Perché Horner ha vietato di nominare Mercedes mentre la Red Bull sviluppava il proprio motore in F1
La nascita di Red Bull Powertrains fu accompagnata da una scelta organizzativa precisa: costruire in Gran Bretagna una nuova struttura dedicata alle power unit e sottrarre competenze strategiche ai principali concorrenti. Christian Horner ha raccontato le ragioni che portarono a vietare persino la pronuncia del nome Mercedes durante le riunioni interne, trasformandolo nella denominazione convenzionale di “Team B”.
Red Bull Powertrains e l’addio di Honda
La collaborazione tra Red Bull e Honda aveva riportato la scuderia di Milton Keynes ai vertici della Formula 1, dopo la difficile conclusione del rapporto con Renault. Il costruttore giapponese aveva contribuito al ritorno della squadra nella lotta per i titoli tra la fine degli anni Duemila e l’inizio degli anni Venti, interrompendo il dominio Mercedes iniziato con l’era dei motori V6 turbo-ibridi nel 2014.
Nel 2020 Honda annunciò il ritiro dalla Formula 1 al termine della stagione successiva, proprio quella in cui Max Verstappen conquistò il primo titolo mondiale. La decisione lasciò Red Bull alla ricerca di una soluzione per la fornitura dei motori dal 2022 in avanti. Honda avrebbe poi programmato il ritorno come partner di Aston Martin a partire dal 2026.
Horner e i vertici della squadra optarono per una strategia ambiziosa: creare un reparto interno per le power unit e affrontare direttamente Mercedes, Ferrari e Renault, i costruttori di riferimento del settore. Per il periodo compreso tra il 2022 e il 2025 fu mantenuto un accordo con Honda sotto il marchio RBPT, mentre per i nuovi regolamenti del 2026 Red Bull avviò una collaborazione con Ford allo scopo di sviluppare una power unit completamente nuova.
La costruzione della fabbrica Red Bull in Gran Bretagna
Secondo Horner, Red Bull Powertrains dovette essere concepita praticamente da zero. Una parte del personale Honda operativo nel Regno Unito, insieme ad alcune figure specializzate nelle batterie, entrò nella nuova azienda, ma restavano numerose posizioni da coprire.
La squadra valutò anche la possibilità di collaborare con AVL e di collocare il progetto in Austria, magari nelle vicinanze del Red Bull Ring. La scelta definitiva fu orientata verso la Gran Bretagna, dove il campus Red Bull disponeva di uno spazio che in precedenza ospitava una fabbrica di pluriball.
La struttura richiese una trasformazione radicale: dell’edificio originale rimase soltanto un elemento d’acciaio, mentre il resto fu demolito per realizzare un nuovo impianto. La fabbrica venne costruita in 55 settimane, parallelamente all’avvio della campagna di reclutamento necessaria per formare il reparto tecnico.
Il reclutamento dei tecnici Mercedes
Il piano di espansione portò Horner a contattare numerosi professionisti provenienti da Mercedes, con l’obiettivo di convincerli a unirsi a un progetto ancora in fase di avvio. La precedente esperienza di Red Bull nella progettazione del telaio veniva presentata come una garanzia: con le persone adeguate, la squadra riteneva di poter replicare quel percorso anche nel campo dei motori.
Nel Regno Unito, Mercedes HPP rappresentava il principale centro di riferimento per le power unit, affiancato da realtà come Cosworth e Ilmor. Horner osservò che, nei 25 anni precedenti, non erano nate nuove aziende motoristiche di rilievo e che all’interno di HPP si era sviluppata un’organizzazione considerata poco dinamica, nella quale le opportunità di carriera potevano arrivare soltanto quando si liberavano posizioni.
Il reclutamento divenne così una vera competizione per il talento. Red Bull riuscì ad attrarre diversi tecnici di alto livello da Mercedes e offrì anche ai dipendenti già presenti nell’azienda la possibilità di cambiare area e assumere nuove responsabilità.
Le figure chiave di Red Bull Powertrains
Tra gli ingressi più importanti figurò Ben Hodgkinson, nominato direttore tecnico di RBPT dopo l’esperienza come ingegnere senior delle power unit presso Mercedes HPP. Pip Clode assunse la responsabilità della progettazione meccanica per il recupero di energia e arrivò dopo aver guidato il concept delle power unit di Formula 1 Mercedes HPP.
Nel progetto entrò anche Phil Prew, diventato direttore dell’ingegneria di Red Bull Powertrains dopo il ruolo di chief engineer in Mercedes HPP. Un altro inserimento rilevante fu quello di Steve Brodie, responsabile delle operazioni del motore a combustione in RBPT e in precedenza responsabile Mercedes HPP delle attività in pista e dell’ispezione finale.
La crescita dei reparti e la nuova cultura interna
La creazione della divisione motoristica impose un rapido potenziamento di diversi settori. L’elettronica, per esempio, dovette crescere in tempi molto brevi per sostenere contemporaneamente le esigenze del telaio e del motore. Il reparto non aveva mai realizzato cablaggi destinati alle power unit e dovette quindi sviluppare nuove competenze operative.
Horner descrisse quella fase come un periodo particolarmente dinamico, caratterizzato dall’arrivo di persone dotate di esperienza, energia e passione per un progetto ancora in piena evoluzione. La presenza di tecnici provenienti da Honda e Mercedes generava anche confronti continui con il lavoro svolto nelle organizzazioni precedenti.
Proprio quei riferimenti furono progressivamente limitati. I nuovi dipendenti parlavano spesso delle procedure adottate in Mercedes, ripetendo espressioni come “in Mercedes facevamo questo” o “in Mercedes facevamo quello”. Per evitare che la nuova realtà venisse condizionata dalla cultura della rivale, Horner decise di vietare il nome Mercedes durante le riunioni.
La scuderia concorrente venne quindi indicata soltanto come “Team B”. La misura puntava a rafforzare l’identità di Red Bull Powertrains e a separare il nuovo gruppo dalle abitudini e dai riferimenti dell’organizzazione da cui molti tecnici provenivano.
Le personalità coinvolte nel progetto Red Bull Powertrains
La formazione della divisione motoristica coinvolse dirigenti, ingegneri e tecnici con esperienza diretta nei programmi Mercedes e Honda. I principali nomi citati sono:
- Christian Horner, ex CEO e team principal Red Bull, promotore della campagna di reclutamento.
- Ben Hodgkinson, direttore tecnico di Red Bull Powertrains.
- Pip Clode, responsabile della progettazione meccanica per il recupero di energia.
- Phil Prew, direttore dell’ingegneria di Red Bull Powertrains.
- Steve Brodie, responsabile delle operazioni del motore a combustione.
- Toto Wolff, figura di vertice Mercedes durante il periodo del reclutamento.
- Max Verstappen, pilota Red Bull e campione del mondo nel 2021.
