Gli US Open: infortunati in campo per il montepremi, la rivelazione choc

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Gli US Open: infortunati in campo per il montepremi, la rivelazione choc

Nel tennis professionistico, la partecipazione a un torneo può diventare una necessità economica prima ancora che una scelta sportiva. Gli infortuni, le spese per lo staff e i costi degli spostamenti rendono fragile la posizione di molti giocatori, soprattutto di quelli lontani dai vertici della classifica. Alla vigilia degli US Open, il valore del primo turno, pari a 140mila dollari, riporta l’attenzione sulle difficoltà finanziarie che possono spingere un atleta a competere anche in condizioni fisiche precarie.

tennis professionistico e pressione economica

Secondo Mackenzie McDonald, diversi giocatori gravemente infortunati sarebbero pronti a scendere in campo a New York per assicurarsi un guadagno. Per molti atleti, gli Slam rappresentano infatti una delle principali occasioni per sostenere le spese quotidiane, pagare un’abitazione e mantenere il proprio gruppo di lavoro.

Il team può comprendere allenatore, fisioterapista, preparatore atletico e psicologo, figure indispensabili per affrontare il circuito, ma il cui costo ricade direttamente sul giocatore. La partecipazione a un torneo importante può quindi determinare la possibilità di continuare a vivere di tennis e di coprire le necessità essenziali.

infortuni e conseguenze sulla carriera

McDonald conosce personalmente gli effetti di un lungo stop. Nel 2019, quando aveva raggiunto una posizione tra i primi 60 del mondo, un problema al ginocchio lo costrinse a fermarsi. L’infortunio comportò una doppia difficoltà: la perdita immediata dei guadagni e il calo nel ranking, con conseguenze sulle opportunità future di competere nei tornei.

Durante la pausa, il tennista si ritrovò incapace di camminare e costretto a concentrarsi sul recupero fisico prima ancora di poter pensare al ritorno in campo. La ripresa non consiste semplicemente nel ricominciare da dove ci si era fermati: la classifica può essere compromessa e il rientro richiede tempo, cure e nuove risorse economiche.

guadagni e costi del circuito

Le difficoltà sono particolarmente evidenti per gli atleti che occupano le posizioni più basse della graduatoria. Un giocatore intorno al numero 250 del mondo può arrivare a guadagnare circa 200mila dollari in una stagione, ma la cifra è calcolata al lordo delle imposte e non tiene conto delle numerose spese operative.

Soltanto una parte ridotta dei tennisti riesce a raggiungere guadagni annuali di un milione di dollari. Nel dato considerato da McDonald, appena 88 giocatori avevano superato quella soglia, prima della sottrazione di tasse, viaggi, compensi e altri costi legati all’attività agonistica.

viaggi e staff a carico dei giocatori

Il passaggio dal college al professionismo può essere particolarmente complesso. Nel sistema universitario molte spese sono coperte, mentre nel circuito ogni atleta deve organizzare autonomamente voli, trasferimenti e soggiorni. Gli spostamenti tra un torneo e l’altro possono diventare costosi, soprattutto quando è necessario acquistare biglietti aerei all’ultimo momento.

A questi esborsi si aggiungono le trasferte del team. Un giocatore può dover sostenere i costi di viaggio e permanenza di preparatore atletico, fisioterapista, psicologo e allenatore. Anche la ricerca delle soluzioni più economiche non elimina una pressione finanziaria che si ripete per l’intera stagione.

redistribuzione dei ricavi degli slam

Le difficoltà economiche alimentano la richiesta di una maggiore distribuzione dei ricavi generati dai tornei del Grande Slam. I giocatori di vertice puntano ad aumentare la quota destinata ai montepremi, portandola dall’attuale 15% circa al 22%.

La rivendicazione si basa sul contributo degli atleti allo spettacolo sportivo, alla programmazione televisiva e agli introiti prodotti dagli operatori delle scommesse. La percezione espressa da McDonald è che il valore dei giocatori non venga ancora compensato in misura adeguata rispetto ai ricavi che il tennis professionistico genera.

la precarietà del tennis professionistico

La condizione economica può cambiare rapidamente anche dopo una stagione molto positiva. Un atleta può raggiungere guadagni a sette cifre e smettere improvvisamente di incassare dopo un infortunio. La capacità di adattarsi alle condizioni fisiche e mentali diventa quindi una componente essenziale della carriera.

La quotidianità del circuito è segnata anche da problemi pratici, trasferimenti continui e imprevisti logistici. McDonald ha raccontato di aver perso più volte la propria borsa durante l’anno e di essersi trovato a viaggiare tra diverse parti del mondo senza avere con sé quasi nulla.

La sua immagine della ruota del criceto riassume la dinamica del tennis professionistico: quando il giocatore continua a correre può guadagnare, ma se si ferma i ricavi si interrompono. L’auspicio è che i principali motori economici del settore contribuiscano maggiormente al welfare degli atleti, anche se resta incerta la velocità con cui potranno concretizzarsi nuovi interventi.

mckenzie mcdonald e la situazione dei giocatori

Il tennista statunitense ha superato in carriera i 7 milioni di dollari di guadagni, ma la sua esperienza con gli infortuni gli ha permesso di conoscere direttamente la vulnerabilità economica del circuito.

  • Mackenzie McDonald, tennista statunitense e voce sulle difficoltà finanziarie dei giocatori professionisti.
Mackenzie McDonald
Categorie: Tennis

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