Licenziato nel giorno libero: Bradley demolisce Shakur Stevenson per il contratto Zuffa perso
Tim Bradley ha criticato duramente la gestione della carriera di Shakur Stevenson, collegando la perdita del contratto con Zuffa Boxing alla mancata organizzazione del confronto più importante per la promozione: quello contro Devin Haney. Secondo l’ex pugile, la scelta di evitare l’incontro decisivo avrebbe fatto sfumare un’opportunità economica da otto cifre.
Shakur Stevenson e la perdita del contratto Zuffa
Durante Into the Storm, Bradley ha sostenuto che Stevenson e il suo gruppo di lavoro avessero sottovalutato Zuffa, considerandola una realtà inesperta e facilmente condizionabile. La disponibilità della società a investire fino a 15 milioni di dollari per incontro era invece legata esclusivamente a eventi di grande richiamo e ad avversari capaci di generare interesse internazionale.
Per Bradley, il match realmente prioritario era uno soltanto: Devin Haney contro Shakur Stevenson. La promozione non avrebbe messo a disposizione cifre così elevate per incontri ritenuti meno strategici, come quello ipotizzato con Gary Antuanne Russell.
La trattativa tra Zuffa, Shakur e Devin Haney
Un elemento giudicato particolarmente insolito riguarda la risoluzione del contratto senza che Stevenson abbia disputato nemmeno un incontro sotto la nuova organizzazione. Bradley ha descritto la separazione come un caso rarissimo ai massimi livelli della boxe, soprattutto considerando il valore economico dell’accordo.
Le negoziazioni sarebbero state rallentate anche dalle discussioni sul limite di peso. Il confronto con Haney è rimasto bloccato per circa nove mesi tra le ipotesi dei 144, 145 e 147 libbre. L’inserimento di Keyshawn Davis nella contesa per il ruolo di sfidante obbligatorio avrebbe contribuito a complicare ulteriormente il quadro, lasciando spazio a Haney e al suo team per muoversi autonomamente con DAZN.
La protezione dell’imbattibilità di Shakur Stevenson
Bradley ha attribuito la responsabilità principale alla volontà di Stevenson di proteggere il proprio record immacolato. A suo giudizio, la paura di perdere lo zero nella casella delle sconfitte avrebbe prevalso sulla disponibilità ad affrontare rischi sportivi proporzionati alle ambizioni del pugile.
Tra i 27 e i 28 anni, Stevenson si trovava nel pieno della carriera atletica e aveva la possibilità di affrontare Haney, puntare successivamente a Ryan Garcia e affermarsi come uno dei principali pugili statunitensi della sua generazione. La scelta di privilegiare incontri più sicuri avrebbe limitato l’esposizione necessaria per costruire una posizione dominante nel mercato.
Il progetto promozionale di Shakur Stevenson
Stevenson starebbe ora valutando il lancio di una propria società di promozione. La sfida economica appare complessa: trovare finanziatori disposti a garantire borse da 15 milioni di dollari senza contare su avversari di primo piano è difficile, soprattutto in una fase in cui le risorse delle televisioni e delle piattaforme risultano più limitate.
Zuffa, sostenuta da importanti capitali provenienti dall’ambiente tecnologico e dall’UFC, puntava a creare rapidamente eventi di grande richiamo. L’investimento non era destinato a incontri tattici o a semplici apparizioni, bensì a sfide capaci di produrre attenzione, pubblico e ritorni commerciali. La scommessa personale può funzionare soltanto quando il mercato riconosce il valore economico richiesto.
Le personalità coinvolte nella vicenda
- Shakur Stevenson, pugile al centro della trattativa con Zuffa Boxing.
- Tim Bradley, analista che ha criticato la gestione dell’accordo.
- Devin Haney, avversario considerato prioritario da Zuffa.
- Gary Antuanne Russell, possibile rivale ritenuto meno strategico per la promozione.
- Keyshawn Davis, inserito nella contesa per il ruolo di sfidante obbligatorio.
- Ryan Garcia, indicato tra i possibili grandi avversari di Stevenson.
- Bill Haney, coinvolto nella gestione delle trattative legate a Devin Haney.
