Dino Meneghin: la leggenda del Numero 11

Giampiero Colossi • Pubblicato il 18/01/2026 • 4 min

Novant’anni di storie e passione per l’Olimpia Milano, celebrati nel 2026 con una narrazione che evidenzia una delle tappe più significative del basket italiano. La vicenda di meneghin è al centro di questa ricostruzione, tra talento, ascesa, infortuni e trionfi che hanno plasmato una stagione lunga dieci anni e oltre.

dino meneghin: origini e formazione ad alano di piave

Nato ad alano di piave, in provincia di Belluno, nel 1950, il futuro protagonista cresce inizialmente nell’atletica leggera come lanciatore. La curiosità per lo sport di squadra nasce a Varese, dove un docente lo spinge a provare il basket. Non aveva le scarpe adatte, ma il cambiamento è rapido: a diciassette anni è già parte integrante della prima squadra; il numero 11 diventa una scelta quasi casuale che prenderà una parte centrale della sua carriera europea, dove centri come Tkachenko e Golomev compaiono tra i riferimenti dei rivali.

l’arrivo all’olimpia milano e la svolta della carriera

Nel 1981 il passaggio a milano segna una svolta decisiva: 500 milioni di lire e il prestito del playmaker Dino Boselli aprono una nuova era. La decisione è spiegata con la logica di una società forte e organizzata, basata su figure dirigenziali e tecniche affermate. In quell’estate l’Olimpia si rinforza anche con Roberto Premier, completando un quadro che promette grande competitività. L’ingresso di Meneghin a Milano arriva con la consapevolezza di essere al centro di un progetto ambizioso, ma l’impatto immediato è accompagnato da una serie di contrattempi fisici che mettono subito alla prova la tenuta mentale e fisica del giocatore.

Le periodicità degli infortuni hanno definito la prima fase milanese: una serie di guai al ritorno dall’esame fisico – tra fratture e problemi ripetuti – non impediscono però la crescita tecnica e tattica di meneghin, che, una volta superate le fatiche iniziali, diventa una componente imprescindibile della squadra. Le stagioni successive vederebbero una metamorfosi: la squadra milanese migliora, i ritmi salgono e la relazione con i compagni diventa un valore aggiunto fondamentale, costruito anche attraverso momenti conviviali come le cene e le chiacchierate post-partita.

tra scudetti e coppe: gli anni ottanta di milano

Con la maglia olimpia Meneghin conquista due scudetti consecutivi, nel 1985 e nel 1986, e alza al cielo la Coppa Korac nel 1985. La ricerca della Coppa dei Campioni resta una ferita aperta finché, nel 1987, la squadra non si impone a Grenoble contro Cantù, offrendo a meneghin una delle rivincite più ambite. Quella finale resta una delle pagine chiave della sua carriera: l’azione, la lucidità e la determinazione diventano simboli di una stagione che consolida la leadership in campo e l’aura di un campione capace di guidare la squadra oltre i limiti precedenti.

l’infortunio e la rinascita: resilienza e longevità

La traiettoria di dino meneghin è marcata da una serie di infortuni che hanno forgiato una mentalità di recupero e continuità. Le esperienze di dolore fisico hanno reso possibile una rinnovata efficacia in campo, culminata con una fase di leadership che ha rafforzato i rapporti dentro lo spogliatoio e con i allenatori, tra le dinamiche di gruppo e la costruzione di legami solidi con i compagni, come Mike D’Antoni, Roberto Premier e altri compagni della stagione milanese. L’analisi di quegli anni mette in rilievo la capacità di trasformare le difficoltà in occasione di crescita personale e collettiva, permettendo alla squadra di proseguire un percorso di successi e di continuità competitiva.

La lunga traccia della sua carriera mette in luce una fusione tra talento individuale e progetto collettivo: la capacità di stare al centro del gioco, di essere punto di riferimento per le nuove generazioni e di mantenere elevate le pretese sportive nel contesto di un club storico come l’Olimpia Milano, con una rete di rapporti e di responsabilità condivise che ne hanno segnato l’evoluzione.

La ricostruzione della storia mostra come un atleta, partito da origini modeste, sia diventato simbolo di una città e di una cultura sportiva capace di costruire successi duraturi, lasciando un’impronta indelebile nel basket italiano e europeo.

Nel racconto emergono figure chiave che hanno accompagnato questa parabola:

  • dino meneghin
  • sandro gamba
  • dan peterson
  • mike d’antoni
  • roberto premier
  • vittorio gallinari
  • franco boselli
  • toby kimball
  • arthur kenney
  • massimo masini
  • dodo rusconi
Categorie: Serie ABasket

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