’idea di aumentare ulteriormente il numero di squadre partecipanti. Tebas ribadisce che aumentare i nazionali non avrebbe senso, sostenendo che l’industria del calcio non coincide con il Mondiale, pur definito come l’evento più importante.

competizioni nazionali come motore del lavoro e del sistema

Il presidente della Liga indica che sono le competizioni nazionali a sostenere lo sport. L’allargamento viene descritto come una scelta che contribuirebbe a distruggere l’industria del calcio, con la conseguenza di colpire il valore economico e occupazionale generato da tornei che restano centrali.

Tebas cita un orizzonte economico basato sul lavoro: decine di migliaia di posti di lavoro collegati a eventi che durano circa 40 giorni e a cui parteciperebbe la minoranza dei giocatori. Pur riconoscendo la qualità dei migliori, afferma che nei campionati nazionali sono presenti calciatori di livello elevato e che servirebbero meno nazionali e più protezione al calcio nazionale, a tutti i livelli. Nel tono della critica viene anche richiamata l’idea di scelte irresponsabili da parte di chi decide.

gianni infantino nel mirino: tebas chiede il cambio di guida della fifa

Le parole di Tebas si fanno più dure sul tema della leadership. Secondo il presidente della Liga, Gianni Infantino dovrebbe lasciare la guida della FIFA, perché avrebbe “fatto il suo tempo”. Tebas collega il mantenimento della posizione al sostegno del sistema, a federazioni e assetti interni, sostenendo che non vi sarebbe un candidato di opposizione disposto a presentarsi, dato che nessuno avrebbe interesse a rischiare un’elezione destinata a fallire.

Nella parte finale del giudizio, Tebas riferisce di aver percepito in America molte persone contrarie a Infantino: anche quando tali posizioni risultano dichiarate, secondo lui non vengono accompagnate da azioni concrete. La chiusura richiama un concetto centrale: resta più o meno grave se prevale il silenzio o la complicità, poiché chi resta zitto sarebbe consapevole del danno che il calcio subirebbe.

partecipazioni ed eventi in america: presenza di figure simboliche del calcio spagnolo

Durante il percorso tra gli Stati Uniti, Tebas ha preso parte agli eventi organizzati insieme ai rappresentanti dei club spagnoli, invitati per celebrare il momento del fútbol español. Nell’elenco delle presenze emergono figure legate alla rivalità tra Barcellona e Real Madrid.

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