Evani: baresi restò al milan quando il club era sull’orlo del fallimento

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Evani: baresi restò al milan quando il club era sull’orlo del fallimento

Franco Baresi viene ricordato come uno dei simboli più autentici del Milan, non soltanto per le qualità tecniche e il ruolo di leader, ma anche per la scelta di restare fedele ai colori rossoneri nei momenti più difficili. Alberigo “Chicco” Evani ha ripercorso le tappe della sua carriera, sottolineando il coraggio, il senso di appartenenza e l’importanza del difensore nella trasformazione del Milan in una squadra leggendaria.

Franco Baresi, il leader del Milan fin da giovane

Evani arrivò a Milano all’età di 14 anni, quando Baresi era già leggermente più grande e si allenava con la prima squadra. Fin dai primi anni emergeva una qualità fuori dal comune: il difensore possedeva una marcia in più e nell’ambiente rossonero si riteneva che fosse destinato a diventare un calciatore importante del Milan.

Baresi conquistò un posto da titolare a 18 anni, nella formazione che vinse lo Scudetto della stella. Non aveva ancora la fascia da capitano, ma mostrava già la personalità di un leader. Per i giovani del settore giovanile rappresentava un modello, grazie alla sicurezza e all’autorevolezza dimostrate in campo.

Franco Baresi e la scelta di restare in Serie B

Il legame tra Baresi e il Milan divenne evidente soprattutto dopo la seconda retrocessione del club, nel 1982. In quel periodo il difensore era diventato campione del mondo e avrebbe potuto ricevere offerte da numerose squadre di Serie A. La possibilità di cambiare società non gli mancava, ma decise di rimanere.

La scelta venne descritta come un gesto di straordinario valore, fondato su un senso di appartenenza totale. Baresi non si dimostrò soltanto un grande calciatore, ma anche una persona capace di mettere i propri valori davanti alle prospettive personali.

Il contesto era diverso da quello vissuto dai campioni della Juventus nel 2006. Quei giocatori avevano già ottenuto numerosi successi e potevano confidare nella solidità della proprietà e in un rapido ritorno ai vertici. Baresi, invece, rimase in un Milan vicino al fallimento, quando sembrava più semplice temere un futuro difficile che immaginare nuovi trofei.

All’epoca era ancora giovane e accettò il rischio di compromettere la propria carriera. Non aveva debiti da saldare nei confronti del club: durante la stagione della retrocessione sul campo fu costretto a fermarsi per tre mesi a causa di una grave malattia e, senza quell’assenza, il Milan avrebbe potuto evitare la retrocessione. A prevalere fu comunque l’amore per i colori rossoneri.

Franco Baresi, la fascia e i trofei dell’era Berlusconi

La successiva stagione di successi rappresentò la ricompensa per il sacrificio compiuto negli anni più complicati. Baresi era già diventato capitano e la fascia gli era stata affidata da Ilario Castagner proprio durante il periodo in Serie B. Il riconoscimento formale confermò una leadership che il gruppo e l’ambiente rossonero avevano già riconosciuto da tempo.

Franco Baresi e la rivoluzione difensiva di Arrigo Sacchi

Arrigo Sacchi ebbe un ruolo decisivo nella crescita di Baresi, trasformandolo da campione individuale in maestro di un reparto e di un collettivo memorabile. Durante gli allenamenti, Sacchi organizzava anche esercitazioni dieci contro quattro per mettere alla prova la difesa. Le conclusioni che riuscivano a superare il sistema difensivo arrivavano soprattutto da fuori area.

Baresi agiva come un direttore d’orchestra. Coordinava i compagni con precisione e guidava il movimento della linea difensiva, anticipando gli sviluppi dell’azione. Il modo di difendere imposto da quella squadra era innovativo e spesso lasciava le avversarie senza riferimenti, soprattutto quando il reparto arretrato avanzava compatto.

In quel periodo la regola del fuorigioco era diversa da quella attuale: bastava un giocatore oltre la linea per interrompere l’azione. Baresi sfruttava questa impostazione con precisione chirurgica, comandando i movimenti della difesa con un’autorità rara.

Ancora nel 2006, durante la partita d’addio al calcio di Demetrio Albertini, Baresi ricordava perfettamente gli schemi e i movimenti del reparto. A 46 anni riuscì a far salire la difesa come ai tempi del grande Milan. Viene ricordata come leggendaria anche la sua prestazione contro il Brasile di Romario.

Le figure ricordate accanto a Franco Baresi

Il percorso di Franco Baresi è legato a diversi protagonisti della storia rossonera e del calcio italiano, tra compagni, allenatori e avversari di rilievo.

  • Alberigo “Chicco” Evani, compagno di squadra e testimone della crescita di Baresi.
  • Franco Baresi, leader e capitano storico del Milan.
  • Arrigo Sacchi, allenatore che ne valorizzò il ruolo nella difesa e nel collettivo.
  • Ilario Castagner, tecnico che gli affidò la fascia da capitano in Serie B.
  • Demetrio Albertini, protagonista della partita d’addio alla quale Baresi partecipò nel 2006.
  • Romario, avversario affrontato da Baresi in una gara ricordata per il livello della sua prestazione.
Alberico Evani
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