Gravina: il caso balogun non c’entra con la mia grazia a lukaku

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Gravina: il caso balogun non c’entra con la mia grazia a lukaku

Gabriele Gravina, ex presidente della Figc e vicepresidente dell’Uefa, interviene sul caso Balogun e sulla decisione della Fifa che ha portato alla revoca della squalifica. Le sue parole puntano l’attenzione sul rispetto delle regole, sulla coerenza dei criteri adottati e sulle conseguenze di un episodio che ha fatto discutere a livello internazionale, inserendosi anche nel contesto di un Mondiale in cui l’interpretazione dei fatti ha continuato a generare polemiche.

caso balogun: gravina sulla revoca della squalifica

Gravina definisce la questione un evento particolare, sottolineando la natura del rosso iniziale. Secondo l’ex presidente della Figc, l’arbitro avrebbe individuato chiaramente un fallo ritenuto bruttino commesso dall’attaccante americano, con l’estrazione di un rosso diretto che, in base al regolamento, comporta almeno una giornata di squalifica.

La posizione di Gravina è netta sul tema dell’applicazione delle norme: nessuna modifica a piacimento delle regole, considerate identiche in tutto il mondo. L’analisi richiama anche la memoria di episodi analoghi avvenuti nello stesso Mondiale, sottolineando che non si sarebbe intervenuti a posteriori con lo stesso metro di valutazione.

gravina: falli meno gravi di balogun non hanno avuto lo stesso trattamento

Nel ragionamento di Gravina compare un ulteriore elemento: la comparazione tra la dinamica di Balogun e altri episodi simili. L’ex presidente della Figc afferma di avere in mente situazioni in cui certi falli sarebbero risultati leggermente meno gravi rispetto a quello attribuito a Balogun, senza che venisse adottato un intervento successivo con criteri paragonabili.

ci saranno effetti: credibilità del calcio e confini delle regole

Riguardo alle possibili conseguenze, Gravina mantiene una cautela sui risultati finali del percorso e sugli eventuali provvedimenti in cui potrebbe inserirsi il Belgio. Il focus resta sulla dimensione complessiva dell’episodio: la vicenda danneggia la credibilità dell’intero mondo del calcio.

Le parole dell’ex presidente collegano la questione a un danno reputazionale che si riflette anche sulla percezione generale della nazionale coinvolta. L’evento viene descritto come una macchia che intacca una simpatia maturata sul campo. Gravina aggiunge che si tratta di un atto che supera l’ambito delle ordinarie applicazioni delle regole del gioco e che, proprio per questo, non resta confinato a un singolo episodio tecnico.

la differenza con lukaku: rosso per fallo di gioco e giallo dopo cori razzisti

Gravina opera un confronto tra due situazioni diverse, chiarendo che non sarebbero sovrapponibili. La distinzione parte dalla natura delle circostanze: il rosso a Balogun deriverebbe da un fallo di gioco, mentre il giallo associato a Lukaku nascerebbe da un’altra dinamica.

Nel racconto di Gravina, per Lukaku si sarebbe trattato di una seconda ammonizione maturata perché, stanco dei cori razzisti, aveva protestato verso la curva che lo insultava. L’ex presidente afferma che quel passaggio rientrava in un contesto di difesa della dignità. Per Gravina, quella seconda sanzione sarebbe stata, da regolamento, effettivamente possibile e avrebbe comportato una squalifica, che lui giudica ingiusta.

Conclusivamente, Gravina ribadisce che le due fattispecie sono totalmente differenti: una collega la decisione a un fallo e alla reazione arbitrale conseguente, l’altra a un episodio legato ai cori e all’ammonizione conseguente a una protesta.

personaggi citati nel contenuto

  • Gabriele Gravina
  • Balogun
  • Lukaku
Gravina 07 07
Categorie: Calcio

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