F1, l’asfalto di Sepang si sfalda: tempi sul giro 4,5 secondi più lenti delle simulazioni
Il fine settimana a Sepang è iniziato con condizioni molto impegnative per pneumatici e vetture. L’elevata abrasività dell’asfalto, le temperature della pista superiori ai 50 °C e la presenza di sporco e pietre hanno ridotto il livello di aderenza, rallentando le simulazioni di qualifica e rendendo complessa la previsione del degrado durante la gara.
Degrado degli pneumatici e asfalto abrasivo a Sepang
Le rilevazioni effettuate da Pirelli nelle settimane precedenti avevano già evidenziato caratteristiche particolarmente severe del manto stradale. L’asfalto di Sepang è risultato tra i più abrasivi dell’intera stagione, con livelli paragonabili a quelli di Sakhir, dove la superficie non è stata rifatta da circa vent’anni.
Le alte temperature hanno aumentato ulteriormente il carico di lavoro sugli pneumatici. Durante la camminata lungo il circuito, Oscar Piastri ha descritto la superficie come una sorta di “carta vetrata”, mentre dopo le prove libere ha sottolineato la presenza di pietre in quantità superiore alla semplice sabbia.
Le condizioni del tracciato hanno contribuito a una differenza significativa tra le attese e i tempi ottenuti. Le simulazioni di qualifica sono state infatti quasi cinque secondi più lente rispetto alle previsioni dei team e di Pirelli, soprattutto a causa del limitato grip disponibile.
Asfalto deteriorato e pista sporca
Tra le sessioni del venerdì e al termine della seconda sessione di prove libere, gli organizzatori hanno dovuto utilizzare più volte i mezzi per pulire il circuito. L’intervento si è reso necessario per rimuovere sassi e frammenti presenti sulla superficie, comparsi dopo il progressivo deterioramento dell’asfalto.
Simone Berra, ingegnere capo di Pirelli, ha spiegato che il manto stradale si stava sfaldando rapidamente anche durante le sessioni. I piccoli frammenti non sembrano rappresentare un rischio diretto per la sicurezza e non dovrebbero provocare forature, ma depositandosi sulla traiettoria riducono ulteriormente l’aderenza e rendono la pista più scivolosa.
L’assenza di gare a Sepang per circa dieci anni ha complicato il lavoro di preparazione delle squadre. I team non disponevano di riferimenti recenti pienamente affidabili e non potevano stimare con precisione il comportamento della superficie. Anche il precedente di Madrid aveva mostrato quanto il grip e il degrado possano cambiare in modo significativo nel corso di un weekend.
Grip e condizioni della pista nei prossimi giorni
Una delle principali incognite riguarda l’evoluzione dell’aderenza. Le piogge torrenziali tipiche della Malesia possono rimuovere la gomma depositata sull’asfalto e contribuire a eliminare parte della polvere. Se le temperature dovessero restare molto elevate, con numerose vetture in pista, il manto potrebbe però deteriorarsi ancora.
In questo scenario, il grip potrebbe peggiorare invece di aumentare. La quantità di aderenza disponibile condizionerà la velocità in curva, il degrado, la gestione delle temperature e le scelte di assetto. Le zone riasfaltate nel 2023, soprattutto nel settore centrale, presentano condizioni meno problematiche, mentre sull’asfalto originale il livello di grip tende a diminuire in modo più evidente.
Sconnessioni e temperature degli pneumatici
Alle caratteristiche della superficie si aggiungono diverse sconnessioni. Nonostante i tentativi degli organizzatori di attenuare i dossi, alcune irregolarità continuano a favorire lo scivolamento degli pneumatici.
Quando la gomma scivola, aumenta la temperatura di esercizio e cresce il degrado. Si crea così un ciclo progressivo di perdita di aderenza e surriscaldamento, particolarmente rilevante nelle aree di trazione e nei tratti in cui il fondo presenta maggiore usura.
Bilanciamento della vettura e gestione del degrado
Le misurazioni di Pirelli e delle squadre hanno evidenziato un degrado elevato, soprattutto al posteriore. La difficoltà non consiste soltanto nel disporre di un asse posteriore stabile: un’impostazione eccessivamente orientata in quella direzione può generare sottosterzo e rendere più difficile proteggere gli pneumatici anteriori nei curvoni veloci.
La priorità sarà quindi trovare un bilanciamento efficace tra prestazione sul giro e costanza nei long run, mantenendo sotto controllo le temperature e limitando sovrasterzo e scivolamento. Il degrado non dipende principalmente dal consumo del battistrada, ma dal calo prestazionale provocato dal surriscaldamento della gomma fuori dalla finestra di funzionamento ideale.
Le condizioni fanno prevedere una gara realisticamente orientata verso almeno due soste. Tutte e tre le mescole possono essere utilizzate, mentre le squadre hanno scelto di conservare entrambi i set di pneumatici hard. In alcune situazioni, la mescola più morbida può offrire maggiore aderenza e ridurre lo scivolamento sulla distanza, contribuendo a contenere il degrado termico.
