Fabris a Manfredi: perché rompere un giocattolo perfetto?
Il confronto tra Giuseppe Manfredi e Mauro Fabris si è intensificato dopo l’elezione di Vito Cozzoli alla presidenza della Lega Pallavolo Femminile. Al centro della disputa ci sono l’autonomia dei club di Serie A, i rapporti con la Federazione Italiana Pallavolo e le modalità con cui vengono gestite le convenzioni e le iniziative economiche del massimo campionato femminile.
Giuseppe Manfredi e Mauro Fabris, lo scontro sulla pallavolo femminile
Fabris, oggi presidente di Spike Media ed ex numero uno della Lega Pallavolo Femminile per vent’anni e otto mandati consecutivi, ha contestato le dichiarazioni rilasciate da Manfredi dopo il cambio ai vertici della Lega. Secondo l’ex presidente, il titolare della Fipav dovrebbe riconoscere il ruolo svolto da chi ha rappresentato tutte le società della Serie A, evitando distinzioni tra club considerati più o meno legittimati a difendere gli interessi della categoria.
La richiesta rivolta a Manfredi riguarda anche il rispetto dell’autonomia della Lega e la rinuncia a interferire nelle sue dinamiche elettorali. Fabris ha criticato inoltre le presunte minacce legate alla convenzione tra Federazione e Lega, sostenendo che l’accesso a questo accordo non debba diventare uno strumento per condizionare le posizioni dei club.
La crescita della Serie A femminile e il ruolo della Lega
Fabris ha rivendicato il percorso compiuto dalla pallavolo femminile negli ultimi anni. A suo giudizio, la Serie A ha raggiunto livelli di seguito e di valore mai registrati in precedenza, trasformandosi in un movimento popolare e riconosciuto anche sul piano politico.
Quando il volley femminile attraversava una fase di forte difficoltà, la politica mostrava scarso interesse verso un settore ancora poco visibile. La Lega avrebbe quindi avviato una gestione più indipendente rispetto al precedente sistema federale, introducendo scelte innovative e coraggiose che hanno contribuito a rendere il campionato un riferimento internazionale.
Fabris ha ricordato anche la collaborazione avuta con i predecessori di Manfredi, Carlo Magri e Bruno Cattaneo. Tra gli interventi citati figurano la lotta al cosiddetto doping amministrativo e l’inserimento del Club Italia nel campionato di Serie A.
Le contestazioni sulle riforme federali
L’ex presidente della Lega ha definito inatteso l’atteggiamento assunto recentemente da Manfredi, ritenendo che il presidente federale dovrebbe mantenere una posizione affidabile, imparziale e super partes. Secondo Fabris, alcune criticità oggi attribuite alla gestione della Lega sarebbero state provocate proprio da decisioni federali non condivise con i club.
Obbligo di tesseramento e autonomia dei club
Tra gli esempi indicati c’è l’obbligo di tesseramento imposto ai componenti di un consorzio privato come la Lega delle società. Fabris ha sostenuto che una norma di questo tipo potrebbe impedire l’elezione di figure manageriali esterne al sistema federale, citando come esempio Sergio Marchionne.
Un’altra contestazione riguarda la durata annuale delle convenzioni per la gestione dei campionati. Secondo Fabris, accordi così brevi renderebbero più difficile sottoscrivere contratti pluriennali promozionali, pubblicitari e televisivi, con possibili conseguenze sulla programmazione economica delle società.
L’ex presidente ha inoltre espresso il timore che tali regole possano sottoporre gli organi di un libero consorzio sportivo alla giustizia federale e trasformare la convenzione in una leva per ridurre il dissenso. In questa prospettiva, l’accesso all’accordo rischierebbe di diventare uno strumento di controllo sugli interessi economici e sulle iniziative della Serie A.
Il ricorso all’Antitrust e la richiesta di maggiore libertà economica
La disputa ha portato alla presentazione di un ricorso all’Antitrust, chiamata a valutare l’eventuale presenza di un abuso di posizione dominante da parte della Federazione. In una fase iniziale Manfredi avrebbe dichiarato di attendere le decisioni dei tribunali, mentre le successive dichiarazioni pubbliche hanno riacceso il confronto.
Fabris ha sostenuto che l’obbligo di tesseramento renda più vulnerabili i dirigenti della Lega, esponendoli alle decisioni della giustizia sportiva, la cui indipendenza potrebbe apparire indebolita. La sua posizione distingue tra il governo sportivo della pallavolo, che deve restare federale, e la gestione economica e imprenditoriale, per la quale chiede maggiore libertà di iniziativa.
Secondo questa impostazione, agli investitori privati dovrebbe essere restituito il valore degli apporti sostenuti senza garanzia di recupero, compresi quelli destinati alle campionesse delle nazionali. Fabris considera questi investimenti tra i fattori che hanno contribuito alla crescita dell’intero movimento femminile.
Le elezioni della Lega Pallavolo Femminile
Un ulteriore motivo di contrasto riguarda le ultime elezioni della Lega. Fabris ha accusato Manfredi di aver sostenuto apertamente uno dei candidati e di aver consentito l’intervento di dirigenti federali, arrivati secondo la sua ricostruzione a coinvolgere anche un ministro.
L’ex presidente ha richiamato il principio del fair play nella gestione della sconfitta, sostenendo che il risultato avrebbe dovuto essere accettato con maggiore equilibrio. Nelle urne, 20 club su 30 non avrebbero seguito la linea federale, compresa una parte delle società pugliesi.
Fabris ha contestato anche la divisione tra società ritenute più forti e altre considerate meno rappresentative. A suo giudizio, il presidente della Federazione dovrebbe rappresentare l’intero movimento senza contrapporre i club sulla base della loro presunta influenza.
I protagonisti del confronto istituzionale
La contrapposizione coinvolge figure con ruoli differenti nella gestione della pallavolo italiana. Manfredi è il presidente della Fipav, Fabris ha guidato per due decenni la Lega femminile e oggi presiede Spike Media, mentre Cozzoli è stato eletto alla guida della Lega Pallavolo Femminile. Il confronto resta concentrato su autonomia dei club, governance federale e gestione degli interessi economici della Serie A.
- Giuseppe Manfredi, presidente della Federazione Italiana Pallavolo.
- Mauro Fabris, ex presidente della Lega Pallavolo Femminile e presidente di Spike Media.
- Vito Cozzoli, presidente eletto della Lega Pallavolo Femminile.
- Carlo Magri, ex presidente della Fipav.
- Bruno Cattaneo, ex presidente della Fipav.
Fabris ha infine giudicato negativo il modo in cui la Federazione starebbe affrontando la fase attuale, ricordando il contributo gratuito garantito durante i suoi vent’anni di presidenza e i messaggi ricevuti da atlete, tifosi, dirigenti e appassionati. La sua posizione è che la crescita della pallavolo femminile non debba essere compromessa da un conflitto sulle competenze e sull’autonomia della Lega.
