Mike D'Antoni: "A Milano ho trovato la mia dimensione
Mike D’Antoni è entrato ufficialmente nella Naismith Basketball Hall of Fame, diventando il quarto italiano a ricevere questo riconoscimento dopo Cesare Rubini, Sandro Gamba e Dino Meneghin. La cerimonia di Springfield ha celebrato una carriera costruita tra il parquet, l’esperienza milanese e una lunga attività da allenatore nella NBA.
Mike D’Antoni nella Naismith Basketball Hall of Fame
D’Antoni ha partecipato alla cerimonia accompagnato dalla moglie Laurel, dal figlio Michael e dalla famiglia, compreso il fratello Dan D’Antoni. La sua introduzione è stata affidata anche a Bob McAdoo, mentre erano presenti Wally Walker, Russ Schoene e Joe Barry Carroll. La presenza di numerosi protagonisti legati all’Olimpia ha creato una vera reunion americana della società milanese.
Un video ha ripercorso soprattutto gli anni trascorsi da giocatore a Milano. Nel discorso, caratterizzato da momenti emozionanti e da battute in linea con il suo stile, D’Antoni ha ricordato le proprie origini e la famiglia emigrata dall’Italia alla ricerca di migliori condizioni di vita. La crescita in West Virginia è avvenuta in un ambiente familiare fondato sull’affetto e sulla competitività, sotto l’influenza del padre Coach Louis D’Antoni e della madre.
Le origini, gli idoli e l’università di Marshall
Durante l’adolescenza, D’Antoni considerava propri idoli Rod Thorn e Jerry West. Thorn lo avrebbe poi allenato, mentre West aveva eliminato in una semifinale statale la squadra guidata dal padre di Mike ai tempi del liceo.
Il percorso universitario a Marshall ha seguito quello del fratello. In quegli anni, la comunità fu profondamente colpita dal disastro aereo che cancellò la squadra di football dell’ateneo, una tragedia rimasta nella memoria locale per decenni. D’Antoni ha ricordato anche l’incontro con Laurel, avvenuto a Milano durante una cena organizzata insieme a Wally Walker e alla moglie. Il colpo di fulmine è stato raccontato con un riferimento ai sette secondi, richiamo allo stile offensivo adottato dai Phoenix Suns.
Mike D’Antoni e il legame con l’Olimpia Milano
Dopo l’esperienza nella NBA, D’Antoni ha trascorso 17 anni in Italia. All’Olimpia Milano ha giocato nel ruolo di playmaker sotto la guida di Dan Peterson, trovando le condizioni per far emergere pienamente le proprie qualità. La fiducia ricevuta dall’allenatore è stata indicata come uno degli elementi capaci di trasformare il rendimento di un giocatore.
Tra i ricordi più significativi figura la collaborazione con Bob McAdoo. D’Antoni ha raccontato i time-out nei quali Peterson disegnava un’azione e McAdoo comunicava con lo sguardo la richiesta di ricevere immediatamente il pallone. L’esperienza milanese, insieme ai compagni di squadra, ha rappresentato per lui una parte centrale della carriera, anche durante il periodo in cui McAdoo era stato nominato MVP nella NBA.
Lo stile di gioco sviluppato a Milano
Il rapporto con l’Olimpia non si è limitato all’attività da giocatore. D’Antoni ha spiegato di aver iniziato proprio a Milano a sperimentare quintetti più piccoli e un basket più rapido, con l’obiettivo di ampliare gli spazi, allargare le difese e aumentare le opportunità di tiro da tre punti.
In questa evoluzione hanno avuto un ruolo importante Sasha Djordjevic e Antonio Davis, che in seguito ha costruito una rilevante carriera nella NBA. D’Antoni ha inoltre riconosciuto il contributo dei general manager Toni Cappellari ed Enzo Lefebre e dei proprietari Gianmario Gabetti e Tiziana Gabetti. Secondo il principio ricordato dall’ex allenatore, una squadra può vincere quando proprietà, dirigenza e giocatori lavorano nella stessa direzione.
La carriera NBA da allenatore
Nel corso del discorso, D’Antoni ha ripercorso anche le stagioni da allenatore nella NBA, compresa l’esperienza ai New York Knicks, dove lanciò Jeremy Lin. Le parole più significative sono state dedicate a Steve Nash e James Harden, due giocatori legati a momenti importanti del suo percorso tecnico.
Per D’Antoni, l’ingresso nella Hall of Fame rappresenta la possibilità di lasciare un’impronta nel basket. Il contributo che attribuisce alla propria carriera riguarda un gioco reso più veloce, brillante e divertente. Ha inoltre definito la propria vita fortunata, avendo potuto svolgere per molti anni il lavoro amato accanto alle persone care.
Le principali personalità ricordate da Mike D’Antoni
- Laurel D’Antoni, moglie di Mike D’Antoni;
- Michael D’Antoni, figlio di Mike D’Antoni;
- Dan D’Antoni, fratello e allenatore;
- Bob McAdoo, compagno all’Olimpia Milano e presentatore della cerimonia;
- Wally Walker, Russ Schoene e Joe Barry Carroll, presenti alla cerimonia;
- Dan Peterson, allenatore di D’Antoni all’Olimpia Milano;
- Rod Thorn e Jerry West, idoli della sua giovinezza;
- Steve Nash, James Harden e Jeremy Lin, protagonisti della sua carriera da allenatore nella NBA;
- Sasha Djordjevic e Antonio Davis, coinvolti nell’evoluzione dello stile di gioco sviluppato a Milano.