Prandelli ribadisce: «Allegri? Critiche ingiustificate, Conte è l'esempio »
Un incontro di idee sull’allenatore come figura chiave, capace di coniugare principi di gioco con la gestione dell’imprevisto. Il ragionamento privilegia il valore del talento e la necessità di progetti chiari, capaci di intrecciarsi con le dinamiche quotidiane del campo e con lo sviluppo dei giovani. L’analisi si concentra sui temi del ruolo dell’allenatore, sulla necessità di riconoscere le qualità dei propri interpreti e sull’importanza di una visione che sostenga l’evoluzione tecnica e tattica senza indulgere a mode effimere.
prandelli e la filosofia dell’allenatore: gestione dell’imprevisto e valore del talento
dualismo superato
Secondo l’autore dell’intervento, il confronto tra giochisti e risultatisti non è una questione di schieramenti fissi, ma una questione di comprensione dei ruoli. L’idea dominante è che l’allenatore sia l’allenatore e che le mode tattiche, soprattutto nei settori giovanili, possano provocare danni se seguite acriticamente. La prospettiva di fondo è che la capacità decisionale sia primariamente legata al discernimento del tecnico, non all’adesione a correnti.
filosofia e interpreti
Si distinguono due approcci: da un lato, squadre che operano secondo una filosofia condivisa dal proprio allenatore; dall’altro, realtà che si affidano in modo marcato alle giocate dei singoli interpreti. Le idee restano importanti, ma la gestione dell’imprevisto resta la variabile decisiva, capace di cambiare l’esito di una partita nonostante la coerenza di una proposta di gioco.
gestire l’imprevisto
La capacità di adattarsi durante i novanta minuti è essenziale: una proposta tecnica può convivere con situazioni impreviste che richiedono scelte rapide e mirate. Il calcio va oltre i numeri: possesso e statistiche possono indicare superiorità, ma la partita può essere decisa da una giocata singola di un campione. L’esempio di una sfida tra due realtà diverse dimostra che i valori possono prevalere sulle strutture.
il progetto del como
Il progetto di una squadra particolarmente ambiziosa viene descritto come visionario e futuristico, supportato da una linea tecnica che privilegia l’innovazione. Tra le figure in questione, uno dei giovani allenatori emerge come uno degli elementi centrali, portatore di idee che possono tracciare un percorso di successo nel lungo periodo. È importante notare che questa figura non è presentata come integralista.
fabregas
La figura di Cesc Fabregas è associata a principi chiari ma non rigidi: l’obiettivo è costruire dal basso, senza rinunciare a verticalizzare rapidamente quando la squadra viene pressata alta. L’atteggiamento flessibile è visto come la qualità più rilevante per un allenatore moderno, capace di adattarsi alle esigenze della squadra senza compromettere la propria base.
allegri
È riconosciuto il valore di Allegri come tecnico di esperienza, capace di garantire risultati significativi nel tempo. Le critiche rimangono fuori scena quando si analizza la sua carriera tra le grandi realtà italiane, poiché i successi ottenuti sono considerati indicatori di affidabilità e competenza.
il problema delle etichette
Il dibattito sulle etichette resta diffuso, anche se è difficile rimuoverle dall’immaginario collettivo. Esempi storici mostrano come una lettura ristretta della filosofia di gioco possa oscurare una modernità già presente nelle scelte tattiche e competitive dei grandi allenatori.
pragmatismo e conte
Il pragmatismo è indicato come una delle virtù fondamentali di chi dirige una squadra: valorizzare le qualità dei giocatori e le giocate importanti, invece di imporre rigide strutture. Anche Conte è citato come esempio positivo, avendo alternato modelli e approcci per venire incontro alle esigenze della rosa senza compromettere i principi di base.
l’allenatore ideale
Non esiste una figura universale: per essere credibile, l’allenatore deve restare fedele a se stesso. Conoscenza, carisma e coerenza sono elementi decisivi, mentre inseguire mode può arrecare danni consistenti al processo di sviluppo e ai risultati.
danni nei settori giovanili
Riguardo ai vivai, si sottolinea il rischio associato all’eccesso di schemi: fino ai quattordici anni è preferibile consentire ai bambini di esprimersi liberamente, evitando pressioni rigide. Il risultato è visibile: una produzione di giocatori abili nell’esecuzione di compiti prefissati ma meno inclini all’invenzione, al ribaltamento del copione e a dribbling individuali decisivi.
figure menzionate nel testo
- Cesare Prandelli
- Cesc Fabregas
- Allegri
- Bearzot
- Tardelli
- Bergomi
- Scirea
- Conte
