Scopri le soluzioni ingegnose che permettono ai Defender di respirare nel deserto
Nel contesto del Dakar, la gestione del calore non è un optional ma una condizione di sopravvivenza per ogni componente meccanico. L’attenzione al raffreddamento manifesta una logica essenziale: mantenere motore, trasmissione e freni in condizioni operative affidabili anche quando le temperature sono estremamente elevate e le condizioni di guida richiedono coppia e resistenza costanti. In questo quadro, il lavoro di integrazione termica sul Defender D7X‑R nasce dall’esigenza di far lavorare ogni elemento entro limiti sicuri, garantendo prestazioni costanti e una notevole resilienza lungo l’intero percorso.
raffreddamento del defender d7x-r per la dakar
In ambienti dove le temperature superano spesso i 40 °C e la velocità sul terreno si riduce, la capacità di trasferire calore diventa cruciale. Il Defender D7X‑R, impiegato in versione Stock, conserva la maggior parte dei componenti di serie, incluso il V8 biturbo da 635 CV, modulato da un restrittore di flusso come previsto dal regolamento. Nonostante ciò, il turbocompressore può raggiungere temperature operative superiori ai 600 °C, rendendo fondamentale un raffreddamento efficace per evitare surriscaldamenti e garantire affidabilità sul lungo periodo.
“Operiamo in condizioni di temperature molto elevate. Oggi siamo intorno ai 28, 30 gradi, e la vettura è sottoposta a richieste enormi: basse velocità, coppia altissima. Quindi ciò che dobbiamo fare è massimizzare l’area frontale, far entrare nel radiatore quanta più aria possibile e farla attraversare”, spiega il responsabile della trasformazione tecnica. Le possibilità regolamentari hanno guidato l’approccio: non è stato possibile modificare in modo sostanziale la forma esterna, ma l’intervento ha puntato a ottimizzare tutte le aree ammissibili per aumentare lo scambio termico.
gestione termica e design frontale
Una strategia chiave è stata l’ampliamento dell’apertura frontale e la revisione del radiatore, capace ora di scendere in un’unica grande unità che si estende fino alla sezione inferiore della vettura e viene protetta da pannelli dedicati. Con questo aggiornamento si migliora l’adiuvazione del raffreddamento, sostenuta dall’uso di quattro ventole a 12 V che operano costantemente quando il motore è acceso, assicurando un flusso d’aria continuo soprattutto nelle fasi a bassa velocità.
strategie di estrazione dell’aria e cfd
Il passo successivo riguarda l’uscita dell’aria calda dall’area del cofano motore, per non esporre la catena di trasmissione a calore eccessivo. Poiché non era possibile intervenire radicalmente sulle forme esterne, è stata adottata una soluzione ingegnosa: forare la parete interna del cofano per convogliare l’aria calda verso tre sfoghi esterni (due laterali e uno centrale più ampio) che, a livello superiore del cofano, creano una zona di depressione facilitando l’estrazione termica. Il cofano è stato quindi progettato per favorire una pressione negativa superficiale, assicurando che l’aria calda venga convogliata fuori dalla vettura prima di raggiungere la trasmissione. Questo approccio evita il peggioramento della temperatura interna e preserva l’affidabilità dei componenti di serie coinvolti nel sistema di trazione.
La realizzazione è stata supportata da un’intensa attività di CFD, svolta parallelamente allo sviluppo di due vetture muletto che hanno testato le differenti soluzioni per verificarne l’affidabilità. Il progetto ha preso forma in meno di dodici mesi, richiedendo una coordinazione su diversi fronti per rispettare i tempi e i requisiti regolamentari.
Queste soluzioni hanno consentito di mantenere costante lo scambio termico tra motore e ambiente circostante, riducendo i rischi di surriscaldamento e proteggendo la catena di trasmissione nelle zone di terreno più impegnative, dove coppia e temperatura richiedono particolare controllo.
In sintesi, l’approccio al raffreddamento del Defender D7X‑R combina elementi di aerodinamica compatti, interventi mirati consentiti dal regolamento e una batteria di test avanzati per garantire affidabilità nelle condizioni più estreme della Dakar.
Nomi di rilievo legati al progetto:
- Stéphane Peterhansel – pilota
- Michael Metge – copilota
- Jack Lambert – responsabile trasformazione tecnica