Ettore messina parla di nba, euroleague e futuro della pallacanestro

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Ettore messina parla di nba, euroleague e futuro della pallacanestro

Ettore Messina ha affrontato il proprio futuro nella pallacanestro, il nuovo incarico ad Atlanta, l’organizzazione delle competizioni europee e la gestione dei club. Le sue considerazioni riguardano anche il rapporto tra proprietà, dirigenza e allenatori, oltre al ruolo strategico degli impianti sportivi e al modello rappresentato da Armani.

Ettore Messina e il nuovo ruolo ad Atlanta

La scelta di trasferirsi ad Atlanta è nata dal desiderio di restare nel mondo della pallacanestro in attesa di una nuova opportunità da allenatore. Messina ha mantenuto la presidenza di Milano per sei mesi, fino alla conclusione della stagione, una decisione che poteva essere interpretata come un possibile ritiro. In quel periodo, però, non aveva ancora definito con chiarezza il proprio percorso.

Durante l’estate, gli impegni in Europa per i clinic gli hanno fatto comprendere quanto gli mancasse il campo. L’obiettivo era quindi continuare a lavorare sul parquet e valutare un ritorno alla guida tecnica qualora fosse arrivata la proposta adatta.

Un elemento importante della nuova esperienza è la possibilità di collaborare con Quin Snyder, amico e professionista con cui Messina aveva già lavorato ai Lakers e a Mosca, dove Snyder ricopriva il ruolo di principale assistente. La conoscenza delle persone presenti nell’organizzazione e la fiducia nei loro confronti hanno contribuito alla scelta di Atlanta.

Il suo incarico è quello di consulente. Messina prende parte agli allenamenti e alle riunioni, osserva le partite, dialoga con gli allenatori quando viene coinvolto, esprime le proprie valutazioni e continua a formarsi. Sono state programmate circa cinque visite, ognuna della durata prevista di due o tre settimane.

Il ritorno nella NBA dopo sette anni gli ha permesso di osservare un livello molto elevato di conoscenza, organizzazione e professionalità. Particolare attenzione è stata dedicata alla preparazione degli allenamenti e alla costante evoluzione dei metodi di lavoro.

Il futuro delle competizioni europee di pallacanestro

Secondo Messina, il tema degli scambi e dei meccanismi organizzativi rappresenta soltanto l’aspetto procedurale di una questione più ampia. Prima delle soluzioni tecniche occorre stabilire quale direzione si intenda seguire. Nel mondo dello sport, come nella politica e in altri ambiti, le proposte vengono spesso giudicate in base a chi le presenta invece che in relazione ai possibili benefici per l’intero sistema.

Il problema è noto: troppe partite, numerose competizioni, calendari sovraccarichi e perdite economiche rilevanti. La difficoltà principale riguarda la disponibilità a intervenire concretamente sulle cause, individuando una cura condivisa.

Il modello auspicato sarebbe una grande competizione capace di rispettare i campionati nazionali e di garantire alle squadre provenienti da quei tornei alcune possibilità di accesso. Non dovrebbe quindi trattarsi di una struttura completamente chiusa.

Messina considera inoltre importante una collaborazione con la NBA, forte di risorse economiche e commerciali, competenze e conoscenze dalle quali il basket europeo potrebbe trarre vantaggio. Il sistema dovrebbe lasciare spazio anche alle nazionali, molto amate in ogni Paese, e tutelare la salute fisica dei giocatori.

Un ulteriore nodo riguarda il numero di atleti disponibili. Per evitare che i giocatori di qualità diventino sempre più rari e costosi, sarebbe necessario ampliare il bacino di elementi di buon livello presenti sul mercato. La scarsità porta infatti i club a contendersi gli stessi profili, aumentando la spesa.

La pianificazione dovrà tenere conto del fenomeno NIL, della richiesta di giocatori da parte della NBA e di una possibile espansione della lega. L’eventuale creazione di una competizione NBA in Europa senza un accordo con l’EuroLeague, in presenza anche della Basketball Champions League, potrebbe accentuare la frammentazione del sistema.

Resta poi da stabilire se la principale competizione europea debba offrire a ogni società una possibilità concreta di vincere oppure se il successo debba rimanere concentrato nei club con i budget più elevati. In Europa le stesse squadre raggiungono spesso le Final Four e conquistano l’EuroLeague, mentre nella NBA diversi team sono riusciti a diventare campioni negli ultimi anni. La scelta del modello dovrà precedere la costruzione delle regole e la loro applicazione nel tempo.

La governance ideale per un club di basket

A Milano Messina ha ricoperto contemporaneamente il ruolo di presidente e quello di capo allenatore perché il club attraversava una fase complessa. Era stata ritenuta necessaria una figura con responsabilità più ampie per riorganizzare la società, attrarre giocatori di alto livello e riportare la squadra su un percorso positivo.

Guardando alla situazione con maggiore distanza, Messina ritiene che dopo i primi tre anni sarebbe stato probabilmente preferibile abbandonare l’incarico dirigenziale e concentrarsi esclusivamente sull’allenamento. In Europa, secondo la sua valutazione, non è ideale mantenere a lungo entrambe le funzioni.

Il principio organizzativo richiamato è quello di una squadra lunga e una società corta: un gruppo con giocatori sufficienti per affrontare una stagione estesa e una struttura dirigenziale snella. Anche se i club moderni sono diventati più grandi, restano centrali fiducia, relazioni e comunicazione.

Proprietà, manager e allenatore devono confrontarsi con continuità, rispettando le responsabilità reciproche. La collaborazione è essenziale per evitare contrasti sulla qualità del roster o sull’utilizzo dei giocatori. Occorre inoltre mantenere un rapporto equilibrato tra la realtà della squadra e le aspettative fissate dalla società: quando questi due elementi si allontanano, aumentano le difficoltà.

La componente commerciale ha assunto un peso crescente, poiché ogni club deve generare ricavi. Questa funzione può essere affidata a un dirigente specifico. È diventata decisiva anche la capacità di possedere o gestire direttamente il palazzetto, sfruttando non solo la vendita dei biglietti, ma anche pubblicità, ristorazione, parcheggi, suite e altri flussi economici.

I ricavi prodotti dalle arene incidono in modo significativo sui bilanci delle franchigie NBA e sulla possibilità di raggiungere il pareggio. Le società prive del controllo del proprio impianto si trovano in una posizione diversa rispetto a quelle che lo possiedono o dispongono di un accordo a lungo termine per amministrarlo e incassarne le entrate.

Il modello Armani nella pallacanestro

Messina descrive Armani come una delle grandi icone della moda e dell’imprenditoria, associandolo a eleganza, leadership, creatività e capacità comunicativa. L’esperienza di collaborazione gli ha permesso di conoscerne la visione e di confrontarsi direttamente con lui.

Alla base dell’impegno verso Milano vi sarebbe soprattutto l’amore per la città. In una prima fase Armani era diventato sponsor della squadra; in seguito, quando il club rischiava il fallimento, alcune personalità importanti della città gli chiesero di intervenire per salvarlo.

Nella famiglia Armani era inoltre presente una passione consolidata per la pallacanestro. Lo stesso Armani aveva giocato a un buon livello e raccontava che il proprio interesse per questo sport era nato da giovane, osservando il fratello maggiore Sergio.

Le personalità citate da Ettore Messina

Le riflessioni hanno coinvolto figure legate alla carriera di Messina, alla NBA e alla storia del progetto cestistico milanese.

  • Ettore Messina, allenatore e dirigente di pallacanestro.
  • Quin Snyder, allenatore e collaboratore conosciuto da Messina ai Lakers e a Mosca.
  • Armani, imprenditore e figura di riferimento per il club di Milano.
  • Sergio, fratello maggiore di Armani, indicato come presenza legata alla nascita della sua passione per il basket.
Ettore Messina
Categorie: Basket

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