MotoGP, a Mandalika la ghiaia delle vie di fuga fa ancora discutere: Quartararo chiede interventi
Le vie di fuga del circuito di Mandalika sono tornate sotto osservazione dopo l’incidente che ha coinvolto Fabio Quartararo durante le prove libere del Gran Premio d’Indonesia. La conformazione del tratto che separa l’asfalto dalla ghiaia, già contestata dopo la caduta di Marc Marquez nella gara dell’anno precedente, ha nuovamente sollevato dubbi sulla sicurezza dell’impianto.
Mandalika e il problema dello scalino tra asfalto e ghiaia
Quartararo ha perso il controllo della Yamaha nella parte centrale della sessione del venerdì. Dopo un primo atterraggio apparentemente privo di conseguenze, il pilota francese ha iniziato a scivolare sull’asfalto. La situazione è peggiorata quando il suo corpo ha colpito lo scalino posto al margine della zona asfaltata, venendo proiettato in aria.
Il pilota è riuscito a riprendere l’attività e ha ottenuto l’accesso alla Q2, ma al termine della giornata ha riferito di avvertire indolenzimento sul lato sinistro del corpo. Durante la conferenza stampa presentava un impacco di ghiaccio sul polso e ha spiegato di avere accusato un problema al pollice, oltre a dolori al collo e alla spalla.
Quartararo ha precisato che la caduta è avvenuta ad alta velocità, senza provocare fratture. Le conseguenze sono state ricondotte a un problema muscolare al pollice e a una generale rigidità, con la previsione di avvertire maggiore indolenzimento al risveglio.
Mandalika, le richieste di Fabio Quartararo sulla sicurezza
Secondo Quartararo, la via di fuga necessita ancora di interventi, in particolare nella zona di curva 9. Il pilota ha indicato come possibile soluzione il livellamento della ghiaia con l’asfalto, sostenendo che la superficie dello spazio di fuga risulti più alta rispetto alla pista.
Quando una moto o un pilota raggiungono quel punto, il dislivello può provocare un rimbalzo e aumentare la violenza dell’impatto. Quartararo ha definito la ghiaia una parte particolarmente problematica della caduta e ha sottolineato la necessità di intervenire nell’area per ridurre i rischi.
Un episodio analogo ha coinvolto anche Enea Bastianini, caduto verso la conclusione della sessione pomeridiana. Il pilota della Tech3 KTM non ha riportato conseguenze fisiche.
Marc Marquez e Alex Marquez sulla sicurezza di Mandalika
Marc Marquez, già protagonista di una caduta nello stesso tratto l’anno precedente, ha riconosciuto che la conformazione della via di fuga non offre adeguate garanzie. Il pilota Ducati ha spiegato che il problema riguarda sia la sicurezza dei piloti sia l’integrità delle moto, soprattutto perché la zona è collocata in un punto affrontato a velocità molto elevata.
Secondo Marquez, una caduta nella ghiaia a quella velocità può provocare danni inevitabili. Il pilota ha anche osservato che gli investimenti destinati alla sicurezza rappresentano il modo più efficace per limitare le conseguenze degli incidenti e proteggere sia i concorrenti sia i mezzi.
Marc e Alex Marquez, che in precedenza aveva criticato con maggiore fermezza la situazione, hanno scelto di affidare agli organizzatori la responsabilità degli interventi. Marc ha ricordato che i piloti non possono controllare ogni curva e che esistono figure incaricate di verificare queste condizioni.
Alex ha aggiunto che la gestione del problema spetta alla MGPSEG, non ai piloti, auspicando che l’esperienza maturata l’anno precedente abbia portato a un miglioramento concreto dell’area.
Protagonisti coinvolti nella vicenda di Mandalika
Le cadute e le valutazioni sulla configurazione delle vie di fuga hanno coinvolto diversi piloti della MotoGP:
- Fabio Quartararo, caduto durante le prove libere e qualificato per la Q2;
- Enea Bastianini, protagonista di una caduta nella sessione pomeridiana senza conseguenze fisiche;
- Marc Marquez, già coinvolto nella precedente vicenda legata alla ghiaia;
- Alex Marquez, tra i principali critici della situazione nell’anno precedente.
