Gallinari: perché potrei essere il più grande what if nella storia del basket

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Gallinari: perché potrei essere il più grande what if nella storia del basket

Danilo Gallinari ha ripercorso i momenti più significativi della propria carriera NBA, soffermandosi sugli infortuni, sulle occasioni sfumate e sulle decisioni che hanno influenzato il suo percorso. Tra i temi affrontati emergono anche l’esperienza a Denver, il mancato approdo ai Celtics e le difficoltà del movimento cestistico italiano nella formazione dei giovani talenti.

Danilo Gallinari e il grande “what if” della carriera

Il giocatore ha ammesso di interrogarsi occasionalmente su ciò che avrebbe potuto realizzare senza i numerosi problemi fisici. Questi pensieri emergono soprattutto quando parla di basket e della propria carriera con amici e familiari, oppure quando torna a New York e incontra tifosi o persone ancora legate ai Knicks.

Gli infortuni hanno lasciato nella sua storia molti interrogativi e lo hanno portato a definire il proprio percorso come uno dei più grandi “what if” nella storia del basket. Gallinari ha riconosciuto di essere stato probabilmente colpito dai problemi fisici più di qualsiasi altro atleta, precisando comunque di non soffermarsi troppo su ciò che avrebbe potuto accadere.

Danilo Gallinari e il peso degli infortuni

Prima degli infortuni, Gallinari si considerava un atleta di alto livello, dotato anche di importanti qualità tecniche. Proprio la capacità di giocare in modi diversi gli ha permesso di compensare almeno parzialmente l’usura provocata dai problemi fisici.

Nel basket, soprattutto in fase offensiva, esistono molte soluzioni per restare efficaci senza dover necessariamente basare il proprio gioco sull’esplosività, sui salti o sulle schiacciate. A Denver l’ala italiana ha potuto esprimersi con libertà per diversi anni, vivendo una delle fasi più positive della propria carriera.

Il suo percorso, però, non gli ha consentito di conoscere con certezza il proprio massimo livello. Da rookie fu costretto a sottoporsi a un intervento alla schiena, mentre nel periodo considerato migliore arrivò la rottura del legamento crociato. Dopo un infortunio di questo tipo è possibile tornare a essere un ottimo atleta e un ottimo giocatore, ma resta difficile sapere se sia possibile raggiungere lo stesso apice che sarebbe stato alla portata senza problemi fisici.

Danilo Gallinari e le occasioni per vincere il titolo

Tra i principali rimpianti legati agli infortuni, Gallinari ha indicato le due rotture del legamento crociato. Non considera il problema alla schiena avuto con i Knicks il fattore più determinante, mentre ricorda i due episodi avvenuti quando militava in squadre costruite per competere per il campionato.

Il primo infortunio arrivò durante la terza stagione a Denver, proprio quando la squadra sembrava avere concrete ambizioni. Il secondo si verificò dopo la firma con Boston, che rappresentava soltanto la sua seconda reale opportunità di lottare per il titolo. Si tratta di situazioni sulle quali non aveva possibilità di controllo, perché gli infortuni arrivarono in momenti decisivi.

Danilo Gallinari e l’opportunità con i Celtics

L’esperienza con i Celtics avrebbe potuto rappresentare l’incastro ideale. La squadra era stata costruita in modo compatibile con le sue caratteristiche e il ruolo previsto, con un ingresso dalla panchina, sembrava adatto al suo profilo. Anche l’eliminazione di Boston contro Miami nella stagione precedente rendeva quella nuova opportunità particolarmente significativa.

Gallinari ha definito quella situazione perfetta dal punto di vista tecnico e tattico. L’idea di disputare una delle ultime stagioni della carriera con i Celtics e provare a conquistare il titolo avrebbe avuto un valore speciale, ma l’infortunio impedì che il progetto si realizzasse.

Danilo Gallinari e il rimpianto della scelta Milwaukee-Clippers

Tra le decisioni considerate meno positive, il giocatore ha citato la scelta di firmare per una stagione con Milwaukee invece di accettare un contratto biennale con i Clippers. L’opportunità di Los Angeles era concreta, ma alla fine prevalse l’accordo annuale con i Bucks.

Con il senno di poi, Gallinari considera quella scelta il più grande rimpianto e l’errore più importante della sua carriera. A suo giudizio, le altre decisioni prese nel corso degli anni si sono rivelate positive, mentre quella con Milwaukee è stata la meno felice sia sul piano contrattuale sia sotto il profilo sportivo.

Danilo Gallinari e le difficoltà del basket italiano

Secondo Gallinari, il mancato salto di qualità del movimento italiano è legato anche alla riduzione degli investimenti nei settori giovanili. Durante la sua formazione, le società dedicavano maggiori risorse alla crescita dei ragazzi. Oggi, invece, gli allenatori hanno meno tempo da trascorrere con i giovani e spesso sono costretti a svolgere un secondo lavoro, perché il basket non rappresenta più la loro occupazione principale.

Nel periodo della sua crescita, gli allenatori erano presenti con continuità e il basket occupava gran parte della giornata al di fuori della scuola. Questa impostazione rendeva più semplice accompagnare la formazione dei giocatori e favorire la nascita di nuovi talenti.

Un ulteriore ostacolo riguarda lo spazio concesso ai giovani italiani nella massima serie. I giocatori che dovrebbero svilupparsi non sempre ricevono minuti sufficienti per giocare, commettere errori e maturare esperienza. La mancanza di opportunità concrete rappresenta quindi un limite importante per la crescita del movimento.

La personalità al centro dei temi affrontati:

  • Danilo Gallinari
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