Il problema non sono gli arbitri, ma le regole scritte male

Giampiero Colossi • Pubblicato il 26/01/2026 • 3 min

Un episodio di tocco a rete durante la prima semifinale di Coppa Italia Frecciarossa ha acceso un dibattito fitto tra tifosi e addetti ai lavori. Da una parte si sostiene che il tocco fosse evidente, anche secondo le telecronache Rai; dall’altra parte si propone una lettura diversa che mette in discussione la rilevanza della segnalazione. Il confronto ha messo in luce come la pallavolo presenti margini interpretativi, soprattutto quando il videocheck è chiamato in causa e la regola non sembra offrire una cornice univoca.

tocco a rete in pallavolo: elementi, regole e dibattito

tocco a rete: la scena di Haak e le diverse interpretazioni

Nell’occasione menzionata, la palla passava vicino alla rete e Haak si è trovata in prossimità della linea media. Per alcuni osservatori e per la copertura televisiva, quel contatto ha mostrato un tocco a rete che avrebbe dovuto essere considerato decisivo. Altri commentatori hanno avanzato dubbi sull’effettiva percezione del contatto, sollevando questioni su come venga interpretato il video e su quali elementi siano determinanti per una decisione.

Questo andamento ha stimolato una discussione più ampia sulle regole in vigore e sull’interpretazione dei segnali forniti dal regolamento, evidenziando la difficoltà di stabilire criteri oggettivi quando la dinamica di gioco coinvolge movimenti vicini alla rete.

tocco a rete: regole ambigue e margini di interpretazione

Al centro della querelle vi è una realtà: regole scritte che, se da un lato mirano a definire in modo chiaro l’azione, dall’altro sembrano generare zone d’ombra difficili da risolvere in tempo reale. Le indicazioni iniziali rivolte agli arbitri, sebbene volte a standardizzare l’uso del videocheck, rischiano di creare una sovrapposizione tra competenze e interpretazioni. L’uso del videocheck non sempre chiarisce automaticamente la situazione, lasciando margini di discrezionalità.

tocco a rete: finte, battuta e dinamiche di gioco

Le finte restano parte integrante dell’azione e, nel caso in esame, sono state al centro di una discussione sull’impatto che una finta può avere sui movimenti in campo. In concomitanza, la Federazione ha comunicato che le finte in battuta sarebbero state considerate antisportive, una scelta che ha suscitato riflessioni perché non corrisponde a criteri adottati in ambito internazionale. La discussione mette in evidenza come le norme debbano accompagnare l’evoluzione del gioco senza ostacolarne l’espressione tecnica.

proposte per una regola semplice e affidabile

Si prospettano definizioni concise: palla dentro, palla fuori; tocco a rete tra le aste o fuori asta; riga pestata sì o no. L’adozione di un videocheck al termine dell’azione potrebbe offrire coerenza con standard internazionali, riducendo l’incertezza durante l’azione e facilitando la gestione del regolamento da parte degli arbitri.

nominativi principali

Tra le personalità citate nel dibattito emergono:

  • Isabelle Haak
  • Bernardi
  • VolleyNews
  • Squarcini
  • De Giorgi
Il problema non sono gli arbitri, ma le regole scritte male
Categorie: Volley

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