Mondiale a 48 squadre: jacobelli su infantino e la manovra elettorale, battuta sull italia e video
Le prime partite del Mondiale 2026 hanno già acceso discussioni e letture differenti, tra segnali incoraggianti, squadre ancora in fase di rodaggio e protagonisti che sembrano confermare il proprio peso specifico. Xavier Jacobelli, in esclusiva a Calcionews24, analizza l’avvio della competizione mettendo in fila elementi sportivi, aspetti organizzativi e una critica diretta alle dichiarazioni di Gianni Infantino. Il quadro che emerge è quello di un torneo ancora in definizione, dove ogni risultato iniziale va collocato dentro un percorso lungo e complesso.
mondiale 2026: il rodaggio delle prime giornate e i segnali più forti
Secondo Jacobelli, l’avvio non può essere letto come una sentenza sulla riuscita finale, perché i Mondiali non si vincono al primo turno. La competizione, per struttura e tempi, richiede una fase di adattamento progressiva: la fase finale coinvolge 48 squadre, con il torneo che scatta l’11 giugno e termina il 19 luglio, mentre al turno successivo passa la combinazione delle prime due di ogni girone e delle migliori terze.
Da qui l’idea di un “tempo e modo” per arrivare alla forma migliore. Nella lettura dello stesso Jacobelli, però, alcuni segnali già emergono chiaramente.
le nazionali che hanno convinto di più: inghilterra, francia e argentina
Le prime impressioni migliori, per Jacobelli, arrivano da Inghilterra, Francia e Argentina. Il motivo è legato alla capacità di mettere in campo qualcosa di più solido già nelle fasi iniziali.
spagna e portogallo in ritardo: fase di rodaggio ancora evidente
Per contro, Spagna e Portogallo risultano ancora in una fase di rodaggio non completata. Nel caso specifico del Portogallo, Jacobelli collega anche il discorso alla forma di alcuni protagonisti, indicando che l’ingresso nella condizione migliore possa richiedere tempo.
brasile e ancelotti: possibile crescita con il tempo
Un’attenzione particolare viene riservata al Brasile. Jacobelli afferma che la squadra “carburerà” perché si tratta, a suo avviso, di una questione legata al tempo e all’organico a disposizione di Ancelotti. Il riferimento parte anche da quanto sottolineato da Ancelotti a seguito del pareggio tra Brasile e Marocco.
protagonisti in risposta alle attese: messi, haaland e kane
Nel complesso, Jacobelli ritiene che il torneo stia rispettando le aspettative per quanto riguarda i protagonisti più attesi. Il ragionamento ruota soprattutto su numeri e impatti già visibili.
messi: 16 reti ai mondiali e 120 gol totali con l’argentina
Un passaggio centrale riguarda Messi: avrebbe eguagliato Klose per numero di reti ai Mondiali, arrivando a 16, e avrebbe raggiunto 120 reti complessive nelle 200 partite giocate con la nazionale argentina. Jacobelli definisce questi risultati come un dato eccezionale.
haaland e kane: segnali rapidi dopo l’avvio
Jacobelli segnala anche l’avvio positivo di Haaland, che avrebbe “subito battuto due colpi”, e analogamente dello stesso Kane. La logica è che i leader di attesa stiano rispondendo alle aspettative dei tifosi.
cristiano ronaldo e portogallo: nessun allarme, serve tempo
Per Cristiano Ronaldo, dopo quanto visto contro la Repubblica Democratica del Congo, Jacobelli interpreta la prestazione come un fatto che può essere ricondotto a una fase non ancora pienamente sincronizzata: per lui sarebbe soprattutto una questione di tempo prima di entrare nella forma migliore, in un contesto in cui anche tutto il Portogallo viene descritto come non ancora al massimo.
infantino: critiche all’organizzazione e alle discriminazioni denunciate
Una parte rilevante dell’intervista si concentra su Gianni Infantino. Jacobelli prende posizione sulle sue dichiarazioni e, in particolare, sulla battuta riguardante la possibilità di un Mondiale a 64 squadre. Secondo il giornalista, quel passaggio avrebbe valore ridotto, perché dovrebbe essere sostituito da un confronto su questioni più concrete.
Jacobelli sostiene che Infantino dovrebbe parlare delle discriminazioni rivolte agli atleti e ai giocatori della delegazione iraniana. Viene inoltre citato quanto accaduto durante una perquisizione alla frontiera all’Uzbekistan di Cannavaro. Nel racconto del giornalista, sarebbe stato usato un metal detector anche su De Bruyne, con riferimento al Belgio.
mondiale a 48 squadre: scelta elettorale e nuove opportunità per nazioni meno note
Jacobelli collega l’allargamento a 48 squadre a una manovra elettorale attribuendola a Infantino. Il giornalista evidenzia che, secondo la logica di valutazione citata, un voto equivale a ogni nazione “testata” dalla FIFA: di conseguenza, l’aumento delle partecipanti avrebbe esteso lo spazio anche a Paesi che non hanno vissuto grandi epopee mondiali storiche, con un effetto che viene definito comunque positivo sotto il profilo della diffusione del calcio.
criticità logistiche: acquartieramenti e trasferimenti
Nel ragionamento di Jacobelli, la parte sportiva si intreccia con la preparazione delle squadre e con i trasferimenti. Viene ricordato che l’Iran sarebbe stato costretto ad acquartierarsi in Messico, avrebbe dovuto affrontare 5 ore di viaggio per giocare a Los Angeles, per poi essere immediatamente rispedito in Messico. La domanda implicita posta dal giornalista è se queste siano le condizioni migliori per preparare una partita di fase finale.
geografia, clima e gigantismo: impatto sull’esperienza del mondiale
Jacobelli affronta anche l’aspetto geografico del torneo, diviso tra Stati Uniti, Canada e Messico. Per lui il clima può essere importante, anche se non determinante da solo, e il tema si collega all’idea di un Mondiale “ipertrofico”.
2030: spagna e marocco con tappe in sud america
Viene citato il Mondiale del 2030, organizzato da Spagna e Marocco, con “puntate” in Argentina, Brasile e Uruguay per celebrare il centenario. Secondo Jacobelli, questa configurazione suggerirebbe una modalità di torneo diversa, collegata al gigantismo del calcio moderno.
boston e tartan army: passione e invasione pacifica
Accanto al discorso business, Jacobelli richiama la cornice emotiva del tifo, citando quanto sta avvenendo a Boston con la Tartan Army, tifosi scozzesi descritti come appassionati e presenti in modo pacifico in una città americana accolta “a braccia aperte”.
prezzi e proteste: dal calcio al calcio business
Il giornalista ribadisce che, al di là del sentimento dei tifosi, resta un dato di fatto: un sistema orientato soprattutto al business. Vengono menzionati prezzi dei biglietti, inchieste giornalistiche e proteste considerate legittime. In questa lettura, questi aspetti vengono separati dal “calcio” percepito come quello amato, associandoli a dinamiche commerciali.
giovani rivelazioni: ancora presto per giudizi definitivi
Alla domanda su eventuali giovani rivelazioni o talenti emergenti, Jacobelli risponde che è ancora troppo presto. Motivo principale: come avviene anche con gli Europei, il Mondiale tende a portare alla ribalta diversi giocatori, con alcuni acuti nelle prime partite, ma servono controprove più solidi e probanti prima di esprimere valutazioni definitive.
finale del 19 luglio: previsioni impossibili a un mese di distanza
Per la finale, Jacobelli sottolinea l’impossibilità di formulare un pronostico affidabile. Il riferimento è alla distanza temporale: siamo al 18 giugno e la finale è il 19 luglio, quindi a circa un mese. Secondo lui, si sono disputate solo le partite della prima giornata e, soprattutto, possono succedere molte cose lungo il cammino.
Nel discorso entrano anche fattori capaci di influenzare l’interesse e le opinioni dei tifosi: Jacobelli cita il possibile confronto tra Messi e Ronaldo come scenario che alimenterebbe nuovi dibattiti sul migliore di sempre. Viene menzionato anche il ritorno di Mbappé della Francia in condizioni “smaglianti” e il dato sui 63 gol stagionali tra Nazionale e Bayern per Kane.
il cammino è lungo: nessuna previsione sulla finalista
La conclusione è chiara: con una competizione così lunga, formulare pronostici su chi disputerà la finale risulta impossibile. Il percorso è indicato come “molto, molto” lungo.
personalità citate nell’intervista
- Xavier Jacobelli
- Carlo Ancelotti
- Gianni Infantino
- Messi
- Klose
- Haaland
- Kane
- Cristiano Ronaldo
- Cannavaro
- De Bruyne
- Mbappé