Rivera sicuro: niente processi, 4 titoli mondiali e il 4

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Rivera sicuro: niente processi, 4 titoli mondiali e il 4

Gianni Rivera, tra Mexico ’70 e l’eterna fedeltà al Milan, torna a parlare con lucidità e passione di calcio, Nazionale e futuro. Le sue parole attraversano ricordi indelebili, scelte personali e l’attualità del movimento, fino al peso emotivo del celebre 4-3 contro la Germania Ovest e al modo in cui la squadra azzurra sta preparando le sfide.

cuore rossonero e amore per il milan di rivera

Rivera descrive con grande intensità il legame con il Milan: “Il cuore è sempre rossonero” e l’esperienza in maglia rossonera viene raccontata come una parte fondamentale della vita. Ricorda un periodo lungo vent’anni in campo, scandito da scudetti e Coppe dei campioni. Al centro del racconto c’è un dettaglio simbolico: dopo l’ultima partita dello scudetto della stella, nel 1979, si sarebbe alzato dalla tavola con “un po’ di fame”, spiegando così lo stato d’animo di chi viveva il calcio come continuità quotidiana e non solo come evento sportivo.

il paragone con luka modric e l’età che non ferma la classe

Nelle riflessioni sull’attualità Rivera cita Luka Modrić, evidenziando la solidità fisica e tecnica del giocatore. Il paragone ruota attorno a un punto preciso: Modric, pur avvicinandosi ai 41 anni, continua a essere “saldamente con i piedi sotto la tavola”, mantenendo la capacità di esprimere talento attraverso una condotta fatta di passione e spontaneità. Rivera sottolinea poi la portata dell’impegno sportivo legato a un quinto Mondiale a quell’età, mentre per sé ricorda di essersi fermato a quattro.

italia di gattuso: partite decisive e unità di squadra

Rivera richiama l’idea di una Nazionale chiamata a reagire con urgenza: la fase descritta è quella in Bosnia per il passaggio e la necessità di arrivare in America. Il filo conduttore è l’obiettivo netto dopo due qualificazioni mancate consecutive: basta spareggi, stop, con un ritmo che non ammette incertezze.

La valutazione sulla figura di Gattuso si sviluppa anche attraverso il confronto con i momenti simbolici già vissuti. Rivera riconosce a Gattuso il vissuto sportivo, includendo esperienze come Campione del Mondo con la Nazionale e Campione d’Europa col Milan, mentre sul piano emotivo evidenzia che “si gioca tutto”.

il giudizio sul ct gattuso: serietà, solidità e grinta

Rivera definisce Gattuso serio e solido. Sul carattere del lavoro sottolinea l’orientamento alla guida della squadra e alla vittoria, chiarendo che il compito del tecnico è “vincere” e guidare il gruppo. Viene poi messa in evidenza la fase di preparazione: Rivera afferma che Gattuso sta lavorando bene, punta sui giovani e gode della fiducia del gruppo. Un passaggio importante riguarda il clima collettivo: Rivera osserva un elemento concreto di coesione, la grinta e la capacità di trasmettere passione e voglia, tanto da notare l’unità persino durante i momenti in cui viene cantato l’inno.

come seguirà la partita e l’idea di italia nel mondo

Rivera dichiara che assisterà alla sfida a Roma, a casa, davanti alla televisione, con la condizione di essere l’unico in famiglia a seguire il calcio. L’approccio viene descritto come attento e concentrato sulla squadra. Inquadra poi la Nazionale come “noi siamo l’Italia”, ricordando i quattro titoli mondiali e il confronto con la Germania, mentre tra le nazioni che hanno fatto meglio cita solo il Brasile. Il messaggio finale richiama l’idea di continuità e lucidità: niente scherzi e niente processi, “si va, si parte e basta”.

Nel racconto entra anche un desiderio legato al contesto messicano: poiché la partita si giocherà anche in Messico, Rivera vorrebbe che i ragazzi entrassero nel mitico Azteca, dove è presente la targa della “partita del secolo”. La targa viene indicata come riferimento diretto a Italia-Germania 4-3, per sottolineare il legame storico dell’episodio con il luogo della competizione.

4-3 italia-germania: l’emozione più grande della carriera

Alla domanda su cosa rappresenti il 4-3 nella sua carriera, Rivera risponde senza esitazione: ritiene che sia l’emozione più grande. Richiama la particolarità del match, descrivendolo come un evento destinato difficilmente a ripetersi. L’intensità viene misurata anche dalla portata di pubblico: 30 milioni di italiani davanti alla televisione. Rivera definisce la gara un “pezzo unico di storia del calcio” e un “eterno romanzo” capace di emozionare ancora oggi.

Accanto alla gratificazione per quel momento, Rivera esprime anche un punto di preferenza personale: avrebbe voluto battere il Brasile di Pelé e poi vincere il Mondiale.

panchina azzurra e patentino: dal veto al uefa pro

Rivera racconta che la proposta per il ruolo in Nazionale arrivò dal presidente della Figc Carlo Tavecchio dopo l’esonero di Giampiero Ventura nel 2017. In quel momento, però, Rivera non aveva ancora il tesserino da tecnico e l’associazione allenatori pose un veto, impedendo l’incarico. Quando raggiunse 80 anni decise di riproporsi: “Vi interessa un ct? Sono qui, libero”. Rivera chiarisce poi la motivazione: allenava già mentre giocava, quindi la scelta sarebbe stata coerente anche rispetto alla possibilità di farlo dalla panchina.

Per l’accesso alla qualifica citata, Rivera indica che nel 2019 ottenne il patentino Uefa Pro.

milan e incarichi mancati: politica, parlamentare e distanza dal campo

Nel percorso professionale Rivera ricorda tempi in cui avrebbe potuto allenare il Milan. Ai tempi della presidenza Farina, a metà degli anni Ottanta, si sarebbe potuto aprire quella possibilità, ma poi interviene un altro scenario: secondo il racconto, Berlusconi gli propose di diventare presidente dei Milan club. Di fronte alla scelta, Rivera racconta di aver lasciato quel contesto sportivo per entrare in politica e diventare parlamentare, aggiungendo che da quel momento ha seguito il Milan da lontano.

declino dei talenti italiani e ruolo dei procuratori

Rivera collega la situazione della Nazionale e del campionato a un cambiamento nella produzione di talenti. Con Gattuso definisce “vecchio cuore rossonero”, ma afferma che in Nazionale non c’è un milanista e nota anche che nel Milan attuale ci sarebbero pochi elementi, citando Bartesaghi e Gabbia, quest’ultimo con un riferimento al fatto che “adesso non sta giocando”. Rivera aggiunge che anche la figura del presidente sarebbe straniera e che, nella società, non si crede più alle politiche che in passato avrebbero favorito la crescita di Baresi e Maldini.

Secondo Rivera, il problema centrale è che “non nascono i campioni” e diventa difficile ottenere grandi risultati senza quella base. Nel campionato, sostiene che in Serie A i pochi calciatori bravi sarebbero quasi tutti stranieri, con un’eccezione che indica come “Esclusa l’Inter”. Nel ragionamento di Rivera, la causa principale risiede nel modo in cui i club organizzano la crescita: invece di far maturare i ragazzi e portarli a livelli alti, avrebbero lasciato molte decisioni nelle mani dei procuratori. Rivera richiama poi un precedente personale: il suo esordio in Nazionale avvenne a 18 anni, in un contesto in cui erano “in sette del Milan”.

leão e il ruolo che servirebbe al milan

Rivera esprime una valutazione sul Milan attuale concentrandosi sul ruolo di Leão. Secondo quanto afferma, nel Milan di oggi Leão viene schierato come “finto nueve” e riceve pochi passaggi. Rivera propone un’alternativa: lo aiuterebbe, sostenendo che potrebbe fare tanti gol e che ama attaccare gli spazi. Nella sua descrizione, diventerebbe la “freccia ideale” per le caratteristiche che verrebbero valorizzate in campo.

Nel collegare questa richiesta al suo stile di gioco, Rivera ricorda ciò che faceva da giocatore: “i lanci e i passaggi”, citando collaborazioni e figure contro cui avrebbe portato quelle scelte. I nomi indicati sono Altafini, Prati e Maldera, oltre a “qualche altro”.

personaggi citati da rivera

  • Gianni Rivera
  • Gennaro Gattuso
  • Luka Modrić
  • Carlo Tavecchio
  • Giampiero Ventura
  • Carlo Farina
  • Silvio Berlusconi
  • Pelé
  • Bartesaghi
  • Gabbia
  • Baresi
  • Maldini
  • Leão
  • Altafini
  • Prati
  • Maldera
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