Poche stelle nel wrestling, colpa delle musiche d’ingresso?
Jim Johnston, leggendario ex compositore della WWE, sostiene che le difficoltà di WWE e AEW nel trasformare i wrestler in grandi star non dipendano dal talento degli atleti. Al centro della sua analisi c’è invece una presentazione percepita come troppo uniforme, a partire da un elemento che considera decisivo: le musiche d’ingresso.
musiche d’ingresso e wrestling generico: la critica di jim johnston
Secondo Johnston, entrambe le aziende dispongono di roster capaci di esprimere talento. Il problema, però, sarebbe nella capacità di differenziare i personaggi in modo abbastanza netto da renderli riconoscibili come megastar. Durante un’apparizione a False Finish, Johnston ha collegato questo scenario alla qualità e all’identità delle theme song, ritenendo che il wrestling moderno sia diventato eccessivamente generico.
Johnston ha precisato di non voler attaccare né le compagnie né i wrestler in sé. La sua lettura è che molti atleti risultino intercambiabili perché il contesto sonoro e visivo che li accompagna finisce per suonare e apparire troppo simile tra loro. Nel suo ragionamento, la mancanza di varietà impedisce al pubblico di percepire facilmente l’identità di ciascun personaggio.
figure storiche e riconoscibilità: il caso di steve austin e the rock
Johnston collega la situazione attuale al fatto che oggi non emergono più figure dal calibro di Steve Austin o The Rock. Per lui, l’assenza di un contrasto sonoro immediato riduce la forza con cui un personaggio viene associato a una specifica identità fin dal primo impatto.
il ruolo fondamentale della theme song: riconoscere il wrestler prima dell’ingresso
Il punto centrale della posizione di Johnston riguarda il compito reale di una theme song. Una musica d’ingresso, a suo giudizio, non dovrebbe limitarsi a essere memorabile: deve permettere ai fan di riconoscere immediatamente chi sta per entrare ancora prima che il wrestler compaia sul palco.
Johnston descrive questo obiettivo con un’immagine concreta: se qualcuno, lontano dalla scena, sentisse il primo secondo della musica, dovrebbe capire subito quale atleta sta per presentarsi. In questa logica, la musica diventa un mezzo potente per comunicare emozioni e rafforzare il personaggio, facendo percepire l’identità di chi è prima ancora dell’apparizione visiva.
Quando la theme song non svolge questa funzione, per Johnston il suo scopo risulta fallito. La qualità non è solo estetica o tecnica, ma comunicativa: riguarda la capacità di creare un riconoscimento istantaneo e coerente.
theme song moderne: da segnale distintivo a rumore
Johnston afferma che le produzioni recenti sarebbero diventate talmente generiche da non consentire più al pubblico di riconoscere i wrestler ascoltando pochi secondi di musica. Nel periodo in cui lavorava, sostiene, la differenza sonora era così marcata da rendere possibile distinguere gli ingressi anche da lontano, come se fosse quasi possibile “seguire lo show” senza essere direttamente davanti alla scena.
Oggi, invece, Johnston percepisce un appiattimento: per lui sembrano tutti operare su uno stesso livello di genericità. Da qui deriva la sua conclusione: se il modo di presentare i personaggi non aumenta la loro identità, allora diventa più arduo costruire nuove vere star di livello assoluto.
personaggi e valorizzazione: storyline, abbigliamento e musica
Johnston richiama anche altri elementi che, nel suo schema, completano la valorizzazione dei wrestler. A suo avviso, oltre alla musica servono anche la giusta storyline e il giusto abbigliamento. Nel complesso, questi fattori dovrebbero costruire un’identità forte e riconoscibile.
Johnston cita l’esempio di Steve Austin, sottolineando che prima di diventare il personaggio noto al grande pubblico era stato The Ringmaster. Lo stesso concetto viene utilizzato per spiegare che, già a partire da storie e forme diverse, esiste la possibilità di far crescere un atleta fino a un ruolo da protagonista. Nel suo ragionamento, però, la chiave decisiva resta la presenza della musica e degli strumenti giusti per rendere pienamente leggibile l’evoluzione del personaggio.
vincenzo mcmahon e l’idea di progresso nel prodotto
Nel confronto con l’ipotesi che le compagnie possano essersi adagiate su formule capaci comunque di generare profitti, Johnston riconosce che questo aspetto potrebbe contribuire al problema. Al tempo stesso, attribuisce a Vince McMahon un merito specifico: il tentativo continuo di innovare il prodotto, anche quando non condivideva tutte le scelte creative.
Johnston descrive McMahon come una figura che spingeva verso il cambiamento, ragionando su come migliorare il risultato rispetto al giorno precedente. Nel suo racconto, questa mentalità era comune anche al suo approccio alla musica: la volontà di migliorare e sperimentare con l’obiettivo di rendere la componente sonora più efficace.
conclusione: mancanza di star e problema di presentazione
Johnston conclude che il wrestling moderno non soffre di assenza di talento, ma di un difetto nella presentazione dei personaggi. Secondo la sua lettura, il prossimo Steve Austin o il prossimo The Rock potrebbe trovarsi già all’interno dei roster di WWE o AEW. Tuttavia, senza musiche distintive e senza un’identità sonora più forte, trasformare un talento in una vera megastar diventa più complesso.
summerSlam wwe: date e sede del premium live event
Il prossimo grande show della WWE sarà SummerSlam. Il Premium Live Event si svolgerà in due notti: la prima tra sabato 1 e domenica 2 agosto, la seconda tra domenica 2 e lunedì 3 agosto. Le giornate avranno luogo a Minneapolis, all’interno dell’U.S. Bank Stadium.
Nominativi citati
- Jim Johnston
- Steve Austin
- The Rock
- The Ringmaster
- Vince McMahon
- False Finish

