F1 alpine baffi: dischi in carbonio con scanalature radiali in Ungheria
La gestione dell’impianto frenante torna al centro dell’attenzione sulla Apline A526 all’Hungaroring, con un dettaglio tecnico che riaccende un’idea già esplorata in passato: dischi in carbonio baffati con scanalature radiali. La scelta, riportata nel paddock in occasione della trasferta sul circuito ungherese, segue una linea di sviluppo che aveva avuto precedenti sporadici nel recente passato, aprendo la porta a una nuova lettura del rapporto tra temperatura, grip e stabilità in frenata.
alpine a526 dischi in carbonio baffati all’hungaroring
Per l’appuntamento all’Hungaroring, l’Alpine ha montato sulla A526 un set di dischi baffati, riprendendo un esperimento che era già comparso nel 2024. L’idea era stata testata in quell’anno prima con la Williams a Monza, poi con il team di Enstone nel GP di Città del Messico. Dopo quell’esperienza, il concetto legato a compositi con scanalature radiali non era più emerso con continuità, rendendo più evidente la scelta attuale all’interno dell’ambiente di lavoro dei team.
La motivazione principale riguarda l’incremento di prestazioni legate al comportamento dell’attrito: l’obiettivo dichiarato è migliorare il bite, aumentare il grip tra disco e pastiglia, oltre a migliorare la gestione della temperatura. All’interno del quadro tecnico, viene evidenziato che il materiale Brembo tende a garantire un “morso” più marcato all’inizio della staccata, mentre con l’impianto transalpino si punta a una maggiore modulabilità.
temperatura frenata e strategie per evitare il surriscaldamento
La differenza tra passaggi e condizioni di guida viene collegata alla gestione termica dei componenti frenanti. Con le monoposto attese per il 2026, assume un ruolo decisivo la capacità di controllare la temperatura dell’impianto frenante per evitare il surriscaldamento delle gomme posteriori. In parallelo, viene indicato che davanti possono servire strategie specifiche per innescare il calore necessario a mantenere gli pneumatici nella finestra di funzionamento corretta.
Il lavoro dei tecnici riguarda anche la separazione dell’aria calda prodotta dal sistema frenante dal flusso più fresco che i team cercano di indirizzare verso il polmone che separa i due cestelli dei corner. Le modalità operative cambiano in base al tipo di obiettivo: irradiare calore verso i cerchi oppure non farlo. In questo contesto, l’operazione sull’A526 rimette in gioco una soluzione legata alla superficie del disco.
quattro “baffi” e aspettative sul weekend di gara
All’Hungaroring l’Alpine torna alla carica con quattro “baffi” sulla superficie esterna del disco. Il punto centrale diventa la lettura dell’utilizzo: resta da chiarire se si tratti di un intervento limitato a una prova tecnica oppure se la soluzione possa essere portata nel weekend di gara. La valutazione assume particolare rilievo perché il tracciato è descritto come molto severo per i freni, condizione che tende a far emergere rapidamente eventuali differenze di rendimento.
precedente storico: alex zanardi e i dischi in acciaio baffati nel 1999
La prova più nota di un concetto simile risale al 1999. In quell’occasione, Alex Zanardi testò sulla Williams FW21 dischi in acciaio baffati durante le prove del GP d’Austria. Il tentativo fallì in modo netto: il peso del metallo sulle masse non sospese e la differenza di grip rispetto alle aspettative portarono a un esito sfavorevole per il campione bolognese.
Con il ritorno della baffatura nella stagione attuale, l’attenzione si concentra sulla possibilità che l’idea sia ora in grado di ottenere riscontri positivi in contesto agonistico, con particolare riferimento a ciò che potrebbe emergere in qualifica e gara.
personaggi citati
Nel contesto dei precedenti e degli esperimenti riportati, compaiono questi nominativi:
- Alex Zanardi
