Social e bambini: fabregas tuona contro la perdita di tempo online
Cesc Fabregas, allenatore del Como, racconta in una lunga intervista a Walter Veltroni un percorso costruito su idee chiare: formazione, protezione delle nuove generazioni, valori dentro lo spogliatoio e una visione del calcio che mira a unire tecnica e crescita. Le sue parole attraversano l’infanzia tra strada e campetti, la riflessione sul peso di social e smartphone, fino alla lettura del calcio moderno e alle scelte legate al lavoro con i giovani e alla costruzione della squadra. Sullo sfondo resta l’obiettivo Champions, affrontato con realismo e attenzione alla qualità richiesta dal massimo palcoscenico.
infanzia e amore per il calcio
Fabregas rievoca i primi anni con il pallone, descrivendo un modo di giocare nato per strada e alimentato da sfide quotidiane con amici e coetanei. L’immagine centrale riguarda partite senza sosta, spesso contro un muro o in contesti semplici, che trasformavano il gioco in un’ossessione positiva e continua.
Il racconto include l’estate trascorsa presso i nonni, con la presenza di un campetto da cinque contro cinque davanti alla casa. La giornata era scandita dal rumore del pallone: appena percepito dalla finestra, arrivava la corsa immediata verso il gioco. Il contesto era quello dei campetti del paese, con match da venti contro venti che non avrebbero avuto fine, secondo la memoria dell’allenatore.
social e smartphone: la battaglia di cesc fabregas
La preoccupazione per l’impatto della tecnologia sulle nuove generazioni emerge in modo diretto. Fabregas esprime il desiderio che i propri figli possano provare la stessa gioia e la libertà creativa associate al gioco vero, non sostituibile.
Il punto di frizione riguarda il tempo sottratto ai bambini e ai ragazzi da dispositivi e piattaforme. L’allenatore descrive i social come un elemento capace di generare un’illusione: la percezione di un mondo non reale, in cui chi esalta o insulta lo fa in modo intermittente e spesso senza continuità. Nel suo ragionamento compaiono anche aspetti legati al tipo di interazione digitale, descritta come distante e facilmente dimenticabile.
Fabregas racconta la propria scelta in ambito familiare: la figlia di tredici anni, secondo quanto riferito, risulta l’unica della classe senza telefono. Viene indicata una linea di protezione fino a un’età minima compresa tra sedici e diciassette anni, con l’obiettivo di mantenere un uso consapevole e non lasciare che il dispositivo occupi tutta l’adolescenza. L’orientamento dichiarato include no Instagram e no Twitter come misure concrete.
ragazzi di oggi e perdita della pazienza
Nel ragionamento sull’età evolutiva, Fabregas collega la difficoltà di concentrazione a un tipo di società che rende più arduo restare su un compito per volta. La tendenza descritta è la mancanza di pazienza e la necessità di cambiare continuamente stimolo, con tempi percepiti come molto brevi.
La visione si concentra sul modo in cui gli errori vengono vissuti: se un giocatore sbaglia un passaggio, viene indicata una reazione sproporzionata, come se fosse la fine del mondo. Per Fabregas, invece, sbagliare è naturale e necessario nel processo di crescita.
Riguardo alle motivazioni con cui i giovani entrano in prima squadra, l’allenatore sottolinea che chi esordisce dovrebbe provare emozione e sentirsi legato al collettivo. Nella sua osservazione, una parte dei ragazzi arriva seduta con il telefono in mano, riducendo la dimensione della gioia. La proposta è far festeggiare ogni momento: un esordio, un compleanno, il primo goal. Ne deriva un messaggio centrato sul valore da percepire nell’esperienza quotidiana, perché tutto ciò che accade in campo non è scontato.
Fabregas definisce il calcio come stile di vita e modo di essere, ricordando che la pratica può restare presente anche senza pallone, attraverso la capacità di immaginarlo.
calcio moderno, pressione dei social e impatto sul gioco
Secondo Fabregas, il calcio rischia di perdere parte della sua poesia e spontaneità. La causa viene collegata alla pressione esterna, all’idea secondo cui sbagliare non sia accettabile e alla riduzione dei tempi necessari per formare e far migliorare i giocatori. Nel suo ragionamento compaiono anche difficoltà di natura educativa nel contesto calcistico.
Il ruolo dei social è presentato come ulteriore fattore di aggressività comunicativa: non si tratta più solo di parlare di calcio, ma si passa a insulti e accuse, trasformando l’evento sportivo in un giudizio immediato. Dopo una partita sbagliata, il bersaglio diventa la reputazione, con l’allenatore che descrive tutto come rapido e violento.
evoluzione tattica e velocità del gioco
Fabregas osserva anche l’evoluzione tattica del calcio contemporaneo. Il gioco risulta più veloce e richiede a tutti il controllo e la programmazione di ciò che accade. In base alla sua lettura, questo impone un carattere meno spontaneo e più “robotico”, con minore spazio per talento e creatività.
Nel dettaglio, viene indicato che chi prova una giocata più complessa, se sbaglia, riceve una reazione severa. Parallelamente, si nota che molti difendono bene, mentre risultano meno frequenti le situazioni in cui l’attacco prende iniziativa con continuità.
Come riferimento descrittivo, l’allenatore richiama dinamiche simili a quelle di una finale di Champions citata nel racconto: una squadra difende con grande compattezza e l’altra cerca di costruire gioco, con un quadro in cui il calcio appare più difensivo che offensivo.
vivaio del como: tecnica, gioia e comunicazione
Nel suo discorso sul settore giovanile, Fabregas presenta la filosofia del Como come un percorso centrato soprattutto sulla tecnica. L’approccio viene collegato al piacere per il costruire, il dribblare e l’attacco alla profondità, elementi considerati capaci di divertire i ragazzi.
Quando l’allenatore segue le partite, anche quelle dei più giovani, riferisce di rimanere deluso dall’atteggiamento di altre squadre, descritte come orientate principalmente alla vittoria. Nel racconto compare anche l’idea che si faccia ricorso a falli e urla tattiche rivolte ai bambini, sintetizzate nell’esempio “Corri, attacca, mettiti 4-4-2!”.
Per Fabregas, il calcio per i bambini deve restare gioia e comunicazione. Viene ribadito che non esiste una tattica migliore del parlarsi in campo, perché la comprensione passa anche attraverso gli sguardi tra compagni.
regole nello spogliatoio: comunicazione e telefono
Fabregas racconta alcune regole introdotte nel gruppo. In occasione dei ritiri, al pranzo viene collocato un tavolo davanti ai giocatori per osservare e favorire le dinamiche interne. L’obiettivo dichiarato riguarda la possibilità di parlare, scherzare e capirsi.
La regola centrale riguarda l’uso del cellulare: durante il pranzo non deve essere impiegato. L’allenatore esprime anche incomprensione per l’abitudine, citata durante il riscaldamento, di usare il telefono anche a ridosso dell’inizio della partita, chiedendosi con chi sia necessario parlare nel momento in cui l’arbitro sta per fischiare.
italiani, mercato e costruzione della rosa
Fabregas affronta il tema della presenza di giocatori italiani nella squadra del Como. Pur dichiarando dispiacere per non avere italiani nel proprio organico, ricorda che in passato, quando la squadra era in Serie B, la composizione era in gran parte formata da italiani e la squadra aveva vinto. Vengono citati anche anni in cui la presenza di giocatori italiani era numerosa.
Nel racconto attuale, il problema è legato alla mancata disponibilità di giocatori italiani funzionali al modo di stare in campo. L’allenatore si definisce parte del calcio italiano e indica la volontà di contribuire alla ripresa del movimento, con un accento particolare sul potenziamento del settore giovanile.
scelte di mercato: stabilità e funzionalità di gioco
Fabregas descrive la linea seguita nella sessione di mercato invernale: a gennaio, secondo quanto riferito, non è stato effettuato alcun acquisto. L’allenatore afferma di non apprezzare le rose riscritte da capo tramite il mercato di riparazione, perché ciò alimenta instabilità nel gruppo. Cambiare una quantità rilevante di giocatori in un intervallo di sei mesi, nella sua prospettiva, rende difficile costruire una squadra coesa.
Il racconto collega la scelta di mantenere la rosa esistente ai risultati ottenuti, con il riferimento al traguardo Champions raggiunto. Per quanto riguarda l’acquisto di giocatori sul mercato interno, l’allenatore sostiene che sia complicato sia in Italia sia in Inghilterra, riportando la percezione di prezzi elevati per profili considerati “buoni” ma non “fuoriclasse”, descritti come valutati intorno a 40 milioni di sterline.
La strategia dichiarata è cercare giocatori funzionali alla visione di gioco. A fronte di una lista, Fabregas riferisce di selezionare quelli più organici al modello previsto dal gruppo. L’obiettivo per il futuro include la possibilità di trovare anche giocatori italiani.
champions league: ambizione e richieste reali
Guardando alla stagione successiva, Fabregas invita a non sottovalutare la Champions League. La competizione viene descritta come un contesto in cui non bastano i progressi precedenti: se la squadra non risulta adeguata, l’esito può diventare severo anche con distacchi marcati. Viene sottolineato che una singola giornata negativa o errori concentrati in pochi minuti possono compromettere l’intero percorso.
Il messaggio è legato a un salto di qualità necessario, senza la sicurezza automatica offerta dal buon andamento di un’annata passata. Restano la volontà di godersi la competizione a Como e la consapevolezza che spesso squadre capaci di fare bene trovano l’accesso al confronto con standard elevati.
cesc fabregas: figure citate
- cesc fabregas
- walter veltroni
