Formula 1, hamilton era ma la q3 è stata fatale: il prezzo di una sf-26 più difficile al limite
Il cronometro ha assegnato ancora una volta la pole position a Max Verstappen, ma il risultato delle qualifiche a Singapore non restituisce interamente i valori emersi in pista. La Ferrari ha sfiorato un risultato ancora più importante, pagando soprattutto la difficoltà nel trovare l’ultimo margine di prestazione quando la sessione è entrata nella fase decisiva.
Ferrari, la pole position era alla portata a Singapore
Il distacco dalla vetta non è dipeso soltanto dalla superiorità della Red Bull sui rettilinei, elemento che aveva caratterizzato anche la giornata precedente. Rispetto a venerdì, il divario in velocità di punta si è ridotto, ma la Ferrari non è riuscita comunque a completare il passo finale verso la pole.
Charles Leclerc aveva già evidenziato come la SF-26 fosse stata sfruttata quasi completamente. Nelle ultime gare, secondo il pilota monegasco, la vettura ha perso terreno rispetto alla concorrenza, rendendo necessario spingere più vicino al limite durante la Q3. Questo approccio aumenta però il rischio di superare la ristretta finestra di funzionamento nella quale la monoposto riesce a garantire il massimo rendimento.
SF-26, la finestra di funzionamento è sempre più stretta
Il comportamento della Ferrari non rappresenta un caso isolato. Anche la Mercedes ha mostrato difficoltà simili dopo l’introduzione del pacchetto di aggiornamenti, che sembra aver ridotto la finestra operativa della W17. Per estrarre il potenziale della vettura è quindi richiesta una precisione maggiore, con una minore capacità di adattarsi alle variazioni del circuito e delle condizioni.
A Singapore il problema assume un peso particolare. Il tracciato cittadino presenta muretti molto vicini e lascia un margine d’errore estremamente ridotto. Ogni modifica al bilanciamento può produrre un guadagno in una parte del giro e un peggioramento immediato in un’altra.
Charles Leclerc e i problemi in frenata
Leclerc ha dovuto fare i conti con una sensazione poco consistente in frenata. Le difficoltà sono risultate evidenti soprattutto alle curve 13 e 16, dove non è riuscito a raggiungere i picchi mostrati dal compagno di squadra. I diversi interventi effettuati sulla SF-26 durante la sessione non hanno permesso di risolvere completamente il problema.
Il suo rendimento è stato quindi condizionato dalla difficoltà nel gestire l’ingresso in curva e nel ripetere con continuità le migliori prestazioni della vettura. La questione non ha riguardato soltanto la potenza disponibile, ma la possibilità di mantenere un equilibrio efficace lungo l’intero giro.
Lewis Hamilton, il rischio sul bilanciamento in Q3
Il percorso di Lewis Hamilton era stato positivo nelle prime due fasi della qualifica. Dopo una Q1 convincente e una Q2 solida, la Ferrari sembrava avere ancora un margine da sfruttare. La decisione di cercare quel rendimento aggiuntivo ha però portato la vettura oltre la sua zona di funzionamento ideale.
Per ottenere più carico e una monoposto maggiormente precisa all’anteriore, è stata aumentata l’incidenza dell’ala. La modifica non ha prodotto l’effetto desiderato: la SF-26 è diventata più nervosa, imprevedibile e difficile da controllare. Nessuno dei tentativi di Hamilton in Q3 è risultato completamente pulito, nonostante il potenziale mostrato nelle manche precedenti.
Il pilota inglese ha spiegato che la vettura offriva buone sensazioni prima dell’intervento sul bilanciamento e che il lavoro svolto da ingegneri e meccanici aveva consentito di raggiungere un livello molto competitivo. L’aumento del carico aerodinamico era stato scelto per estrarre l’ultimo decimo, ma ha finito per compromettere la stabilità necessaria a sfruttare al meglio gli pneumatici.
Hamilton tra sovrasterzo e ricerca del limite
Nel primo tentativo, Hamilton ha perso quasi due decimi già nel tratto compreso tra la curva 1 e la curva 3 a causa di un sovrasterzo. Nel settore centrale è riuscito comunque a reagire, facendo segnare il miglior intertempo e accumulando oltre due decimi di vantaggio su Verstappen.
Il secondo giro ha seguito una dinamica differente. Hamilton ha migliorato il proprio rendimento nel primo settore, ma ha ceduto terreno nel resto del tracciato a causa di ulteriori sovrasterzi, favoriti da una vettura diventata più difficile da gestire. La somma dei migliori parziali mostra che la pole position era realmente raggiungibile, a condizione di riuscire a completare un giro privo di errori.
Singapore, l’evoluzione della pista ha complicato la qualifica
La pista è cambiata progressivamente durante la sessione. I circuiti cittadini, non utilizzati con continuità nel corso dell’anno, aumentano normalmente il livello di aderenza con il passaggio delle vetture. La pioggia caduta nella giornata ha però rimosso parte della gomma depositata sull’asfalto, rendendo ancora più importante la capacità di reagire all’evoluzione del grip.
Il punto ideale trovato nelle prime manche non è rimasto necessariamente valido in Q3. Con l’aumento dell’aderenza, il bilanciamento della vettura richiedeva nuovi aggiustamenti, ma la scelta effettuata sulla Ferrari di Hamilton non ha pagato. La distanza tra una configurazione efficace e una troppo aggressiva si è dimostrata molto sottile.
La seconda e la terza posizione rappresentano comunque una base competitiva per la gara. La Ferrari potrà sfruttare la posizione di partenza anche dal punto di vista strategico, mentre Hamilton ha indicato nella partenza il primo momento utile per provare a trasformare il risultato delle qualifiche in un’opportunità concreta.
Protagonisti delle qualifiche a Singapore
Le prestazioni e le difficoltà emerse durante la sessione hanno coinvolto principalmente i piloti chiamati a gestire il limite della vettura sul circuito cittadino.
- Max Verstappen
- Charles Leclerc
- Lewis Hamilton
