San siro, la vendita finisce sotto accusa: cosa sta succedendo allo stadio di milano
La vendita di San Siro è al centro di una controversia giudiziaria che coinvolge il Comune di Milano e le società calcistiche proprietarie dell’impianto. La validità del rogito sottoscritto il 5 novembre 2025 viene contestata, mentre il futuro dello stadio resta legato agli effetti di una causa che potrebbe incidere su qualsiasi intervento strutturale.
San Siro, la vendita contestata in tribunale
La società Stadio San Siro Spa, controllata da Milan e Inter, risulta formalmente proprietaria dell’impianto. La cessione, però, è stata messa in discussione attraverso un’azione legale che riguarda la possibile applicazione delle norme previste dal Codice dei beni culturali.
Il punto centrale della controversia riguarda il secondo anello dello stadio e una scadenza collocata a pochi giorni dalla firma del rogito. Il 10 novembre 2025, infatti, l’impianto avrebbe raggiunto i 70 anni, una soglia collegata all’avvio della verifica prevista per gli immobili pubblici. La firma del contratto il 5 novembre avrebbe quindi trasferito San Siro fuori dal patrimonio pubblico prima dell’apertura della procedura di tutela.
La possibile elusione delle norme di tutela
L’atto di citazione sostiene che la cessione possa essere stata utilizzata per evitare l’applicazione dell’articolo 12, disposizione relativa alla tutela e all’inalienabilità dei beni culturali appartenenti al patrimonio pubblico.
La contestazione si basa sulla rilevanza dei cinque giorni intercorsi tra la firma e il raggiungimento della soglia dei 70 anni. La vendita avrebbe impedito l’avvio del procedimento di verifica culturale proprio alla vigilia della scadenza prevista.
San Siro e la precedente soglia dei 50 anni
Una seconda linea argomentativa riguarda il possibile riconoscimento della tutela già dal 2005. In quel periodo, la soglia temporale indicata era di 50 anni, mentre nel 2011 è stata innalzata a 70 anni. La causa dovrà quindi valutare anche l’eventuale rilevanza della normativa precedente.
La causa promossa da un cittadino milanese
L’azione giudiziaria è stata avviata da un cittadino milanese indicato con le iniziali A.O., utilizzando l’articolo 9 del Testo unico degli enti locali. Questa norma consente a un elettore di agire al posto del Comune quando l’ente pubblico non provvede a tutelare i propri diritti patrimoniali.
L’atto richiama una presunta inerzia del Comune di Milano e afferma che l’amministrazione sarebbe stata informata più volte delle possibili criticità legate alla tempistica della vendita.
Gli avvisi ricevuti dal Comune di Milano
La ricostruzione della vicenda indica tre comunicazioni precedenti alla firma del rogito:
- 22 ottobre: segnalazione del rischio che una firma fissata entro il 10 novembre potesse essere finalizzata a evitare il vincolo;
- 25 ottobre: richiesta di rinviare la sottoscrizione dell’atto;
- 30 ottobre: segnalazione della questione relativa alla soglia dei 50 anni.
Nonostante gli avvertimenti, Palazzo Marino ha scelto di procedere con la vendita. La decisione è ora sottoposta alla valutazione del Tribunale, mentre la proprietà dell’impianto e la possibilità di realizzare interventi strutturali restano condizionate dall’esito della controversia.
Le personalità coinvolte nella controversia
- Beppe Sala, sindaco di Milano;
- avvocato Braghò, autore dell’atto di citazione;
- A.O., cittadino milanese che ha promosso l’azione legale.
