Inchiesta arbitri, cosa ha detto Zazzaroni dopo l’archiviazione del caso Rocchi

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Inchiesta arbitri, cosa ha detto Zazzaroni dopo l’archiviazione del caso Rocchi

La vicenda legata all’inchiesta che ha coinvolto il mondo arbitrale e, in particolare, Gianluca Rocchi, arriva a una tappa decisiva con l’archiviazione del caso. Le parole di Ivan Zazzaroni nel suo editoriale sul Corriere dello Sport si concentrano sul senso della vicenda e sul rapporto tra giustizia, informazione e diffamazione, delineando un quadro in cui lo sputtanamento mediatico viene contrapposto alla tutela prevista dalle procedure.

archiviazione del caso rocchi: il commento di ivan zazzaroni

Secondo quanto riportato, dopo l’archiviazione dell’inchiesta arbitrale in cui risultavano tra gli indagati anche l’ex designatore Gianluca Rocchi, Ivan Zazzaroni ha espresso un commento affidato all’editoriale pubblicato sul Corriere dello Sport. La ricostruzione mette al centro la richiesta di archiviazione avanzata dai pm competenti e la valutazione della procura di Milano, che avrebbe ritenuto non presenti gli elementi necessari per procedere con il rinvio a giudizio nei confronti di un professionista.

Nel testo viene evidenziato che Rocchi avrebbe vissuto, a partire dal 24 aprile, in un arco temporale descritto come ravvicinato alla ricorrenza della Liberazione, un periodo di “incubo” legato alla perdita d’immagine e del proprio ruolo, affiancando l’aspetto personale a quello reputazionale e lavorativo. La narrazione, inoltre, sottolinea come l’archiviazione non cancelli l’impatto generato dalla vicenda, definita come una “storia ignobile” emersa dalle cronache.

richiesta di archiviazione e valutazioni della procura di milano

La parte centrale del racconto riferisce che i pm, come indicato nelle parole di Zazzaroni, avrebbero chiesto l’archiviazione del procedimento. Il passaggio successivo viene attribuito alla procura di Milano, che avrebbe determinato l’assenza di presupposti per il rinvio a giudizio.

calunnia e sputtanamento: il senso della critica di zazzaroni

Nell’editoriale, il linguaggio utilizzato richiama una contrapposizione tra due dinamiche. Da un lato la calunnia descritta come elemento più contenuto; dall’altro lo sputtanamento presentato come forza dirompente, capace di travolgere in modo esteso reputazione e credibilità. Zazzaroni inserisce una serie di esempi storici, richiamando i casi citati nel testo attraverso i nomi di Gino Girolomini, Giuseppe Gulotta, Domenico Morrone, Lelio Luttazzi e Enzo Tortora, presentandoli come riferimento per ragionare sull’inferno della diffamazione gratuita.

Il ragionamento richiama anche l’idea che l’errore possa essere voluto, citando un passaggio attribuito a Volontè tratto da “Sbatti il mostro in prima pagina” di Bellocchio. Nel medesimo contesto viene ricordata una frase collegata a Goebbels sull’idea di masse considerate più “primitive” di quanto si immagini.

la posizione “innocentista” prima ancora della garanzia

Un ulteriore nucleo dell’editoriale riguarda il rapporto diretto con Rocchi e l’impostazione personale attribuita all’autore. Viene affermato che la linea tenuta dal giornale sarebbe stata innocentista, e non solo garantista, sulla base di una “conoscenza diretta”. Nel testo è riportato un episodio: il 25 aprile l’autore avrebbe posto una domanda a Rocchi, chiedendogli di indicare eventuali fatti gravi commessi e ribadendo che il Corriere non avrebbe potuto permettersi di sbagliare.

La risposta di Rocchi viene riportata come netta e articolata: nel testo si afferma che Rocchi dichiarerebbe di non aver favorito nessuno, di non aver mai parlato al telefono con i dirigenti delle squadre, ma di aver interloquito solamente con i propri collaboratori diretti. Viene inoltre riportata la frase attribuita a Rocchi secondo cui la sua coscienza sarebbe “a posto”.

autosospensione, reazioni mediatiche e mondo aia

La ricostruzione include anche l’interpretazione data a un atto, indicato come autosospensione. Nel racconto si afferma che alcuni avrebbero interpretato l’azione come un segnale di colpa, mentre l’autore la definirebbe come un gesto di responsabilità. Al tempo stesso viene richiamata una dinamica opposta: la possibilità che altri soggetti abbiano cercato di spingere ulteriormente la situazione “più a fondo”.

Ne emerge una conseguenza nel testo: Rocchi avrebbe compreso “con chi aveva avuto a che fare”, ma l’esito non avrebbe portato a un ribaltamento percepito come vittoria, perché la camicia si sarebbe macchiata e non basterebbe a “lavarla” l’idea di una semplice ripulitura simbolica.

richiami a responsabilità e condanna mediatica

Nel finale dell’editoriale vengono riportati due aspetti. Da un lato viene riconosciuto che il pm Ascione avrebbe “fatto il suo lavoro” in modo definito come “giustamente”. Dall’altro, viene indicato come elemento “disgustoso” l’immediata condanna mediatica e il comportamento di alcuni soggetti ancora presenti nell’AIA.

nomi citati nel testo

Il testo richiama diverse personalità collegate a precedenti casi e all’argomentazione sviluppata nell’editoriale:

  • Ivan Zazzaroni
  • Gianluca Rocchi
  • Gino Girolomini
  • Giuseppe Gulotta
  • Domenico Morrone
  • Lelio Luttazzi
  • Enzo Tortora
  • Volontè
  • Bellocchio
  • Goebbels
  • Ascione
Rocchi
Categorie: Calcio

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